Il sistema combi solare termico-biomassa: come funziona e quali incentivi

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Acqua calda e riscaldamento con due fonti rinnovabili integrate. Una soluzione ibrida ancora troppo poco diffusa in Italia. Ne abbiamo parlato con Diego Rossi, responsabile dell’area tecnologica e progettazione di Aiel.

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In questo periodo cresce l’interesse per soluzioni di riscaldamento efficienti, economiche e a basse emissioni.

Tra le varie opzioni, una delle più interessanti è il cosiddetto sistema combi, che integra un impianto solare termico con una caldaia o stufa a biomassa legnosa.

Una combinazione che consente di coprire in modo sostenibile sia il fabbisogno di acqua calda sanitaria che quello di riscaldamento degli ambienti, sfruttando due fonti rinnovabili perfettamente complementari.

Come funziona un sistema combi solare-biomassa

Un impianto di questo tipo è composto da:

  • pannelli solari termici, che catturano l’energia del sole e riscaldano un fluido termovettore
  • un serbatoio di accumulo, o puffer, che conserva l’acqua calda prodotta
  • sistemi di regolazione e scambio termico
  • un generatore a biomassa legnosa (caldaia o stufa a pellet, legna o cippato), che entra in funzione quando l’energia solare non basta.

Il componente fondamentale del sistema è il puffer o accumulo (meglio se stratificato) che raccoglie e gestisce il calore proveniente dalle due fonti; in genere per una famiglia di 3-4 persone un corretto dimensionamento può essere un volume compreso tra 350 e 500 litri.

Da aprile a settembre, il solare termico (tipicamente 2 collettori per un totale di 4-5 mq), che ha un’efficienza molto elevata, copre interamente il fabbisogno di acqua calda sanitaria, permettendo di spegnere la caldaia (Solare termico, una tecnologia sottovalutata che fa risparmiare energia e denaro).

In inverno o in giornate molto nuvolose, il solare darà un aiuto più marginale e allora interviene la biomassa, garantendo comfort e continuità di servizio. Una centralina elettronica coordina automaticamente il funzionamento, riducendo sprechi e ottimizzando i consumi (nell’immagine uno schema semplificato di un impianto simile).

Innovazioni del sistema e perché conviene

Per approfondire aspetti come diffusione, potenzialità e barriere di questa tecnologia, abbiamo raccolto il punto di vista di Diego Rossi, responsabile dell’area tecnologica e progettazione nell’Associazione Italiana Energie Agroforestali (AIEL).

Quanto è diffuso e che potenziale ha l’uso combinato di solare termico e caldaia o stufa a pellet o legna in Italia?

L’installazione di un impianto che potremmo definire ibrido, formato cioè da un generatore a biomassa, legna, pellet o cippato, collegato tramite un sistema di accumulo, all’impianto solare termico, e in alcuni casi, anche a pannelli fotovoltaici, è una soluzione molto efficiente. Permette di sfruttare al massimo le potenzialità dei diversi generatori, aumentando le prestazioni complessive del sistema e riducendo costi ed emissioni per l’utente. Nonostante i vantaggi, in Italia questi impianti però non sono ancora molto diffusi.

Per quale motivo?

La scarsa diffusione è dovuta soprattutto ai maggiori costi impiantistici iniziali, che tuttavia sono ampiamente ripagati dai risparmi economici nel tempo, senza contare la significativa riduzione delle emissioni ottenuta grazie alla diminuzione dei cicli di accensione e spegnimento della caldaia nei periodi di basso carico termico o in estate.

Ci sono recenti innovazioni tecnologiche per questa integrazione, ad esempio su bollitori o sulle centraline in grado di integrare le due fonti?

