L’Unione europea ha bisogno di un fondo specifico per l’adattamento alla crisi climatica, da alimentare con nuove risorse finanziarie derivanti, ad esempio, da una tassa sui profitti nel settore petrolifero e in quello del gas.
La richiesta arriva dalla Spagna, riferisce il sito web Euractiv, citando un non-paper in cui si legge che “la resilienza climatica deve essere integrata nell’architettura finanziaria dell’Ue”.
Ne scrive anche il Financial Times, precisando che la proposta è stata presentata dalla ministra spagnola per la Transizione ecologica Sara Agesen Muñoz, tramite una lettera e un documento programmatico, visionati dal quotidiano economico-finanziario britannico e indirizzati al commissario europeo per il Clima Wopke Hoekstra.
Le esigenze finanziarie del fondo per l’adattamento, prosegue il documento informale, potrebbero essere coperte attraverso meccanismi fiscali innovativi, come ad esempio “un prelievo europeo per la resilienza climatica sugli utili del settore petrolifero e del gas, che diventerà una nuova risorsa propria europea”.
L’obiettivo spagnolo è rafforzare il quadro integrato europeo per la resilienza climatica che la Commissione Ue dovrebbe adottare nell’ultimo trimestre del 2026, includendo misure giuridicamente vincolanti per migliorare la capacità dei diversi Stati membri di gestire i rischi climatici.
In sostanza, Madrid chiede una linea di bilancio separata per finanziare le politiche e le misure di adattamento climatico.
Anche Teresa Ribera, vicepresidente esecutiva della Commissione europea e commissaria per la Concorrenza, intervistata dal sito web Politico, afferma che Bruxelles deve iniziare a considerare misure “audaci” per fronteggiare i costi crescenti degli eventi meteorologici estremi connessi ai cambiamenti climatici, come siccità e incendi.
“L’entità della sfida richiede investimenti significativi e costanti, sia pubblici che privati, ed è urgente individuare i mezzi adeguati”, spiega Ribera citando diverse possibili soluzioni: maggiore spazio fiscale, un bilancio comune più ampio, un utilizzo più esteso delle obbligazioni verdi, tassare le grandi compagnie petrolifere per alimentare un fondo di resilienza.
Tornando al non-paper citato da Euractiv, il testo riporta alcune stime dei costi economici dovuti agli impatti climatici a livello europeo: 822 miliardi di euro dal 1980, con 208 miliardi accumulati solo tra il 2021 e il 2024.
L’Ue, aggiunge il documento, dovrebbe anche implementare un sistema europeo di riassicurazione pubblico-privato per coprire le perdite derivanti da eventi meteorologici estremi. Inoltre, il principio Dnsh (Do no significant harm, ossia “non arrecare danni significativi”), dovrebbe essere rafforzato ed esteso in un approccio Dnsh+R, dove la R sta per “resilienza”.
L’obiettivo è garantire che gli investimenti e i progetti non solo evitino danni significativi agli obiettivi ambientali, ma valutino e integrino adeguatamente i rischi climatici e rafforzino le capacità di adattamento.
Aumenta il rischio incendi
Quanto agli incendi, che nell’estate hanno devastato intere regioni europee e sono tra i maggiori rischi climatici citati dalla Spagna nel documento, un nuovo studio del Potsdam Institute for Climate Impact Research (PIK) evidenzia che l’aumento delle temperature, della siccità e del vento potrebbe estendere considerevolmente l’area colpita dagli incendi in tutta Europa.
Anche in uno scenario a basse emissioni (SSP1-2.6) in cui l’aumento globale delle temperature resti sotto 2 °C rispetto al periodo preindustriale, i ricercatori calcolano che entro la fine del secolo la superficie bruciata ogni anno sarebbe circa il 39% maggiore rispetto alla media attuale.
“Se l’Europa incrementasse gli investimenti nella gestione degli incendi boschivi, ad esempio attraverso la formazione delle squadre antincendio, attrezzature adeguate e un buon coordinamento, le nostre proiezioni indicano che ciò potrebbe fare una differenza significativa”, afferma Thomas Hickler, scienziato della Senckenberg Society for Nature Research, che ha contribuito allo studio.
Secondo il Sistema europeo di informazione sugli incendi boschivi (Effis), al 12 agosto circa 550.000 ettari erano bruciati a livello Ue, circa due volte e mezzo la media degli ultimi 20 anni per questo periodo dell’anno.
“Gli incendi in Francia, Spagna e Grecia dimostrano quanto rapidamente le condizioni meteorologiche calde, secche e ventose possano mettere a dura prova i vigili del fuoco e le loro risorse”, sottolinea Kirsten Thonicke, scienziata del PIK e coautrice dello studio.
Ricordiamo che l’Unep nel suo ultimo rapporto “Limiting Overshoot” sostiene che il riscaldamento globale è ormai destinato a superare la soglia di 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali e probabilmente già nei prossimi anni.
Cosa farà El Niño
I prossimi mesi potranno essere critici per l’evoluzione del fenomeno climatico periodico, noto come El Niño, che provoca un riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico centro-meridionale e orientale.
Le previsioni dell’Organizzazione meteorologica internazionale (Wmo) indicano una “probabilità eccezionalmente alta, pari a quasi il 100%”, che El Niño persista fino a febbraio 2027.
In una nota pubblicata il 3 settembre, la Wmo prevede che El Niño, alimentato da temperature oceaniche eccezionalmente elevate nel Pacifico tropicale, si intensificherà ulteriormente nei prossimi mesi, raggiungendo un’intensità molto forte prima di toccare il picco verso la fine di quest’anno, con importanti ripercussioni sui modelli di precipitazione e temperatura e sui relativi rischi di inondazioni, siccità e caldo estremo.
“La scienza non lascia spazio a dubbi”, dichiara il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres. “Il mondo è nella zona di pericolo di eventi meteorologici estremi. La corsa ora è tra i rischi crescenti e il nostro impegno ad agire per il clima e proteggere le persone”.
Infine, il segretario generale della Wmo, Celeste Saulo, evidenzia che “mai prima d’ora, nei 50 anni di storia dell’Organizzazione meteorologica mondiale, abbiamo lanciato una mobilitazione di tale portata con i servizi meteorologici e idrologici nazionali, che sono in prima linea nel fornire previsioni e servizi per salvare vite umane e mezzi di sussistenza”.
Ciò al fine di supportare la gestione delle catastrofi e i settori sensibili al clima come l’agricoltura, la sanità, l’energia e le risorse idriche.




























