Energia oltre ingegneria: le competenze economiche per la trasformazione

Mercati energetici, finanza sostenibile, politiche pubbliche e non solo: le competenze economiche sono sempre più richieste dell'ambito della transizione energetica. Ne parliamo con Stefano Verde, Professore all’Università di Siena.

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Quando si parla di transizione o conversione energetica, il pensiero va subito a ingegneri, impianti e tecnologie rinnovabili. Ma questa è solo una parte del quadro. La trasformazione non è soltanto tecnologica, ma anche economica, regolatoria e sociale.

Accanto a chi progetta e realizza infrastrutture, servono professionisti capaci di interpretare i mercati energetici, valutare investimenti, gestire incentivi, analizzare dati e comprendere l’impatto delle politiche pubbliche. In altre parole, servono economisti competenti.

Eppure, i percorsi formativi faticano ancora a riflettere pienamente questa integrazione. Le competenze necessarie spesso si costruiscono in modo trasversale, combinando discipline diverse, dall’economia alla statistica, dal diritto alla data science, all’interno di percorsi non sempre esplicitamente orientati all’energia.

Per capire come si stanno formando queste figure e quale ruolo possono avere nel prossimo percorso di decarbonizzazione, abbiamo intervistato Stefano Verde, professore di Economia del clima e dell’energia all’Università di Siena e presidente del corso di laurea magistrale in Economia per l’Ambiente e lo Sviluppo (ESA).

Professor Verde, il corso di laurea magistrale in “Economia per l’Ambiente e lo Sviluppo” è attento ai temi della transizione energetica?

Spesso si associa la transizione energetica soprattutto a chi sviluppa tecnologie low-carbon. In realtà, accanto all’offerta tecnologica, esiste una domanda altrettanto cruciale: quella delle imprese, delle organizzazioni e delle istituzioni che devono adottare queste soluzioni, investire e gestire il cambiamento. Senza dimenticare il ruolo del settore pubblico, chiamato a guidare e regolare il processo. Il nostro corso forma “economisti della sostenibilità” in grado di operare in tutti questi ambiti: nelle imprese che producono tecnologie e servizi energetici, in quelle che li utilizzano, per convenienza economica o per obblighi normativi, e nel settore pubblico, incluse autorità regolatorie e agenzie ambientali.

A quali competenze richieste dal settore energetico, preparate gli studenti?

Le competenze attualmente richieste dal settore energetico e ambientale sono ben rappresentate nel nostro corso di studi, attraverso diversi insegnamenti specifici. Offriamo, ad esempio, corsi di Risk Management e certificazione ESG (Environmental, Social and Governance, ndr), Corporate Social Responsibility, certificazione ambientale e un insegnamento dedicato al Life Cycle Assessment. Nel complesso, il piano di studi è ampio ed equilibrato: integra discipline economiche, management, statistica e diritto. Non abbiamo curricula rigidi, ma lasciamo agli studenti una notevole flessibilità nella costruzione del proprio percorso, grazie a diversi gruppi di esami opzionali. Questo permette di personalizzare la formazione in funzione degli interessi e degli obiettivi professionali.

Come formate gli studenti alla valutazione di progetti e politiche nel settore energetico?

Gli studenti imparano a valutare progetti di efficientamento e sviluppo delle rinnovabili, a costruire e analizzare business plan, e a misurare gli impatti economici, ambientali e sociali di politiche e investimenti. Queste competenze includono anche la valutazione di progetti, programmi e politiche: un ambito che si collega direttamente alle figure professionali che si occupano di valutare gli impatti, non solo ambientali.

Riuscite a rendere consapevoli gli studenti che il settore energetico ha un notevole bisogni di nuovi professionisti preparati?

Un esempio concreto arriva dalle attività di orientamento al lavoro che organizziamo. In un recente incontro dedicato agli sbocchi professionali, abbiamo coinvolto realtà molto diverse: società di consulenza energetica attive negli investimenti nel mercato elettrico, grandi gruppi della consulenza impegnati nella rendicontazione e nella strategia ESG, imprese di servizi ambientali e organismi pubblici che lavorano sulle politiche di efficienza energetica e sviluppo delle rinnovabili. La consulenza è sicuramente uno degli sbocchi principali, ma non è l’unico. Il corso prepara anche alla ricerca: i laureati possono proseguire con un dottorato, non solo in ottica accademica, ma anche per rafforzare competenze utili in ruoli di analisi, ricerca e direzione in organizzazioni pubbliche e private.

Tra le competenze emergenti rientra sempre più l’analisi dei dati, la digitalizzazione e la conoscenza delle politiche pubbliche e della finanza sostenibile. Affrontate questi temi con i vostri studenti?

Sì, e non ci limitiamo a trattarli in modo teorico: il piano di studi prevede insegnamenti specifici. Ad esempio, è presente un corso di Sustainable Finance; al secondo anno si studiano il Life Cycle Assessment e gli indicatori ambientali. Offriamo poi informatica per l’analisi dei dati, di fatto un corso di Data Science, e due insegnamenti a scelta tra statistica per le indagini ambientali e statistica per le indagini sociali. Il corso, infatti, non considera la sostenibilità solo in chiave ambientale, ma anche economica e sociale. Sono poi previsti corsi di econometria per la valutazione e per le politiche ambientali, oltre a metodi per le decisioni ambientali, obbligatorio per tutti. Ne viene fuori una solida base quantitativa, di tipo statistico-econometrico.

