Perché la Russia continua a bluffare sul clima

Putin impegna il governo a ridurre le emissioni del 70% al 2030, ma con tante contraddizioni. Vediamo quali.

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La Russia annuncia un nuovo obiettivo per tagliare le emissioni inquinanti ma lo fa, come sua consuetudine, in modo parecchio ambiguo.

Il presidente russo Vladimir Putin, scrive l’agenzia Reuters, ha firmato un provvedimento che impegna il governo a definire un piano per ridurre le emissioni di anidride carbonica fino al 70% nel 2030, in confronto ai livelli del 1990, contando sul massimo assorbimento possibile di CO2 da parte delle foreste.

L’annuncio è pieno di condizioni che annacquano il presunto maggiore impegno climatico di Mosca.

Difatti, riporta l’agenzia Reuters, Putin ha affermato che qualsiasi misura a favore del clima deve tenere conto della necessità di assicurare un equilibrato sviluppo socio-economico.

Inoltre, contare gli assorbimenti naturali di anidride carbonica nelle vastissime foreste, può essere una scappatoia per continuare a emettere CO2 anziché investire in fonti rinnovabili ed efficienza energetica.

Tra l’altro, un’analisi del World Resources Institute (WRI) aveva spiegato la principale contraddizione degli impegni climatici russi.

In sostanza, secondo il WRI, nei differenti scenari elaborati da Mosca nella strategia climatica diffusa lo scorso marzo, le emissioni continueranno ad aumentare fino al 2030 e nel 2050 saranno ancora su livelli più alti rispetto a oggi, perché la baseline su cui calcolare le future riduzioni è quella del 1990; la stessa, peraltro, utilizzata dall’Europa.

Peccato, osserva il World Resources Institute, che nei primi anni ’90 le emissioni della Russia siano diminuite fortemente, a causa del tracollo economico innescato dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica, tanto che oggi le emissioni del paese sono circa metà di quelle registrate nella Russia di trent’anni fa.

Intanto la Russia, scrive il Guardian citando il ministro russo dell’energia, Alexander Novak, non ha alcuna intenzione di ridurre la sua produzione di carburanti fossili, anzi ha in mente di espandere lo sfruttamento dei suoi vasti giacimenti di gas naturale e di aumentare le esportazioni via tubo e via navi metaniere.

Novak, infatti, ha dichiarato che il gas è una fonte energetica “eco-friendly” e che la quota di gas nel mix energetico globale aumenterà.

Mosca infine, si legge sul Guardian, punta anche sull’idrogeno nelle sue diverse forme – quello verde da rinnovabili e quello prodotto da fonti fossili con cattura della CO2 – in modo da preservare il suo ruolo di potenza economica incentrata sulle infrastrutture legate al gas.

Le fonti rinnovabili insomma sono ampiamente trascurate dalla politica russa in tema di energia e ambiente, quindi è difficile pensare che Mosca potrà dare un effettivo contributo alla lotta contro il cambiamento climatico senza un cambio di rotta più deciso, che punti ad azzerare le emissioni entro metà secolo, come hanno deciso Cina, Giappone e Corea del Sud, oltre all’Europa.

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