La Regione Lazio autorizza impianto fotovoltaico da 150 MW nella Tuscia

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L'impianto FV con tracker dovrà essere realizzato entro 5 anni dalla data di pubblicazione del provvedimento. L'opposizione dei comitati collettivi e la risposta dell'azienda realizzatrice.

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La Regione Lazio ha autorizzato con la Determinazione G03571 del 29 marzo la realizzazione di un impianto fotovoltaico da 150 MW connesso alla RTN nel Comune di Tuscania, in località Pian di Vico, in provincia di Viterbo.

L’impianto, sarà realizzato con pannelli montati su strutture a inseguimento monoassiale (tracker).

Il progetto esaminato, leggiamo nel provvedimento della Regione, il cui iter è partito nel 2018, dovrà essere realizzato entro 5 anni dalla data di pubblicazione del provvedimento.

Trascorso tale periodo, si spiega, se non sarà stata concessa una proroga su istanza del proponente, la procedura di impatto ambientale dovrà essere reiterata.

Rimane forte l’opposizione dei comitati territoriali, che si preparano a un ricorso al TAR.

Già prima di ricevere l’Autorizzazione Unica dalla Regione, la società DCS srl, che curerà la realizzazione dell’impianto, si era resa disponibile a chiarire dubbi e paure dei cittadini, per “contrastare il tentativo di taluni soggetti, associazioni, e sfortunatamente anche politici locali, di gettare discredito sul fotovoltaico utilizzando false informazioni, bugie e sotterfugi per alimentare l’odio dei cittadini verso questa tecnologia solare che, tra quelle rinnovabili, è la più sostenibile”, scriveva l’azienda in una nota stampa riportata da un quotidiano locale.

“In particolare – si legge nella nota – vorremo smentire categoricamente la notizia riguardante l’uso dei diserbanti. È un’informazione assolutamente falsa e comunque sostenuta da chi non conosce minimamente l’argomento. L’uso di diserbanti è esplicitamente vietato nel documento autorizzativo. Il mantenimento del suolo inerbato è requisito fondamentale, viste le richieste delle autorità autorizzanti riguardo il pascolo di greggi di ovini sui terreni sui quali insistono gli impianti”.

“Altra informazione fuorviante – spiega la DCS – riguarda la sottrazione di terreno alla coltivazione di prodotti di eccellenza. Nella maggior parte dei terreni, prima dell’avvento del fotovoltaico si pratica per lo più la pastorizia, o la coltivazione dei soli erbai per la pastorizia”.

“Altra falsità riguarda l’impatto in bolletta o il pagamento di incentivi a questi nuovi impianti. È una colossale bugia. Questi impianti sono costruiti con capitali privati, non ricevono alcun incentivo e si sostengono soltanto vendendo l’elettricità che producono, ormai ad un costo inferiore rispetto a quella prodotta con gas e carbone, a grandi acquirenti all’ingrosso di energia come Enel. Non vi è alcun costo od onere che ricade sui consumatori né direttamente né indirettamente. Anzi, una maggiore produzione di energia rinnovabile di questo tipo contribuirà nel medio periodo all’abbassamento dei prezzi dell’elettricità in bolletta”.

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