Il Gse ha aggiornato ieri (8 ottobre) l’elenco dei dispositivi per la ricarica dei veicoli elettrici in luoghi non accessibili al pubblico, idonei a essere utilizzati nel meccanismo sperimentale previsto dalla delibera Arera 541/2020.
Queste wallbox, spiega una nota, permettono di sfruttare al meglio la maggiore disponibilità di potenza prelevabile nelle fasce orarie notturne e festive.
L’elenco è suddiviso tra:
- dispositivi provvisti di gestione dinamica del carico (GDC) che permettono di regolare la potenza di ricarica sulla base di quella disponibile, e residua, al punto di prelievo;
- dispositivi che ne sono privi (NO GDC).
L’Arera, come abbiamo scritto, con una delibera pubblicata a fine gennaio 2025, ha prorogato fino a giugno 2027 la sperimentazione nazionale, gratuita e volontaria, che prevede la possibilità di ricaricare l’auto elettrica avendo la disponibilità di una potenza pari a circa 6 kW di notte e nei giorni festivi, senza dover chiedere un aumento di potenza al proprio fornitore di energia elettrica e quindi senza dover sostenere costi fissi aggiuntivi.
L’iniziativa intende promuovere la ricarica “intelligente” dei veicoli elettrici in modo compatibile con le caratteristiche delle reti elettriche esistenti, sfruttando le potenzialità dei contatori elettronici e dei dispositivi di ricarica più avanzati, in grado di regolare la velocità di erogazione sulla base di comandi forniti da attori esterni (ad esempio dal distributore locale, previa autorizzazione del cliente), oppure in modo automatico.
Possono accedere alla sperimentazione sia clienti domestici sia non domestici in bassa tensione. La potenza impegnata deve essere non inferiore a 2 kW e non superiore a 4,5 kW.
C’è tempo fino al 30 giugno 2026 per trasmettere al Gse la richiesta di partecipazione tramite l’area clienti del sito web.
Costruttori e governi contro il target 2035
Intanto, sul fronte della mobilità elettrica, le case automobilistiche stanno facendo nuove pressioni su Bruxelles per rivedere il target 2035 sui veicoli a zero emissioni.
Lo rivela l’organizzazione indipendente Transport & Environment (TE), citando un position paper trapelato dall’associazione europea dei costruttori auto (Acea).
I produttori europei, scrive TE, chiedono alla Commissione Ue di inserire diverse “scappatoie” per indebolire l’obiettivo di vendere solo auto elettriche dal 2035 (le uniche che consentono di azzerare le emissioni di CO2 allo scarico secondo l’attuale normativa continentale).
In particolare, i costruttori chiedono di conteggiare tra le auto a zero emissioni quelle alimentate con carburanti “alternativi”, come i carburanti sintetici di origine rinnovabile (e-fuel).
Questa scappatoia, da sola, farebbe vendere il 25% in meno di veicoli elettrici nel 2035, poiché i produttori potrebbero continuare a immettere sul mercato grandi volumi di auto con motori a combustione interna, evidenzia TE.
Altra richiesta è annullare le correzioni previste nel 2027 sui test per i veicoli ibridi plug-in (PHEV), che permetterebbero di rispecchiare meglio le distanze effettivamente percorse in modalità elettrica in condizioni di guida reali (si veda anche Dal dieselgate a oggi, dove siamo su emissioni e auto elettrica?).
I costruttori chiedono anche a Bruxelles di concedere crediti di CO2 per determinate attività, ad esempio la rottamazione di vecchi veicoli e la riduzione delle emissioni nei processi produttivi.
In definitiva, secondo TE, se tutte le richieste fossero accolte, le case automobilistiche dovrebbero raggiungere una quota di mercato dei veicoli elettrici intorno al 52% entro il 2035, anziché il 100%.
Come ha dichiarato Lucien Mathieu, direttore del settore auto di TE, questa posizione dell’Acea “è un cinico tentativo di smantellare un pilastro centrale della legge europea sul clima. Se la Commissione cede a queste richieste, non farà altro che concedere un ulteriore vantaggio competitivo alle case automobilistiche cinesi”.
Secondo una nota congiunta di Germania e Italia inviata a Bruxelles e citata dall’agenzia Euractiv (7 ottobre), i due governi hanno unito le forze per promuovere modifiche al divieto Ue sulle emissioni di CO2 allo scarico delle auto nuove entro il 2035.
Berlino e Roma chiedono che i veicoli “alimentati da combustibili rinnovabili” rimangano “idonei all’immatricolazione” dopo il 2035.
Italia e Germania “si presentano unite per chiedere alla Commissione un cambio di rotta sull’automotive, subito, con responsabilità, pragmatismo e visione”, aveva dichiarato il 6 ottobre il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, commentando la lettera trasmessa all’esecutivo Ue.



























