Nucleare, la nouvelle vague francese prova ad affascinare l’Italia

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Edf ed Edison puntano a un Smr Nuward nel nostro Paese nel 2035, ma gli esperti avvertono sui rischi del combustibile utilizzato e sui reali costi di generazione.

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Arrivano dettagli più precisi sul programma italo-francese di Edison ed Edf per lo sviluppo di reattori nucleari Smr (small modular reactor) da destinare anche al nostro paese.

A giugno le due società avevano sottoscritto una dichiarazione d’intenti con alcune realtà della filiera nucleare italiana, parlando genericamente di una possibile installazione della tecnologia “Nuward” nei prossimi anni ’30.

Nel corso di un evento organizzato a Milano oggi, 18 settembre, è stato invece precisato che l’obiettivo è avere il sito italiano in funzione nel 2035.

Non si tratta di un’installazione isolata, visto che il progetto prevede la costruzione di dieci impianti da massimo 400 MW a partire dal 2030 in diversi mercati europei, con la prima centrale da realizzare in Francia, la seconda in Italia e altre anche in Polonia, Belgio e Finlandia.

L’investimento sarà di decine di miliardi di euro, secondo quanto illustrato oggi a Milano, mentre il costo di produzione è stimato intorno ai 100 €/MWh. Sul piano economico si punta a sottoscrivere contratti di lungo termine.

Nuward, si ricorda, è una società dedicata allo sviluppo e alla commercializzazione della tecnologia Smr che fa parte del Gruppo Edf, al pari di Edison, cioè uno degli operatori italiani che intende portare avanti la strategia dell’atomo sul mercato domestico.

I progetti nucleari tra Parigi e Roma, però, non convincono tutti, come nel caso di Giuseppe Onufrio, già direttore esecutivo di Greenpeace Italia ed esperto in materia di energia raggiunto da QualEnergia.it.

“Il progetto NuWard è un reattore nucleare da 400 MW, non proprio ‘piccolo’, ma pari a circa il doppio di quelli del Garigliano, di Trino Vercellese e di Latina”, ci spiega.

Va effettivamente segnalato che secondo l’Aiea (Agenzia internazionale per l’energia atomica) la taglia massima di un modulo Smr è 300 MW.

“È alimentato con Mox (ossidi misti di uranio e plutonio), un combustibile che presenta maggiori rischi in caso di incidente, sviluppando una maggiore radioattività, e maggiori difficoltà nell’eventuale riprocessamento; parlarne come esempio di sostenibilità è ridicolo”.

Sarà una soluzione “ad acqua pressurizzata, la stessa tipologia dell’Epr e della gran parte dei reattori esistenti”.

Secondo Onufrio, però, “che un reattore da 400 MW possa produrre a soli 100 €/MWh, cioè a costi molto inferiori a quelli previsti per gli Epr da 1600 MW, sui 170 €/MWh, sfida la logica e appare come l’ennesimo annuncio di propaganda”.

Tutto ciò “contraddicendo la strategia francese, che ha puntato sugli Epr e per il futuro sugli Epr2, cioè su reattori di grande taglia. Ciò che conta è il costo dell’elettricità e i reattori più piccoli producono a maggiori costi per ragioni di mancata economia di scala”.

La tecnologia

In una nota diffusa oggi si spiega che un Smr Nuward è appunto un reattore modulare da 400 MW ad acqua pressurizzata basato sulla tecnologia di terza generazione, in grado di produrre energia elettrica e calore.

In Italia un impianto di questo genere “potrebbe produrre elettricità su una scala comparabile ai consumi di oltre 1 milione di famiglie e allo stesso tempo calore a basse emissioni capace di sostituire una parte significativa del gas utilizzato dall’industria”, scrivono le società coinvolte nel progetto.

Per quanto riguarda la collocazione, una delle possibilità indicate da Edf ed Edison è in prossimità di poli industriali e di grandi centri di consumo. In Italia, è stato indicato oggi, più probabilmente nel Centro-Nord e anche con eventuali collegamenti alle reti di teleriscaldamento.

Il raffreddamento può essere ad aria o ad acqua.

Il progetto è oggetto di confronto anticipato con otto autorità di sicurezza europee nell’ambito di una “Joint Early Review”, si legge nella nota, lanciata con l’obiettivo di integrare già nelle prime fasi gli standard di sicurezza dei diversi stati Ue e accelerare così i tempi autorizzativi.

Dunque, “Nuward Smr punta ad avviare presto il processo di licensing per il suo primo impianto” in Francia.

Nucleare: non è tutto oro quello che luccica

A voler analizzare più nel dettaglio l’opzione Smr per l’Italia non si può tacere sul fatto che le previsioni di spesa, i tempi reali di implementazione e la complicatissima accettabilità sociale degli impianti destano più di una preoccupazione.

Basti pensare che in Cina il progetto Shidao Bay 1 è risultato più costoso del 200% quando è entrato in funzione, ben 16 anni dopo il suo annuncio iniziale, mentre due piccoli reattori galleggianti realizzati in Russia hanno superato il 300% del budget previsto in partenza.

Già nel 2024 l’Institute for Energy Economics and Financial Analysis (Ieefa) sosteneva che i piccoli reattori nucleari modulari “sono ancora troppo costosi, troppo lenti da costruire e troppo rischiosi per svolgere un ruolo significativo nella transizione dai combustibili fossili nei prossimi 10-15 anni”; da allora non molto è cambiato (si veda anche Nucleare, 22 report per orientarsi nel dibattito italiano e internazionale).

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