Entro fine 2026 la Commissione intende adottare una proposta per la revisione della Governance dell’Unione dell’energia e dell’azione per il clima che comprenderà il phase-out dei sussidi alle fonti fossili.
L’annuncio è nel settimo rapporto annuale della Commissione sui sussidi energetici, pubblicato ieri, 17 settembre, riferito ai dati 2024 (documento in basso).
In quell’anno, gli aiuti alle fossili valevano ancora circa 97 miliardi di euro e per 50 miliardi, il 52%, non risultava una data di uscita entro il 2030. Solo otto Stati membri, tra cui l’Italia, hanno espresso l’intenzione, anche se spesso in modo vago, di eliminarli completamente.
Nel complesso nel 2024 i sussidi all’energia sono scesi del 5% a 340 miliardi di euro, contro 358 miliardi nel 2023 e il picco di 457 miliardi del 2022, ma restano molto sopra la media 2015-2019 di 190 miliardi.
Quelli alle fossili sono diminuiti del 20% in un anno e del 42% rispetto al 2022, soprattutto con l’uscita da molte misure temporanee contro il caro energia, ma restano oltre il 60% sopra la media precedente alla crisi. Nel 2024 gli aiuti al carbone sono calati del 37%, quelli al gas del 23% e quelli al petrolio del 10%.
Aiuti alle fossili senza scadenza
Secondo i piani nazionali esaminati da Bruxelles, 38 miliardi di sussidi fossili, il 39% del totale, avevano una data di uscita nel 2025 e altri 8 miliardi, l’8%, tra 2026 e 2030. Per i restanti 50 miliardi non era prevista una scadenza oppure questa cadeva dopo il 2030.
Belgio, Francia, Germania, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo e Portogallo sono gli unici Paesi che, secondo la Commissione, hanno espresso l’intenzione o predisposto piani per arrivare al phase-out completo.
Anche per loro, però, Bruxelles rileva l’assenza di date finali, politiche e misure concrete. Nel 2024, aggiunge il rapporto, non si sono registrati progressi nei piani nazionali di uscita.
Per l’Italia, ad esempio, la valutazione del Pniec pubblicata dalla Commissione nel maggio 2025 segnala un impegno al phase-out e richiama il capitolo RepowerEU del Pnrr, ma osserva che il Piano non definisce una roadmap.
Nel Pnrr, ricordiamo, il nostro paese ha già centrato un obiettivo più circoscritto sui sussidi ambientalmente dannosi. La Commissione ha infatti giudicato soddisfatta la milestone M7-5: gli atti entrati in vigore entro fine 2025 comportano, secondo le stime utilizzate per il Piano, una riduzione strutturale di 4,567 miliardi di euro l’anno. Si tratta però di un obiettivo diverso dal phase-out complessivo dei sussidi fossili, per il quale Bruxelles rileva ancora l’assenza di una roadmap italiana con una scadenza finale.
Come sono distribuiti gli aiuti
Guardando alla finalità economica degli incentivi, la voce principale resta il sostegno alla domanda energetica: 163 miliardi di euro nel 2024, il 48% del totale, attraverso misure come riduzioni fiscali sui prodotti energetici e sostegni diretti ai prezzi.
Alla produzione sono andati 92 miliardi e all’efficienza energetica 50 miliardi.
Quanto alla suddivisione per strumento: il 41,5% degli aiuti passa da misure di sostegno a redditi o prezzi, il 26,9% da trasferimenti diretti e il 26% da agevolazioni fiscali.
Quasi metà del totale, il 48%, non è inoltre destinata a una specifica fonte energetica, contro una media storica del 21%. Le misure temporanee legate alla crisi dei prezzi sono comunque scese del 38% a 98 miliardi.
Dei circa 97 miliardi attribuiti alle fossili, 43 miliardi sono agevolazioni fiscali e 10 miliardi partecipazioni pubbliche o apporti di capitale, categoria conteggiata per la prima volta in questa edizione.
Nel 2024 il 70% dei sussidi alle fonti fossili era destinato a sostenere la domanda, mentre il 24% andava alla produzione; le altre finalità, tra cui infrastrutture, efficienza energetica e ricerca, avevano un peso molto più limitato.
Guardando ai destinatari, nel 2024 il settore energetico ha ricevuto 114 miliardi, il 33% del totale, le famiglie 64 miliardi e l’industria 40 miliardi. Altri 88 miliardi sono misure trasversali o non rivolte a uno specifico settore.
Rinnovabili a 76 miliardi, idrogeno in crescita
Gli aiuti alle rinnovabili nel 2024 sono invece risaliti del 39% a 76 miliardi, dai 55 del 2023, soprattutto per il calo dei prezzi di mercato, restando comunque circa il 12% sotto la media 2015-2019.
Il solare assorbe la quota maggiore, circa 30 miliardi, pari al 39% del totale Fer, seguito dalle bioenergie con 15 miliardi e dall’eolico con 9 miliardi.
Sale rapidamente anche l’idrogeno: 13,5 miliardi nel 2024, circa tre volte il valore del 2023 e quattro volte quello del 2022.
Infine, gli aiuti classificati come ambientalmente dannosi sono diminuiti del 26% a 110 miliardi, il 32% del totale; 89 miliardi, l’81%, sono attribuiti alle fonti fossili.
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