Negli ultimi tre mesi le istanze presentate dalle CER al Gse sono state dieci volte superiori al livello ordinario, come è emerso dall’incontro del 16 settembre tra il Gestore e la Rete nazionale delle comunità energetiche (si veda anche Gse: richieste Cer decuplicate, “ma la coda sarà smaltita”).
Vista da dentro una comunità energetica, quell’ondata ha una causa precisa. MY COMMUNITY CER aveva da tempo i soci pronti: produttori le cui domande PNRR, presentate nel corso di un anno, attendevano l’atto di concessione del Gse.
Gli impianti sono seguiti da Myenergy, la PMI del fotovoltaico che ha promosso la cooperativa, e per alcuni impianti residenziali da Woltair Italia, entrata nel Gruppo ad aprile 2026 (Fotovoltaico e pompe di calore, il Gruppo Myenergy acquisisce Woltair Italia).
La cooperativa contava di ammetterli un po’ alla volta, con lo stesso ritmo con cui erano partite le domande. Gli atti, invece, sono arrivati tutti insieme: 42 in quattro date, tra il 12 maggio e il 26 giugno 2026. Così, dopo sei ammissioni in 21 mesi, tra il 27 luglio e l’11 agosto ne sono arrivate 14 in 16 giorni, con cinque riunioni del consiglio di amministrazione.
La cooperativa, che ha sede a San Donato Milanese, non ha fondi comunali né altri finanziamenti pubblici per la gestione e vive solo di una quota degli incentivi. Ogni euro speso è quindi un euro dei soci; ed è per questo che il lavoro amministrativo è stato digitalizzato con strumenti a basso costo, senza piattaforme a canone e che le spese, comprese quelle per la crescita, si decidono con loro.
Al 18 settembre 2026 i soci sono 23 e i loro impianti, aziendali e residenziali, valgono circa 820 kWp.
Le configurazioni censite, una per cabina primaria, sono 18: tre già accolte dal Gse, per circa 119 kWp, due in valutazione e le altre in preparazione. La più grande delle tre configurazioni accolte ha posto un problema che chi installa impianti nelle aziende incontra spesso.
Impianto di una società, contatore di un’altra
La configurazione è a Valmadrera, in provincia di Lecco: un impianto fotovoltaico da 101,7 kWp, con una produzione stimata di 102 MWh/anno, che consuma sul posto circa l’1% dell’energia e immette in rete tutto il resto.
È energia che una comunità può condividere, ma c’era un ostacolo: l’impianto è di Errennepi srl, mentre il punto di connessione (POD) a cui è collegato è intestato a un’altra società (Dell’Era Ermanno e Figlio srl). La connessione era stata fatta con un mandato senza rappresentanza.
Il portale SPC (Sistemi di produzione e consumo) del Gse importa i POD in automatico dai codici degli impianti e non permette di modificarli, per cui a Valmadrera il POD importato è quello di Dell’Era, mentre a produrre è Errennepi.
Le strade erano due: lasciare Errennepi fuori dalla cooperativa, come “produttore terzo” che mette l’impianto a disposizione della comunità, oppure farla entrare come socio produttore.
A pesare sulla scelta è stato l’aspetto fiscale. Con la risposta n. 201 dell’11 ottobre 2024, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che le somme versate da una CER a un produttore non socio sono corrispettivi soggetti a IVA, mentre quelle riversate ai membri restano irrilevanti ai fini dell’imposta. Errennepi è quindi entrata come socio produttore e Dell’Era come socio consumatore, con i propri POD.
L’istanza al Gse è partita il 19 giugno 2025; il Gestore ha chiesto chiarimenti il 4 settembre e il 14 ottobre, e ha accolto la configurazione il 7 novembre, 141 giorni dopo l’invio.
Le Regole operative prevedono che l’istruttoria si concluda entro la fine del terzo mese successivo alla richiesta, con il termine sospeso mentre si attendono le integrazioni. Su quei tempi la cooperativa non ha potere; su quelli dell’adesione sì, e la scelta è stata di chiedere al socio il minimo indispensabile e di tenere per sé tutto il resto.
Tre passaggi per il socio, il resto alla cooperativa
A chi aderisce, la cooperativa fa tre richieste:
- i documenti: carta d’identità (visura camerale per le aziende), una bolletta recente, la visura catastale e l’IBAN;
- la firma del modulo di adesione, che arriva già compilato;
- il bonifico della quota: 25 euro per le persone fisiche, 50 per le imprese.
Non c’è canone annuo e il recesso è libero; tutto il resto è lavoro della cooperativa.
Ogni ammissione passa da una delibera del consiglio di amministrazione, convocato con cinque giorni di preavviso, e diventa efficace solo dopo il bonifico. Seguono l’iscrizione nel libro soci, entro 30 giorni, e l’istanza sul portale del Gse, una per ogni cabina primaria.
Per nove dei soci ammessi tra luglio e agosto 2026, tra l’invio del modulo e la delibera sono passati da 6 a 21 giorni, con una mediana di 13.
Da lì in poi i tempi sono quelli del Gestore: 32, 51 e 141 giorni per le tre configurazioni accolte, mentre le due inviate il 29 e il 31 luglio 2026 sono ancora in valutazione da circa 50 giorni.