Sì. Le principali innovazioni riguardano l’uso di sistemi di controllo avanzati basati su modelli predittivi, che tengono conto sia delle condizioni climatiche sia delle abitudini degli utenti. In passato, l’integrazione tra pannelli solari e generatori a biomassa funzionava soprattutto in base alla temperatura del puffer: se scendeva sotto una certa soglia, la caldaia si accendeva. Questo però limitava lo sfruttamento del solare termico. Oggi, grazie all’utilizzo delle previsioni meteo e dei profili di consumo, è possibile gestire l’energia in modo più intelligente, dando priorità al solare e riducendo le accensioni della caldaia quando si prevede una domanda minore di acqua calda sanitaria.

Con quali benefici?

Dalle prime applicazioni, un’integrazione intelligente tra solare e caldaia a biomassa consente riduzioni di consumo consistenti, fino al 40%, in funzione del profilo di utilizzo dell’acqua calda sanitaria, dell’andamento della stagione termica e del corretto dimensionamento dell’impianto.

Quando conviene optare per questa soluzione al posto di una pompa di calore?

Le maggiori potenzialità di riduzione dei consumi si ottengono soprattutto, ma non esclusivamente, nella produzione di acqua calda sanitaria; in queste condizioni l’abbinata è certamente molto interessante. Inoltre la combinazione risulta particolarmente utile con generatori manuali, cioè a legna, perché oltre a ridurre consumi ed emissioni diminuisce in modo significativo anche gli oneri di gestione per l’utente. La convenienza, in rapporto alla pompa di calore, andrebbe distinta tra climatizzazione e acqua calda sanitaria.

Potrebbe spiegarci meglio?

Per la produzione di calore negli edifici, il generatore principale è spesso la caldaia a biomassa, particolarmente conveniente quando servono alte temperature di mandata, come negli impianti a radiatori o negli edifici poco isolati. Nei nuovi edifici, meglio coibentati e dotati di riscaldamento a bassa temperatura, la differenza economica tra le due soluzioni è meno evidente e va valutata di volta in volta. Con il progressivo efficientamento del patrimonio edilizio, il fabbisogno di climatizzazione sarà sempre più ridotto, mentre acquisterà importanza la produzione di acqua calda sanitaria, che richiede comunque alte temperature. In questo ambito il solare termico ha un grande potenziale e, con l’integrazione della caldaia nei periodi di scarso irraggiamento, garantisce una maggiore efficienza rispetto alla sola pompa di calore.

Gli incentivi e le agevolazioni disponibili, come vanno comunicate al meglio all’utente potenziale per questa soluzione?

L’accesso agli incentivi per la soluzione ibrida è possibile, e lo sarà anche in futuro, sia tramite Conto Termico che con le detrazioni fiscali. L’installazione complementare del solare termico oggi non beneficia in genere dei bandi regionali, spesso focalizzati sui generatori a biomassa, ma il Conto Termico offre già un sostegno rilevante che consente una interessante sostenibilità economica e ammortamento dell’investimento: nella maggior parte dei casi, tra 4 e 10 anni in sostituzione di generatori a gas, GPL o gasolio. La principale barriera oggi è la paura del costo iniziale.

Come si può ridurre l’esborso iniziale per questi impianti?

Due strumenti possono facilitare la scelta: il mandato irrevocabile all’incasso per il Conto Termico, gestito direttamente dal rivenditore o installatore, che consente di applicare subito lo sconto in fattura e ridurre la spesa iniziale. Questa modalità diventerà ancora più interessante con il nuovo Conto Termico, che dovrebbe erogare ai privati fino a 15.000 euro in un’unica soluzione.

E l’altro strumento?

L’altra leva è il finanziamento, già molto diffuso nel settore auto: presentare l’investimento come una rata annua, coperta in parte dai risparmi generati, è più convincente che chiedere l’intero pagamento subito e aumenta la disponibilità all’acquisto. Per questo è importante coinvolgere le banche, che possono diventare partner preziosi per installatori e rivenditori e contribuire a rendere più accessibili gli impianti più costosi.

Considerata la complessità di questi impianti, in Italia esiste una rete di professionisti adeguatamente formati per la progettazione e l’installazione?

