Germania, l’uscita dalle fossili entra nei piani, ma non ancora nelle nuove politiche

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La Germania (dopo Francia e Paesi Bassi) ha presentato alle Nazioni Unite la roadmap per abbandonare gradualmente carbone, gas e petrolio. I punti più importanti del documento e i suoi limiti.

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La Germania entra nel ristrettissimo club dei Paesi che hanno presentato alle Nazioni Unite un piano ufficiale per uscire progressivamente dai combustibili fossili, in cui figurano già la Francia e i Paesi Bassi.

Lo comunica il ministro federale dell’Ambiente Carsten Schneider in una nota del 23 settembre, ricordando che alla Conferenza Onu sui cambiamenti climatici del 2023 a Dubai, la comunità internazionale si è impegnata ad accelerare l’abbandono graduale di carbone, gas e petrolio.

Lo scorso aprile, 57 paesi si sono riuniti a Santa Marta in Colombia per la prima conferenza internazionale sulla transizione dai combustibili fossili, per discuterne le modalità operative e rafforzare la cooperazione tra differenti Paesi.

Ricordiamo che entro la fine del 2026 la Commissione europea intende lanciare una proposta per eliminare gradualmente i sussidi alle fonti fossili. L’annuncio è arrivato nel 7° rapporto annuale della Commissione sui sussidi energetici, pubblicato il 17 settembre e riferito ai dati 2024 (Sussidi alle fossili: in Ue 97 miliardi l’anno, metà senza scadenza).

In quell’anno, gli aiuti alle fossili valevano ancora circa 97 miliardi di euro e per 50 miliardi, il 52%, non risultava una data di uscita entro il 2030. Solo otto Stati membri, tra cui l’Italia, hanno espresso l’intenzione di eliminarli completamente, anche se spesso in modo vago.

Una roadmap che conferma gli obiettivi già esistenti

“Gli eventi meteorologici estremi in tutto il mondo dimostrano l’urgente necessità di una maggiore protezione del clima”, evidenzia il ministro tedesco, precisando che “sempre più Paesi si stanno rendendo conto di quanto sia costosa e pericolosa la loro dipendenza dai combustibili fossili”, citando tra gli esempi la “situazione” nello Stretto di Hormuz legata alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.

La tabella di marcia sul phase-out dalle fonti fossili, spiega Schneider, è allo stesso tempo una strategia climatica e una strategia di politica economica. A una prima lettura, però, il documento sembra sostanzialmente un riepilogo di misure esistenti o già pianificate, senza annunci di particolari nuove politiche per accelerare la transizione energetica. Dal punto di vista della politica industriale, peraltro, è una strategia che mal si concilia con la nuova corsa agli armamenti del paese.

Tra i primi a commentare il piano tedesco Wwf Germania, secondo cui “la tabella di marcia tedesca invia un segnale importante alla comunità internazionale” anche se “sostanzialmente mantiene gli obiettivi esistenti, che sono insufficienti rispetto a quanto necessario, senza stabilire nuove priorità o offrire ulteriori ambizioni”.

Peraltro, precisa il Wwf Germania, “le attuali politiche del governo tedesco ostacolano l’abbandono dei combustibili fossili”, perché ad esempio “l’uso del gas sarà ampliato e prolungato”, mentre “il percorso verso l’elettrificazione nel settore edile è stato recentemente ostacolato in modo significativo dalla rinnovata spinta verso i combustibili fossili”.

Il ministero prende le mosse dai dati del 2024, quando i combustibili fossili rappresentavano ancora il 65% del consumo energetico finale della Germania: prodotti petroliferi (36%), gas (24%) e carbone (5%), con una dipendenza pressochè totale dalle importazioni e un costo associato di circa 76 miliardi di euro.

Rinnovabili ed elettrificazione al centro del phase-out

Questi costi però sono aumentati vertiginosamente a partire dalla crisi iraniana. La roadmap tedesca, si spiega, si concentra sul crescente utilizzo di energie rinnovabili per la produzione di elettricità e sull’elettrificazione dei trasporti, del riscaldamento e dei processi industriali, accelerando la diffusione di tecnologie come pompe di calore e veicoli plug-in.

La Germania ha come obiettivo il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2045, ossia l’azzeramento delle emissioni. Anche il capacity market tedesco recentemente approvato dalla Commissione europea prevede misure in linea con questo target: in particolare, le centrali a gas di nuova realizzazione dovranno essere predisposte per la conversione all’idrogeno, anche se questo punto ha sollevato molte critiche da parte delle associazioni ambientaliste.

Quanto alla produzione di energia elettrica, la quota delle fonti rinnovabili copre già circa il 55% del consumo lordo di elettricità in Germania e il ministero prevede che arriverà almeno all’80% entro il 2030. Il piano tedesco conferma poi l’uscita definitiva dal carbone, al più tardi, entro il 2038.

In termini di potenza cumulativa installata di Fer al 2040, la legislazione tedesca attualmente in vigore prevede di arrivare a 400 GW di fotovoltaico (117 GW nel 2025) e 160 GW di eolico sulla terraferma (68 GW nel 2025), mentre per l’eolico offshore si parla di 70 GW al 2045, rispetto ai circa 10 GW dello scorso anno.

Quanto alla mobilità, il ministero sottolinea che ad agosto 2026 circa un terzo delle nuove immatricolazioni di autovetture in Germania riguardava già veicoli completamente elettrici, grazie anche agli incentivi statali differenziati in base alle fasce di reddito.

Nel documento si legge che gli elementi chiave della mobilità “rispettosa del clima” includono l’elettrificazione, l’uso di combustibili rinnovabili sostenibili, il miglioramento del trasporto pubblico e della cosiddetta “intermodalità” (ossia combinare differenti mezzi di spostamento nel medesimo viaggio, inclusi tratti pedonali e/o in bicicletta).

Gas, idrogeno e Ccus restano nella strategia tedesca

Anche l’idrogeno (in particolare i suoi derivati, come i carburanti sintetici o e-fuel) e i biocarburanti sostenibili hanno un ruolo importante, soprattutto in settori come il trasporto aereo e marittimo.

Riguardo al riscaldamento degli edifici, nel 2025, per la prima volta, in Germania sono state vendute più pompe di calore che impianti di riscaldamento a gas.

Il piano ricorda, in particolare, il nuovo quadro normativo per l’introduzione di quote di gas e calore “verde”, secondo la quale i fornitori di gas, petrolio e gas liquefatto (gpl) saranno tenuti a garantire, a partire dal 2045, che i combustibili utilizzati per il riscaldamento degli edifici siano interamente sostituiti da combustibili a impatto climatico zero.

Per decarbonizzare l’industria, rimarca infine il documento, “sarà necessario un cambiamento fondamentale nei processi produttivi” incentrato su differenti leve: elettrificazione, efficienza energetica e digitalizzazione, economia circolare, uso dell’idrogeno e dei suoi derivati.

Si menziona anche la cattura e l’utilizzo/stoccaggio del carbonio (Ccus, Carbon Capture, Utilization and Storage) per i settori in cui è più difficile abbattere le emissioni.

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