I laureati sapranno riconoscere le opportunità di finanziamento pubblico per l’efficienza energetica, le rinnovabili e l’ottimizzazione della produzione?

Certo, non a caso tra i nostri laureati ci sono professionisti che sono diventati Energy Manager in diverse imprese. Durante il percorso formativo presentiamo i principali strumenti e meccanismi di incentivo disponibili per le aziende nei vari settori: dall’ETS, su cui ancora oggi si registra una certa disinformazione, ai certificati bianchi, fino alle aste per il sostegno alla generazione elettrica da fonti rinnovabili. Si tratta di contenuti che vengono affrontati in modo approfondito. Ci tengo a ribadire che la transizione richiede non solo competenze tecniche, ma anche una visione ampia e integrata del processo.

Approfondisca questo punto…

Servono professionisti in grado di comprendere come il contesto in cui operano si inserisca in un quadro più ampio, che parte dalle politiche europee, si declina a livello nazionale e arriva fino alla dimensione regionale e locale. Anche le comunità energetiche, ad esempio, sono oggetto di studio nel corso di laurea. Ad esempio, nel mio insegnamento spiego agli studenti cosa sia l’autoconsumo collettivo, com’è incentivato e quali prospettive apra.

Sempre in linea con le opportunità di finanziamento, ritiene che anche la progettazione europea sulle tematiche energetiche emergenti possa rappresentare uno sbocco professionale per i laureati EAS?

Assolutamente sì: programmi come Horizon o LIFE offrono prospettive molto interessanti e concrete per i nuovi professionisti. E aggiungerei anche la conoscenza dei mercati energetici.

Su quest’ultimo aspetto abbiamo dedicato un articolo ai trader energetici, figure nuove, complesse ma molto interessanti. Immagino quindi che i vostri studenti siano formati anche su questo…

Certamente. I mercati energetici presentano caratteristiche molto specifiche e stanno assumendo un’importanza crescente. Per questo motivo prepariamo gli studenti anche su questo argomento. Ho seguito, ad esempio, uno studente che ha svolto la tesi curriculare in azienda presso una società di consulenza, NBS Consulting, occupandosi dell’analisi del mercato del bilanciamento in Italia. Al termine del percorso è stato assunto da Sotirania, dove oggi lavora come trader energetico.

Spesso l’università viene percepita come un mondo accademico distante da quello imprenditoriale. Da quello che mi sta dicendo, però, sembra che non sia così, almeno non per il corso di laurea EAS.

Esatto. Prestiamo grande attenzione a mantenere un legame continuo con il mondo del lavoro, non solo nell’ambito della ricerca in senso stretto. Naturalmente offriamo agli studenti tutti gli strumenti necessari anche per intraprendere un percorso accademico, qualora sia la loro scelta.

Per questi ultimi, ci sono dottorati o master in linea con il settore energetico?

A Siena, ad esempio, è attivo un dottorato in Economics condiviso con le università di Firenze e Pisa. Negli ultimi anni sono state sviluppate diverse ricerche su temi energetici e ambientali. Io stesso ho seguito una dottoranda che ha lavorato, tra le altre cose, sul fenomeno del greenwashing nel mercato retail dell’energia elettrica in Italia. Un altro studio ha analizzato la risposta della domanda di elettricità alle diverse fasce orarie di prezzo, approfondendo come i consumatori reagiscono alla variazione dei costi dell’energia nel corso della giornata. Pur trattandosi di un dottorato in economia “classico”, accoglie con grande apertura progetti di ricerca su sostenibilità e transizione energetica. Alcune di queste ricerche sono finanziate tramite borse, in altri casi con il supporto di soggetti esterni, come ad esempio Estra, un’utility del Centro Italia. Non esiste un curriculum esclusivamente dedicato alla sostenibilità, ma questi temi sono comunque ben integrati all’interno del programma.

Oltre la formazione ingegneristica…

Nell’ambito della rubrica La formazione energetica in Italia di QualEnergia.it, stiamo esplorando sempre più da vicino le figure professionali richieste dai settori dell’energia green (vedi tutti gli articoli sulla formazione energetica).

Come sottolinea il professor Verde, molte delle competenze oggi richieste si costruiscono attraverso percorsi flessibili e interdisciplinari. Proprio per questo diventa fondamentale sviluppare consapevolezza già nelle prime fasi della formazione, così da orientare meglio le scelte di studio e professionali.

Una prospettiva che ritroviamo ad esempio nella testimonianza di una neolaureata in Chimica. Ma anche sull’importanza dell’educazione energetica nel normale percorso scolastico può avere un ruolo decisivo: aiutare a comprendere la complessità del settore e superare l’idea, ancora diffusa, che per lavorare nei settori della transizione energetica sia necessaria solo una formazione ingegneristica.

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