Il “click day” del 22 ottobre per chiedere i nuovi incentivi per l’acquisto di auto elettriche ha confermato l’interesse che gravita intorno alla mobilità a zero emissioni.
In poco più di 24 ore si sono esauriti i fondi Pnrr (circa 595 milioni €) e la piattaforma online di prenotazione ha generato 55.680 voucher richiesti da persone fisiche e micro-imprese.
Obiettivo della misura era rottamare veicoli termici fino alla categoria Euro 5 sostituendoli con modelli elettrici; i contributi statali a fondo perduto arrivano a un massimo di 11.000 euro per cittadini con Isee inferiore a 40.000 euro e fino a 20.000 euro per le micro-imprese.
I voucher devono essere spesi entro il 21 novembre; eventuali fondi inutilizzati torneranno disponibili sulla piattaforma per nuove prenotazioni.
I prossimi “automobilisti elettrici” devono affrontare un tema fondamentale: come ricaricare la vettura. Le incertezze sono tante: quanto costa e come si installa una wallbox domestica? Si può usare una presa Schuko senza una colonnina dedicata?
Cerchiamo di sciogliere i dubbi più comuni, grazie alle informazioni e ai consigli di Paolo Mariano, esperto di veicoli elettrici e youtuber sul canale mariano_elettrico, che ha partecipato anche alla prima puntata del nuovo podcast di QualEnergia.it.
Vantaggi della ricarica domestica
La premessa generale è che ricaricare l’auto a casa, nel garage privato o box condominiale, è la scelta in assoluto più pratica e conveniente.
I principali vantaggi sono due: mantenere l’auto sempre carica e pronta a partire; sfruttare le tariffe domestiche per l’energia elettrica, valutando le diverse offerte sul mercato libero, mediamente molto più economiche rispetto ai costi applicati alle colonnine pubbliche.
Per ricaricare l’auto a casa si spendono intorno ai 25 centesimi di euro per kWh al netto dei costi fissi, prendendo come riferimento un contratto di fornitura medio sul mercato libero, nell’ipotesi di poter collegare direttamente la wallbox al contatore domestico. Mentre alle colonnine pubbliche si può considerare una media sui 40-50 centesimi/kWh con le offerte in abbonamento, arrivando fino a un euro per kWh in modalità “pay-per-use”.
Il consiglio quindi è utilizzare il più possibile la ricarica domestica e ricorrere a quella pubblica solo per esigenze specifiche, ad esempio nei viaggi più lunghi quando l’autonomia della batteria è insufficiente.
Un’auto elettrica di medie dimensioni del segmento C percorre in media fino a 6-7 km per kWh nel ciclo misto, quindi per coprire 100 km ricaricando a casa si spendono circa 4 euro, almeno la metà rispetto a un modello termico della stessa categoria.
Quanto ai tempi della ricarica, se si hanno a disposizione i “classici” 3 kW, in dieci ore si caricano 30 kWh, sufficienti a percorre in media fino a 180-190 km.
Wallbox: i costi
I costi delle wallbox dipendono molto dalle diverse funzioni che offrono, da quelle “basiche” fino a quelle più avanzate di “ricarica intelligente”.
Tra queste ultime: la possibilità di bilanciare i diversi carichi domestici (anche in funzione dell’eventuale produzione di un impianto fotovoltaico) e ottenere report dettagliati su tempi e modi delle ricariche effettuate, oppure gestire separatamente le ricariche di più veicoli differenti sulla stessa colonnina.
Anche i costi di installazione possono incidere in maniera rilevante, soprattutto se la distanza fisica tra la wallbox e il contatore è molta: manodopera, materiali ed eventuali opere murarie possono far lievitare i preventivi.
Si può considerare un budget minimo intorno ai 400 euro (Iva compresa) per i dispositivi di ricarica più semplici, arrivando a spendere molto di più, anche il doppio o triplo, per quelli con funzionalità avanzate.
Se l’installazione è relativamente semplice, con poca distanza fisica tra wallbox e contatore, è da preventivare una spesa media per l’elettricista intorno ai 300 euro tra manodopera e materiali.
Oggi lo standard di potenza delle wallbox solitamente parte da 7,4 kW, rispetto ai 3,7 kW dei dispositivi più comuni sul mercato fino a qualche anno fa.
Bisogna prestare attenzione al proprio contatore: se è da 3 kW e si vuole mantenere questa potenza, ritenendola compatibile con le proprie esigenze di ricarica, bisogna far configurare la wallbox da 7,4 kW in modo che questa possa funzionare correttamente con i 3 kW disponibili.