La complessità di progettazione e installazione è certamente superiore rispetto a una soluzione basata su un singolo generatore. Tuttavia i costruttori offrono in genere ampio supporto per facilitare l’integrazione e la rete di impiantisti e progettisti è sempre più formata e preparata a garantire la corretta integrazione delle due fonti. L’elemento progettuale è ancora una criticità per quei professionisti che non conoscono a fondo la soluzione e che, di conseguenza, tendono a non proporla all’utenza.

Gli incentivi disponibili

In Italia chi desidera installare un impianto solare termico o una caldaia a biomassa può contare su diverse agevolazioni.

A livello nazionale tra gli strumenti principali dedicati agli interventi di efficientamento energetico, c’è il Conto Termico che rimborsa fino al 65% delle spese già sostenute con contributi diretti, sia per installare un impianto solare termico che per sostituire le caldaie a biomassa.

A queste misure si aggiungono in molti casi incentivi regionali o locali, che affiancano e integrano i meccanismi statali.

Al momento i bandi disponibili non sono numerosissimi, ma alcune regioni stanno investendo risorse importanti.

In Friuli Venezia Giulia, ad esempio, è stato stanziato un fondo da 70 milioni di euro per sostenere l’installazione di impianti solari termici, fotovoltaici e sistemi di accumulo domestici.

Sempre in Friuli è attivo un ulteriore programma da 8 milioni di euro, rivolto alle famiglie con ISEE fino a 25.000 euro, che copre fino al 75% delle spese per interventi di riqualificazione energetica, incluso il solare termico.

In Lazio è stato prorogato un bando che offre incentivi aggiuntivi al Conto Termico per l’acquisto e l’installazione di generatori a biomassa di nuova generazione e collettori solari, mentre la Lombardia ha destinato 20 milioni di euro alla sostituzione di impianti di riscaldamento obsoleti con caldaie a biomassa innovative, erogando contributi a fondo perduto.

In altre regioni i programmi hanno dotazioni più limitate ma restano comunque significativi: la Puglia mette a disposizione circa 50mila euro per la sostituzione di vecchi generatori a biomassa con impianti certificati a 5 stelle nelle aree con elevati livelli di PM10.

La Toscana, attraverso il “Bando caminetti”, incentiva la riqualificazione di vecchi generatori e camini aperti, sostituibili anche con caldaie a pellet, e con il programma “Casa a zero emissioni” finanzia con 6 milioni di euro nuove pompe di calore, impianti solari e sistemi di accumulo nella Piana Lucchese.

La Provincia di Trento promuove diversi interventi per l’efficienza energetica degli edifici, tra cui il “Bando Stufe 2025”, che sostiene la sostituzione di vecchi generatori a biomassa con caldaie e stufe più performanti.

Anche la Provincia di Bolzano è molto attiva: il Bonus energia, prorogato fino al 2026, premia chi riduce i consumi anche attraverso l’installazione di impianti rinnovabili, mentre fino al 2027 sono disponibili contributi per sostituire vecchi impianti a legna con caldaie moderne a biomassa o pompe di calore.

La Valle d’Aosta ha scelto invece la formula dei mutui agevolati per la riqualificazione energetica di case e condomini, comprendendo anche gli impianti a rinnovabili, mentre il Veneto ha attivato un bando fino al 15 ottobre 2025 per la rottamazione di generatori domestici alimentati a biomassa o gasolio da sostituire con soluzioni più efficienti, vincolando però l’accesso al riconoscimento del Conto Termico da parte del GSE.

In diversi casi, l’accesso a questi contributi è subordinato alla partecipazione a una Comunità di Energia Rinnovabile, un’opportunità interessante ma non sempre semplice da organizzare per i singoli cittadini.

Per un quadro aggiornato e completo delle agevolazioni disponibili – rivolte non solo ai privati, ma anche a imprese, associazioni ed enti pubblici – è possibile consultare l’archivio “Bandi e Appalti” del portale QualEnergia.it, che si aggiorna quotidianamente sulle opportunità nel settore.

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