Il Friuli Venezia Giulia si avvicina alla Cer regionale

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A breve la costituzione di una fondazione per la governance centrale, poi l’avvio delle prime sette configurazioni locali con impianti fotovoltaici. Fvg Energia spiega modalità di sviluppo, vantaggi e possibile ruolo del piccolo idroelettrico.

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La comunità energetica rinnovabile (Cer) ad area vasta promossa dalla Regione Friuli Venezia Giulia entra nel vivo.

Nel corso del prossimo autunno sarà creata con atto notarile una fondazione di partecipazione che sarà il soggetto giuridico di riferimento dell’iniziativa.

Si tratta di un percorso che parte da lontano, di cui si discuteva già nel 2024, arrivato ora alle fasi attuative.

L’idea promossa dalla Regione Fvg attraverso il suo Piano energetico approvato due anni fa è quella di creare una Cer ramificata su tutto il territorio regionale attraverso due livelli: una governance unica rappresentata dalla fondazione; delle configurazioni locali potenzialmente corrispondenti alle 57 cabine primarie regionali.

L’obiettivo è favorire la produzione da fonti rinnovabili, l’autoconsumo collettivo, l’accumulo e un uso più efficiente dell’energia. Ma anche valorizzare l’aspetto sociale, rafforzando il senso di comunità e rendendo cittadini, enti e imprese più informati e parte attiva della transizione energetica.

Sul piano economico, inoltre, la Cer del Friuli Venezia Giulia è pensata per generare un valore che rimanga sul territorio, non solo in termini di redistribuzione di incentivi e profitti, ma reinvestendo i ricavi nella comunità, sostenendo progetti locali e consolidando il tessuto produttivo regionale.

Il meccanismo della Cer regionale

Al centro dell’iniziativa c’è ovviamente la condivisione dell’energia prodotta da fonti rinnovabili.

Il Gse, sulla base dei dati dei contatori, verifica la quantità di energia generata e quella consumata nello stesso intervallo temporale e calcola l’energia condivisa, sulla quale viene riconosciuto l’incentivo previsto dalla normativa.

Per aderire non è necessario cambiare il proprio fornitore o installare nuovi contatori: cittadini, imprese ed enti possono partecipare semplicemente mettendo a disposizione i dati dei propri Pod (point of delivery).

Nel corso degli eventi informativi su questa iniziativa uno degli elementi su cui si è battuto molto è la necessità di modificare progressivamente le abitudini di consumo, visto che la produzione fotovoltaica degli impianti coinvolti nelle Cer si concentra in ore diurne, quando è utile che anche i profili di consumo si alzino, al netto di future applicazioni di sistemi di storage.

Il supporto di Fvg Energia

Un ruolo attivo nel progetto lo riveste la società in house della Regione, Fvg Energia. Il suo compito è accompagnare i vari soggetti aderenti a comprendere e sfruttare l’opportunità della Cer regionale, fornendo competenze tecniche e facendo divulgazione.

La Cer del Friuli Venezia Giulia ad area vasta è un progetto unico nel suo genere in Italia, che però “è anche un modello esportabile”, come spiega a QualEnergia.it Piero Mauro Zanin, direttore generale di Fvg Energia. “I soci fondatori che costituiranno a breve la fondazione sono sia pubblici sia privati” e hanno già collaborato alla coprogettazione della Cer regionale nel corso dell’ultimo anno, con il supporto dell’Enea.

Ora si procederà con lo statuto, la nomina degli organi e contestualmente si sta lavorando alla costituzione delle singole configurazioni da iscrivere presso il Gse dopo la nascita della fondazione.

Si tratta di sette territori individuati per la costituzione delle prime configurazioni che faranno capo alla governance della fondazione, localizzate presso le cabine primarie di: Trieste – zona porto, Staranzano (Gorizia), San Giorgio di Nogaro (Udine), Udine – zona centro-ovest, San Vito al Tagliamento e Casarsa (Pordenone), Spilimbergo (Pordenone) e Maniago (Pordenone).

La scelta di queste aree è legata ad alcuni criteri favorevoli, come ad esempio il fatto che sono già presenti impianti fotovoltaici realizzati, ma non ancora allacciati alla rete.

“Le configurazioni, per usufruire delle tariffe incentivanti, devono avere impianti che comincino a generare energia dopo l’attivazione della Cer, ma comunque prima del 31 dicembre 2027, come richiesto dal decreto Cacer”, ricorda Zanin.

Gli impianti coinvolti sono tutti fotovoltaici su tetto o a terra, sotto 1 MW di potenza in base al vincolo di legge per le Cer, nel rispetto della disciplina friulana sulle aree idonee.

In futuro, però, i referenti del progetto stanno pensando anche a un potenziale sfruttamento dei piccoli impianti idroelettrici. “La valutazione è in corso anche alla luce della recente sentenza della Corte di Giustizia Ue che esclude i piccoli siti dalla direttiva Bolkestein”, spiega il direttore di Fvg Energia.

Dunque, “nella fase di rilascio o rinnovo delle concessioni per impianti sotto 1 MW, a fronte di piani di implementazione del sito con nuove sezioni, si potrebbe sfruttare la programmabilità dell’idroelettrico come elemento di indipendenza e stabilizzazione della generazione nella Cer”.

Infine, una riflessione sulla situazione di mercato in Italia, partendo da una domanda di fondo: qual è il vantaggio di aderire alla Cer regionale rispetto allo sviluppo autonomo di una comunità energetica?

“Va detto che la comunità energetica regionale non si pone in concorrenza con le altre Cer – ci risponde Zanin – ma si affianca loro per offrire un’opportunità in più, anche perché parallelamente la Regione finanzia diverse tipologie di progettualità”. Fatta questa premessa, però, “c’è sempre più consapevolezza sul fatto che in questo ambito il fattore dimensionale non è banale”.

Nella costituzione e nella conduzione delle comunità, infatti, “c’è una complessità gestionale da affrontare e i bilanci devono quadrare. Abbiamo notato che le piccole esperienze non creano i flussi di cassa sufficienti a sostenere il conto economico e le spese generali finiscono per erodere quasi tutto l’incentivo”. Di contro, conclude il direttore, “la possibilità di mettere insieme diverse realtà, non considerando la sola cabina primaria ma tutto il territorio, è più sostenibile”.

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