Dei ritardi del Gse si è scritto più volte, anche su QualEnergia.it, a marzo e a inizio settembre. Il Gestore si è ora impegnato a dare entro 30 giorni un primo riscontro a tutte le domande di qualifica e di modifica pendenti al 31 agosto, e le due istanze di fine luglio ne fanno parte.
L’attesa più lunga, però, è stata quella del PNRR: per le 45 pratiche seguite da Myenergy e arrivate all’atto di concessione, tra la domanda e l’atto sono passati in mediana 214 giorni, con un minimo di 173 e un massimo di 435.
A fine luglio, proprio nei giorni delle ammissioni, il Gse ha inviato ai beneficiari PNRR un sollecito di pagamento pagoPA per una fattura che sul portale non era visibile. In un solo giorno circa dieci soci hanno chiamato per chiedere se fosse una truffa, e così la cooperativa ha scritto a tutti per spiegare di che cosa si trattava.
Quelle telefonate dicono qualcosa anche del modo in cui la cooperativa cresce: i soci chiamano perché conoscono chi risponde, e ogni nuova configurazione parte proprio da loro.
Prima il consumatore, poi l’impianto
Una comunità che non ha fondi pubblici per la gestione non può permettersi di installare gli impianti e cercare i consumatori successivamente, con campagne pagate.
MY COMMUNITY CER fa il contrario: ogni configurazione nasce da un nucleo piccolo, un produttore e i suoi primi consumatori, che poi cresce attraverso le persone che ne fanno già parte.
Per questo, prima di vendere un impianto destinato alla CER, Myenergy chiede al cliente di indicare un consumatore da associare. La regola c’è dall’inizio e ha anche una ragione tecnica: senza consumatori nella stessa cabina primaria, che usano energia nelle ore in cui l’impianto produce, non si ha l’incentivo. A Bubbiano, nel Milanese, la configurazione è partita così: un impianto residenziale da 8,8 kWp e, come primo consumatore, il nonno del proprietario. Ora si apre ai vicini.
La promozione arriva dopo, a configurazione operativa, e si fa insieme ai soci: sul sito della cooperativa ogni cabina ha una scheda pubblica con lo stato, la potenza e il numero di aderenti.
Il metodo ha un limite: l’adesione del consumatore segue i tempi della pratica PNRR del produttore, e per mesi la configurazione resta a metà, con il consumatore indicato ma senza documenti.
Farsi una CER o entrare in una che c’è già
È questo un peso che ricade su chi la comunità la gestisce, e riporta alla domanda da cui parte ogni impresa con un impianto e ogni installatore con dei clienti: farsi una CER propria o entrare in una che esiste già.
I 42 atti di concessione arrivati tra maggio e giugno appartengono a produttori che quella domanda se l’erano posta un anno prima, quando una comunità in cui entrare c’era già. Chi se la pone oggi ha davanti tutto quello che si è letto fin qui.
Costituire una comunità energetica propria vuol dire farsi carico di ogni pezzo di quel lavoro: un soggetto giuridico con statuto e organi, le delibere e il libro soci, un’istanza al Gse per ogni cabina primaria con le sue richieste di integrazione, la fiscalità dei rapporti con produttori e soci, le telefonate quando arriva un sollecito che nessuno capisce.
Sono costi che partono subito, mentre gli incentivi arrivano solo dopo l’accoglimento della configurazione.
Ha senso quando l’impianto è grande e i consumatori sono già propri, quando si vuole una governance tutta in casa o quando un ente pubblico copre la gestione.
Per un installatore con clienti sparsi su più cabine primarie il conto pende dall’altra parte: una CER esistente con statuto aperto a più cabine gli permette di aprire la configurazione dove si trova il cliente senza costituire nulla, e i tempi del Gse, che non cambiano, li gestisce qualcun altro.
Entrare in una comunità esistente ha però un prezzo e una condizione. Il prezzo è la quota sugli incentivi che copre la gestione; la condizione è leggere prima le sue regole, perché è lì che si decide chi incassa dal Gse, come si ripartisce e chi approva le spese.
In MY COMMUNITY CER la quota è proporzionata agli incentivi effettivamente generati, per cui il costo del socio cresce solo se cresce l’incentivo, e le spese per crescere si decidono con i soci.
Intanto il lavoro continua come è cominciato: moduli firmati che aspettano una delibera, consumatori che devono ancora mandare i documenti, due configurazioni in coda al Gse che avranno risposta quando il Gestore avrà smaltito la coda di richieste.
Sono attese che nessuna comunità può accorciare e la cooperativa ha imparato a starci dentro: prepara tutto prima, tiene informato chi aspetta e, quando l’atto arriva, è pronta a partire il giorno stesso. È così che ha assorbito l’ondata di quest’estate, ed è così che aspetta la prossima.
Per informazioni: Myenergy | Woltair Italia | MY COMMUNITY CER
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(foto: impianto di un impianto FV da 8,5 kWp per nuova CER a Montebello Jonico; fonte MY COMMUNITY CER)




























