Il declino delle fossili si estende anche ai Paesi emergenti

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Cala negli Stati non Ocse la produzione da fonti tradizionali inquinanti: in Cina -0,9% annuo, in India -3,3%, mentre le rinnovabili colmano il gap. Un'analisi di Ember.

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Il calo della produzione elettrica da fonti fossili non riguarda più soltanto i Paesi avanzati, ma sta iniziando a diffondersi anche nelle grandi economie emergenti. 

Secondo l’ultima analisi (link in basso) del think tank britannico Ember, nel 2025 la generazione da fonti inquinanti tradizionali è risultata inferiore al picco storico in tutti i 38 Paesi membri dell’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che riunisce principalmente economie avanzate e relativamente sviluppate. 

Contemporaneamente, lo stesso calo è stato osservato nei Paesi non Ocse. Escludendo il 2020, segnato dalla pandemia, lo scorso anno è stato il primo in questo secolo in cui la generazione elettrica fossile nelle economie emergenti è calata, con diminuzioni sia in Cina (-0,9%) che in India (-3,3%). 

Il declino dei combustibili fossili nell’Ocse

Tra gli Stati Ocse, la produzione di elettricità da fonti fossili ha raggiunto il picco nel 2007, quando era arrivata a coprire il 63% della produzione totale. Da allora, è diminuita del 19% (-1.313 TWh, da 6.753 TWh nel 2007 a 5.440 TWh nel 2025). 

Nello specifico, la produzione da carbone si è dimezzata (-53%), passando da 3.853 TWh a 1.808 TWh, mentre parallelamente è stata osservata una diminuzione del 63% del contributo al mix elettrico della categoria che Ember qualifica come “altri combustibili fossili”, tra i quali ricade principalmente il petrolio. 

Il gas ha seguito invece una traiettoria diversa, crescendo del 46% nello stesso periodo e passando da 2.334 TWh a 3.419 TWh. L’84% di questa crescita si è concentrata negli Stati Uniti. 

Al contempo, però, l’aumento della generazione solare ed eolica (+2.138 TWh) è risultato sufficiente a sostituire completamente il calo della produzione fossile (+1.313 TWh), a soddisfare la crescente domanda di elettricità (+630 TWh) e a compensare il calo netto della produzione di energia nucleare, idroelettrica e da bioenergia (-194 TWh).

In basso un grafico riassuntivo con l’andamento della produzione diviso per fonti.

In termini di impatto ambientale, il minore apporto delle fonti tradizionali inquinanti ha portato a una riduzione del 28% delle emissioni del settore elettrico dei paesi Ocse dal 2007. La diminuzione è stata di 1.477 MtCO2e, con le emissioni totali del settore che sono arrivate a 3.818 MtCO2e nel 2025.  

Il fatto che la produzione di energia da combustibili fossili in tutti i Paesi più sviluppati sia ora al di sotto dei livelli massimi rappresenta un traguardo fondamentale.

Tuttavia, avvertono gli analisti di Ember, la strada da percorrere per eliminare completamente le fonti inquinanti è ancora lunga. Lo scorso anno undici Paesi continuavano a dipendere dai combustibili fossili per oltre la metà del loro fabbisogno elettrico: Israele (83%), Messico (74%), Polonia (68%), Giappone (67%), Australia (61%), Corea del Sud (60%), Stati Uniti (57%), Turchia (57%), Irlanda (52%), Italia (51%) e Grecia (50%). 

Finlandia e Danimarca sono tra quelli che hanno registrato il maggiore calo: la prima ha ridotto la sua produzione da combustibili fossili del 91% (-39 TWh) rispetto al picco del 2003 (mentre la generazione eolica è passata da valori prossimi allo zero a una quota del 28% del mix elettrico nel 2025), invece la seconda ha fatto segnare una riduzione del contributo fossile del 94% (-48 TWh) dopo aver raggiunto il picco nel 1996, mentre eolico e fotovoltaico hanno raggiunto insieme il 71% del mix (24 TWh) lo scorso anno.

Islanda e Costa Rica vengono citate nell’analisi per aver già realizzato sistemi energetici privi di combustibili fossili, sfruttando le loro vaste risorse idroelettriche locali e, più recentemente, l’energia geotermica. Svezia, Svizzera e Finlandia sono invece a un passo dalla completa decarbonizzazione, con i combustibili fossili che rappresentano meno del 5% del loro mix elettrico.

Oltre l’Ocse: la situazione nelle economie emergenti

Il declino strutturale dei combustibili fossili nei paesi Ocse fornisce, secondo Ember, una “prova concreta” che una rapida transizione verso un mix energetico pulito è “assolutamente realizzabile”.

Sebbene storicamente questo cambiamento sia stato guidato dalle economie più mature, quando le tecnologie pulite richiedevano elevati investimenti iniziali, il crollo dei costi di fotovoltaico, eolico e storage sta ora stimolando rapidi cambiamenti in tutto il mondo. 

A livello globale, il 2025 ha segnato una svolta storica. Per la prima volta in oltre un secolo, le energie rinnovabili (33,8%, 10.730 TWh) hanno superato il carbone (33,0%, 10.476 TWh) nel mix energetico, grazie alla costante espansione dell’energia solare ed eolica (Per la prima volta le rinnovabili superano il carbone).

In Cina e in India, rispettivamente il primo e il terzo produttore mondiale di elettricità da combustibili fossili, la generazione da queste fonti è diminuita contemporaneamente nel 2025. Come accennato all’inizio, Pechino ha fatto segnare un calo annuo dello 0,9% (-56 TWh) nel 2025, mentre la produzione fotovoltaica è aumentata del 40% (+336 TWh), coprendo due terzi del nuovo fabbisogno elettrico del Paese.

Nuova Delhi ha invece registrato una diminuzione del 3,3% (-52 TWh), in parallelo con un aumento record del 24% (+98 TWh) nella produzione da rinnovabili. Entrambe le nazioni, evidenziano gli analisti, stanno saltando il passaggio dal carbone al gas, transitando direttamente alle Fer.

 

Anche l’America Latina e i Caraibi hanno registrato un costante calo nella produzione di energia elettrica da combustibili fossili. Dal picco raggiunto nel 2015, la generazione da fonti tradizionali inquinanti è diminuita del 16% (-121 TWh) nel 2025, mentre quella da fotovoltaico ed eolico è aumentata di 299 TWh, più che sufficiente a coprire l’aumento di 235 TWh della domanda totale di elettricità nella regione. 

Rinnovabili sempre più competitive

La competitività di fotovoltaico ed eolico è il principale motore della decarbonizzazione del settore energetico. Nel 2025, secondo dati Ember, il costo livellato dell’energia (Lcoe) medio per il FV (39 $/MWh) e l’eolico onshore (40 $/MWh) è stato inferiore del 60% rispetto a quello delle turbine a gas a ciclo combinato (Ccgt), che si attestava a 102 $/MWh.

Anche l’eolico offshore (100 $/MWh) è diventato pienamente competitivo con le Ccgt. 

Il calo dei costi delle batterie sta inoltre rafforzando questa transizione. I progetti ibridi (FV + accumulo) hanno raggiunto un Lcoe di 57 $/MWh, quasi la metà di quello del gas.

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