Accisa gasolio, la proroga dello sconto alla canna del gas

Il Governo trova momentanee coperture attingendo dalle grandi società energetiche, ma non è la tassa sugli extraprofitti, per la quale è ancora scontro. A settembre un provvedimento più selettivo con rebus sui fondi.

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Il Consiglio dei ministri ha trovato i fondi per estendere fino al 5 settembre lo sconto di 17 centesimi sull’accisa del gasolio e per rafforzare gli aiuti al settore dell’autotrasporto, introducendo una doppia anticipazione sulle tasse per utili e dividendi delle grandi società energetiche.

All’atto pratico si tratta di 130 milioni di euro nel 2026, 25,4 mln € nel 2027 e 1,8 mln € nel 2028 che entrano nella casse dello Stato grazie al decreto-legge 26 agosto 2026, n. 153, approvato ieri dal Cdm e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dello stesso giorno (n. 197).

Il contributo fa capo alle grandi società coinvolte in ogni anello della catena energetica, dal fossile all’elettricità, che abbiano maturato oltre 20 miliardi di euro di ricavi dal bilancio 2025.

A loro sarà chiesto un anticipo d’imposta del 39% sugli utili distribuiti secondo deliberazioni già adottate e una specifica ritenuta sui dividendi. Tutto ciò si tradurrà in un futuro credito d’imposta per le aziende coinvolte, con Eni ed Enel in prima fila.

Non un fulmine a ciel sereno, comunque, visto che la misura è stata anticipata nel dialogo tra Governo e società energetiche cui aveva accennato il vicepremier Tajani nei giorni più intensi di dibattito sulla tassazione degli extraprofitti fossili.

In termini pratici si tratta della seconda proroga in poco tempo sullo sconto al gasolio, finalizzata soprattutto a calmierare i costi in una fase di controesodo degli italiani al termine delle vacanze estive.

Stando a quanto filtra da Palazzo Chigi, però, non ci sarà una terza puntata, visto che il Governo punta a emanare nel prossimo futuro un provvedimento più selettivo che concentri il bonus solo su fasce di consumatori particolarmente esposte.

Dove trovare i fondi per coprire questa nuova misura è però un rebus. La scorsa settimana il ministro Gilberto Pichetto Fratin aveva chiarito come non si possa attingere alla clausola di salvaguardia nazionale che l’Italia vuole attivare con l’Ue per consentire deviazioni dalla stabilità di bilancio negli investimenti per la transizione energetica.

Resta la discussione sulla tassazione degli extraprofitti delle società petrolifere, che almeno in parte rimetterebbe al centro le stesse società che oggi devono finanziare la proroga degli sconti sul gasolio.

Da questo punto di vista la spaccatura politica è totale e quasi bizzarra: da una parte Forza Italia, da sempre contraria a ogni intervento sui margini di qualsiasi società; dall’altro la Lega, che vorrebbe attingere alla casse di banche e società petrolifere; nel mezzo FdI che preferirebbe scaricare la patata bollente alla Commissione europea, facendo passare il prelievo da una più diplomatica misura comunitaria.

E poi ci sono le opposizioni, democratici in testa, che farebbero cadere la mannaia sugli extraprofitti fossili per finanziare misure emergenziali e strutturali contro il caro energia, non solo carburanti, ma con un intervento immediato e nazionale che non passi per i tempi lunghi dell’Europa.

Bruxelles, d’altro canto, ha già fatto sapere che la tassazione degli extraprofitti è questione interna agli Stati membri, su cui la Commissione farà solo attività di indirizzo e controllo (si veda Extraprofitti petrolio, il cerino resta in mano agli Stati membri).

Nonostante le aperture della Presidenza semestrale irlandese del Consiglio dell’Unione europea, l’appuntamento è fissato per settembre, in occasione dell’Ecofin.

Intanto restano le beghe di casa nostra. Gli interventi per calmierare i rincari dei carburanti sono costati fino a oggi 2,5 miliardi di euro e, spiegano alcuni analisti, difficilmente si potrà fare ancora ricorso a formule usurate come la valorizzazione dell’extragettito Iva.

Inevitabile guardare ai prelievi sugli extraprofitti, che nelle precedenti versioni introdotte dal 2022 con i Governi Draghi e Meloni sono valsi introiti per 10,7 miliardi di euro complessivi.

Se ne riparlerà, perché solo una cosa è certa: la crisi energetica non scade il 5 settembre e una soluzione andrà pur trovata.

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