Le rinnovabili non possono aspettare un nuovo Governo

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Il Coordinamento Free chiede all'esecutivo che resta in carica per gli affari correnti di completare gli atti necessari per affrontare la crisi energetica nazionale.

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Il Presidente dimissionario Mario Draghi, nel suo ultimo intervento in Senato, ha parlato di almeno 70 GW di nuove rinnovabili da installare entro il 2030.

Ma a causa di semplificazioni incomplete e a volte contraddittorie, siamo molto lontani dal rispettare il ritmo necessario. Per questo è impensabile perdere i mesi che ci separano dalla formazione di un nuovo governo (vedi anche Caduta del governo, si va verso il blocco di tanti provvedimenti sulle rinnovabili).

Questo in sintesi il messaggio lanciato dal Coordinamento Free in una nota stampa.

Il Presidente Mattarella, nel prendere atto delle dimissioni del Presidente del Consiglio Mario Draghi e sciogliendo le Camere, ha rimarcato che le crisi che stiamo vivendo non consentono a nessuno di fermarsi e ha quindi voluto sottolineare che il Governo, che resta in carica “per gli affari correnti”, ha i poteri per completare gli atti necessari per affrontare nell’emergenza quelle crisi – ha commentato il presidente del Coordinamento FREE, Livio De Santoli.

“D’altra parte – prosegue De Santoli – tale impegno è stato ribadito dallo stesso Draghi nel Consiglio dei Ministri che è seguito. Tra le crisi c’è stato l’esplicito riferimento a quella energetica che in autunno s’aggraverà abbattendosi su cittadini e imprese”.

È quindi indispensabile – secondo il Coordinamento – che il Governo emani tutti i decreti attuativi in sospeso.

In primis, spiega il numero uno di Free, il settore attende il Decreto Biometano pronto da mesi e per cui sembra sia arrivato anche l’ok europeo.

Si attendono inoltre i provvedimenti in materia di comunità energetiche, per cui è indispensabile l’accelerazione delle relative deliberazioni dell’Arera, cui dovranno seguire i bandi del MiTE per i piccoli Comuni.

Non si dovranno fermare poi – insiste Free – le aste per eolico e fotovoltaico. Questo strumento per ora ha avuto scarso successo, a causa dell’aumento dei costi della tecnologia che non sono stati aggiornati come base d’asta. Ma oggi potrebbero invece suscitare qualche interesse in più da parte delle aziende, sia per effetto delle semplificazioni (anche se incomplete) sia perché garantirebbero comunque costi dell’energia molto più bassi.

A rischio per la caduta del governo ci sono anche altri provvedimenti, denuncia Free, tra cui quelli su:

  • la definizione delle aree idonee;
  • l’agrivoltaico (il relativo provvedimento è “in consultazione”);
  • il FER2 (che si attende da anni) sulle “rinnovabili innovative”.

Non dimentichiamo poi – aggiunge il Coordinamento – l’elevato numero di GW di autorizzazioni pronte e bloccate alla Presidenza del Consiglio dei Ministri che potrebbero essere sbloccate con un semplice intervento di approvazione da parte del Consiglio dei Ministri.

L’associazione ritiene inoltre urgente una campagna per promuovere l’efficienza energetica nei diversi settori, per cui già esistono fondi disponibili come quelli del Piano di informazione e formazione del D.lgs. 102/2014, per mitigare gli effetti del caro energia e ridurre il rischio di disponibilità dei combustibili.

Infine, c’è l’indispensabile aggiornamento del PNIEC, per il quale – spiega De Santoli – si dovrà senz’altro aspettare il nuovo Governo con la speranza che sappia elaborare tempestivamente un documento adeguato a rispettare gli impegni europei e ad affrontare le sfide che ci attendono per combattere la crisi climatica e liberarci dalla dipendenza dai fossili.

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