Le agevolazioni
Da segnalare che fino al 30 giugno 2026 è possibile chiedere al Gse di partecipare alla sperimentazione nazionale, gratuita e volontaria, che prevede la possibilità di ricaricare l’auto elettrica avendo la disponibilità di circa 6 kW di notte e nei giorni festivi, senza dover chiedere un aumento di potenza al proprio fornitore di energia elettrica e quindi senza dover sostenere costi fissi aggiuntivi.
Per accedere alla sperimentazione occorre installare una wallbox idonea, scegliendo nell’elenco dei dispositivi aggiornato dal Gse.
Da notare poi che non è più attivo il “bonus colonnine” che incentivava l’installazione delle infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici (80% del prezzo di acquisto e posa in opera iva inclusa, con limite massimo a 1.500 euro per utenti privati e 8mila euro per interventi sulle parti comuni condominiali). L’ultima finestra utile, per le spese sostenute nel 2024, si è chiusa lo scorso 27 maggio.
Se l’installazione della wallbox rientra in un intervento di ristrutturazione edilizia o riqualificazione energetica, si può usufruire della detrazione Irpef del 50% (per la prima casa) o del 36% nelle altre abitazioni, su un massimale di spesa di 96.000 euro; la colonnina però deve essere abbinata a un nuovo impianto fotovoltaico e rientrare nella stessa fattura, mentre come intervento singolo non può essere detratta.
Caricare con la Schuko e sicurezza antincendio
Quanto alla possibilità di utilizzare una presa Schuko per “fare il pieno” di elettricità al veicolo con il cosiddetto “carichino” (caricatore portatile), va detto innanzitutto che tale modalità è vietata se l’edificio è regolato dalla normativa di sicurezza antincendio.
Ricordiamo che il Certificato di prevenzione incendi (Cpi) è obbligatorio solo per alcuni tipi di edifici residenziali, come quelli con altezza antincendio superiore a 24 metri (tale altezza si misura dalla quota del piano stradale fino all’ingresso dell’ultimo piano abitabile) e condomini con centrali termiche di potenza superiore a 116 kW.
Negli altri casi si può usare la presa Schuko con il carichino, tenendo però presente che tale modalità dovrebbe essere riservata ai casi di emergenza o temporanei, perché i dispositivi portatili non sono progettati per un utilizzo continuativo con carichi di potenza elevati. Il rischio è causare sovraccarichi dell’impianto elettrico e surriscaldamenti della presa.
Cosa succede nei condomini
La complessità dell’installazione di una wallbox, come abbiamo scritto nella mini-guida tratta dal vademecum Motus-E/Anaci, può aumentare parecchio negli edifici condominiali, soprattutto se la distanza fisica tra colonnine e contatori è elevata.
Per caricare l’auto elettrica in un box o posto auto privato all’interno di un condominio, quando non è tecnicamente possibile allacciarsi al POD/contatore domestico, bisogna sottoporre all’assemblea condominiale la richiesta di:
- realizzare un nuovo impianto elettrico condominiale centralizzato, con POD dedicato all’alimentazione dei dispositivi di ricarica;
- oppure adeguare il POD esistente se necessario, ad esempio tramite un aumento di potenza e la derivazione di una linea dedicata ai veicoli elettrici.
Osservazione importante: occorre installare wallbox con contatore integrato oppure sub-contatori non fiscali per ogni singolo punto di ricarica privato, in modo da contabilizzare l’energia consumata e ripartire in maniera precisa tutti i costi tra i singoli utenti.
Inoltre, se il numero dei box è elevato, per evitare il distacco del contatore, potrà essere necessario impostare delle potenze massime di ricarica complessive o per singolo utente.
L’amministratore deve raccogliere le richieste dei condòmini e convocare l’assemblea dedicata al tema; in questa sede, può decidere di farsi promotore dell’iniziativa per verificare se esistono le condizioni per implementare il progetto.
I costi di installazione dell’infrastruttura di ricarica saranno a carico dell’intero condominio, se l’installazione è stata approvata dall’assemblea in prima o seconda convocazione, con le maggioranze previste dall’articolo 1136, primo, secondo e terzo comma del Codice civile (l’impianto diventa così di proprietà comune). In seconda convocazione è sufficiente un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno un terzo del valore dell’edificio.
Altrimenti, i costi potranno ricadere sui soli utenti interessati al servizio, se la decisione dell’assemblea riguarda un gruppo di condòmini.
Si intende valido il diritto di riscatto per i condòmini che intendano utilizzare l’impianto in seguito, pagando la loro quota-parte dell’investimento.
La tariffa applicata alla ricarica dei veicoli è la BTAU – bassa/media tensione altri usi – solitamente più onerosa rispetto alla tariffa domestica. Può essere anche necessario richiedere un aumento della potenza del POD condominiale, con conseguente incremento dei costi fissi da ripartire tra i condòmini.




























