L’Unione europea dovrà ridurre del 90% le emissioni di CO2 entro il 2040, rispetto ai livelli del 1990, anche se con diverse flessibilità concesse agli Stati membri.
L’ok all’obiettivo climatico è arrivato oggi, 10 febbraio, nel corso della plenaria dell’Europarlamento con 413 voti favorevoli, 226 contrari e 12 astensioni. A gennaio la commissione Ambiente (Envi) del Parlamento aveva già approvato il testo, dopo mesi di negoziati istituzionali.
Gli eurodeputati, evidenzia una nota di Strasburgo, hanno approvato le modifiche alla legge sul Clima, per includere un nuovo target intermedio e vincolante al 2040. Come detto, sono previste delle flessibilità per raggiungerlo.
Difatti, dal 2036 (con eventuale fase pilota 2031-2035) si potranno ampiamente utilizzare i crediti internazionali “di alta qualità” della CO2, fino al 5% dell’obiettivo complessivo; in pratica, il target “reale” di riduzione domestica delle emissioni, tramite progetti sviluppati sul territorio europeo, potrebbe fermarsi all’85% rispetto al 1990.
Previsto anche il potenziale utilizzo di ulteriori crediti da parte degli Stati membri, fino al 5% dei loro obiettivi climatici nazionali post-2030.
In questo modo, l’Ue potrà delocalizzare progetti per ridurre le emissioni in Paesi terzi, ad esempio realizzando impianti per la produzione di energia rinnovabile o iniziative di riforestazione; le emissioni “evitate” saranno attestate dai crediti internazionali e conteggiate nell’ambito del target europeo al 2040.
Intanto, ieri (9 febbraio) la Commissione europea ha avviato due consultazioni, aperte fino al 4 maggio, su due proposte di regolamento strettamente connesse alla Climate Law: una sull’uso dei crediti internazionali della CO2 e una sugli impegni nazionali climatici post 2030.
Sui crediti, come abbiamo scritto, si erano levate diverse critiche dalle associazioni ambientaliste, in linea con il parere del Comitato consultivo scientifico europeo sui cambiamenti climatici. Quest’ultimo si era espresso contro la delocalizzazione di progetti “green”, evidenziando le difficoltà legate alla rendicontazione precisa, obiettiva e certificata delle emissioni evitate.
Su impulso del Parlamento, precisa la nota di Strasburgo, questi crediti potranno essere utilizzati solo in settori non regolamentati dal sistema Ue-Ets per lo scambio di quote di emissione; inoltre, potranno provenire solo da Paesi partner i cui obiettivi e politiche in materia di clima siano compatibili con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.
Prevista poi la possibilità di utilizzare assorbimenti permanenti di CO2 a livello nazionale per compensare le emissioni difficili da ridurre nell’ambito dell’Ets, ad esempio con tecnologie per catturare e stoccare l’anidride carbonica come la BioCCS (Bioenergy with Carbon Capture and Storage).
Confermato pure il posticipo di un anno, dal 2027 al 2028, delle aste per il nuovo Ets 2 che coprirà le emissioni dei combustibili fossili negli edifici e nei trasporti stradali.
La Commissione valuterà i progressi verso l’obiettivo 2040 ogni due anni, alla luce dei dati scientifici più aggiornati, degli sviluppi tecnologici e dello stato della competitività industriale dell’Ue. Esaminerà inoltre l’andamento dei prezzi energetici e le relative ripercussioni su famiglie e imprese.
A seguito della revisione, la Commissione potrebbe proporre dei cambiamenti alla legge sul clima, che potrebbero comportare la modifica dell’obiettivo al 2040 o l’adozione di misure aggiuntive per rafforzare il quadro di sostegno, ad esempio per salvaguardare la competitività, la prosperità e l’unità sociale.
Ora manca solo l’approvazione del Consiglio, poi il testo entrerà in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Ue.




























