Come scegliere, gestire e ricaricare un’auto elettrica

Qualche consiglio pratico e qualche semplice numero per superare dubbi e paure sull’auto elettrica. Ne abbiamo parlato in una video intervista con Alessandro Giubilo.

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Prezzi, autonomia, tempi di ricarica, mercato dell’usato e durata della batteria. Sono alcuni aspetti da valutare per l’acquisto di un’auto elettrica. Una decisione che ancora oggi disorienta i consumatori per resistenza culturale e per la scarsa o cattiva informazione che circola (vedi anche Gli italiani e l’auto elettrica: entusiasmi, paure e falsi miti).

Ne abbiamo parlato con Alessandro Giubilo, Ceo di Flexienergy ed esperto di auto elettriche, che ci ha aiutato a chiarire alcuni dei principali dubbi che accompagnano spesso chi sta valutando l’acquisto (intervista video della durata di 16′).

Come si sceglie un’auto elettrica?

“La scelta dipende innanzitutto da come viene usata la macchina: chilometri medi percorsi quotidianamente, tipologia di viaggi e zone geografiche in cui si vive”, spiega Giubilo.

Per un utilizzo cittadino anche una piccola utilitaria elettrica usata può essere sufficiente, mentre per chi percorre regolarmente lunghe tratte la valutazione deve essere più attenta, anche considerando la disponibilità di colonnine pubbliche in corrente continua, più veloci, ancora scarse soprattutto nel Sud Italia.

Batterie: oggi più affidabili e longeve

Per un utilizzo urbano (10-15mila km/anno), le batterie da 30 kWh ormai comuni sulle piccole utilitarie garantiscono oltre 200 km di autonomia reale.

“Oggi – sottolinea Giubilo – con una sola carica si può tranquillamente coprire una settimana di spostamenti. Non siamo più ai tempi delle prime elettriche che facevano appena 80-100 km e lasciavano gli utenti con la paura di rimanere a piedi”.

Le batterie di nuova generazione durano quanto la vita utile dell’auto (10-15 anni), mantenendo almeno l’80% della capacità originaria.

Autonomia reale e stile di guida

I dati dichiarati dalle case costruttrici non sempre coincidono con l’autonomia effettiva. “Dipende molto dallo stile di guida, dalle condizioni climatiche e dall’uso del climatizzatore o del riscaldamento”, evidenzia il Ceo di Flexienergy.

Con una guida più rilassata e sfruttando la frenata rigenerativa si possono ottenere consumi inferiori, soprattutto i città, oltre a ridurre drasticamente l’usura dei freni.

Ricarica: il vero vantaggio è a casa

Uno dei principali vantaggi delle auto elettriche è la possibilità di ricaricare a casa. “Si parte ogni giorno con il pieno o quasi e non si perde più tempo dal benzinaio”, dice Alessandro Giubilo.

Le colonnine fast e ultrafast sono utili solo per i viaggi lunghi; costano oggi quasi triplo rispetto a una ricarica domestica, e peraltro stressano maggiormente la batteria.

Ricarica domestica: wallbox o Schuko?

La wallbox è in molti casi la scelta consigliata rispetto alla presa domestica Schuko, il cosiddetto carichino.

“La wallbox garantisce un sistema di ricarica più sicuro e stabile – spiega – e consente di modulare la potenza in base ai consumi domestici o all’autoconsumo da fotovoltaico. È una soluzione che assicura qualità dell’impianto e flessibilità d’uso”.

Oltre a questo, c’è il tema della sicurezza. “Un installatore qualificato sa dimensionare correttamente il contatore e scegliere la giusta sezione dei cavi, rispettando le norme CEI 64-8 (sez. 722). Caricare un’auto per dieci ore a 2,3 kW non è come azionare una lavastoviglie: senza un impianto adeguato il rischio è il surriscaldamento dei cavi fino all’incendio”, avverte.

Anche la normativa è chiara: l’articolo 1122-bis del Codice Civile garantisce il diritto di installare una wallbox fino a 22 kW nel proprio box privato, con un iter semplificato che richiede soltanto una comunicazione all’amministratore, purché i lavori siano conformi alla CEI 64-8. Inoltre, la Circolare dei Vigili del Fuoco n. 2/2018 precisa che per wallbox fino a 22 kW non serve un nuovo Certificato di Prevenzione Incendi.

Sul fronte opposto, la ricarica tramite Schuko presenta limiti e rischi. Il carichino non è conforme al Modo 3 previsto dalla norma IEC 61851-1, sottolinea Giubilo: “i Vigili del Fuoco (nella circolare 05 novembre 2018, n° 2, ndr) richiedono che le stazioni di ricarica per veicoli elettrici in alcuni tipi di autorimesse e garage siano installate secondo i requisiti del Modo 3 (ricarica in Corrente Alternata, AC, tramite una wallbox) o del Modo 4 (ricarica in Corrente Continua, DC, tramite una colonnina di ricarica) e devono essere dotate di un dispositivo di sgancio di emergenza accessibile agli operatori di soccorso, con cartello di segnalazione visibile.

Manutenzione ridotta al minimo

Rispetto ai veicoli endotermici, la manutenzione di un’auto elettrica è molto più semplice ed economica. Di fatto un tagliando può ridursi alla sostituzione del filtro abitacolo e a controlli ordinari, come il liquido dei freni, anche se usati molto meno rispetto ad un auto tradizionale. E ovviamente non c’è più bisogno di interventi più complessi come ad esempio il cambio olio.

Acquisto di un usato elettrico: a cosa prestare attenzione

Il mercato delle auto elettriche usate è in crescita, ma è fondamentale valutare lo stato della batteria.

“Il cuore dell’auto elettrica è la batteria e per questo bisogna sempre richiedere un check-up, oggi possibile anche con strumenti collegati alla porta OBD e app dedicate. Attenzione, invece, ai modelli parecchio datati, che possono avere difetti congeniti su batterie e motori.

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