Nuovi incentivi per l’idrogeno rinnovabile, c’è il via libera Ue

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Il regime vale 6 miliardi di euro e punta a sostenere con CfD la produzione di H2 fino a 200mila tonnellate l’anno entro il 2029.

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Semaforo verde della Commissione Ue agli incentivi italiani per l’idrogeno rinnovabile: un programma da 6 miliardi di euro che punta a sostenere la produzione fino a 200mila tonnellate l’anno entro il 2029.

Si tratta del decreto ministeriale noto come “Tariffe”, previsto dal Dlgs 199/2021 articolo 11, comma 2, che consente di estendere i meccanismi tariffari anche ai combustibili rinnovabili di origine non biologica, tra cui appunto l’idrogeno.

Come funziona il meccanismo

Il cuore dello schema è basato su contratti bidirezionali per differenza (CfD), assegnati tramite aste competitive. Il prezzo di esercizio dell’idrogeno sarà infatti determinato attraverso gare, sulla base delle offerte presentate dai produttori.

Il funzionamento ricalca quello già visto in altri strumenti europei: se il prezzo del combustibile alternativo di riferimento (il cosiddetto controfattuale, cioè il combustibile fossile o comunque sostitutivo utilizzabile dagli stessi consumatori) scende sotto il prezzo di esercizio, lo Stato riconosce ai produttori di idrogeno la differenza. Al contrario, se il prezzo di mercato supera lo strike price, saranno i beneficiari a restituire l’eccedenza.

Il meccanismo, quindi, garantisce una stabilizzazione dei ricavi per i produttori e al tempo stesso limita gli extra-profitti, con un’impostazione simmetrica coerente con l’evoluzione dei CfD europei.

Tecnologie ammesse e durata

Il regime copre diverse tipologie di idrogeno rinnovabile: sia quello prodotto tramite elettrolisi alimentata da elettricità da fonti rinnovabili, sia quello derivante da fonti biogeniche attraverso processi biologici, biotermochimici e termochimici.

L’idrogeno incentivato è destinato principalmente ai settori industriali e dei trasporti, cioè quelli in cui può contribuire maggiormente alla riduzione delle emissioni.

Il piano resterà in vigore fino al 31 dicembre 2029 e mira a sostenere lo sviluppo di una capacità produttiva significativa di idrogeno rinnovabile in Italia, in linea con la strategia europea sull’idrogeno e con gli obiettivi del Clean Industrial Deal.

La produzione target indicata, come detto, è di 200mila tonnellate annue.

La valutazione della Commissione

Nel dare il via libera, la Commissione ha valutato il regime sulla base delle norme sugli aiuti di Stato (articolo 107, paragrafo 3, lettera c) del TFUE) e della disciplina CEEAG del 2022.

Bruxelles ha ritenuto che il sostegno sia necessario per sviluppare la produzione di idrogeno rinnovabile, che abbia un effetto di incentivazione (in assenza di aiuti i progetti non sarebbero realizzati) e che sia proporzionato grazie al ricorso a gare competitive.

Secondo la Commissione, inoltre, gli effetti positivi – in particolare in termini di decarbonizzazione dei settori hard-to-abate – superano i potenziali impatti negativi sulla concorrenza.

Le novità rispetto alla consultazione del 2024

A gennaio 2024 il meccanismo era stato messo in consultazione pubblica dal Mase (link in basso). Rispetto a quella versione, il regime approvato dalla Commissione europea introduce alcune modifiche rilevanti (in attesa di vedere il decreto).

In primis viene esplicitata la dotazione di 6 miliardi di euro (non indicata nel documento iniziale), si riduce poi il target produttivo annuo dalle 300mila tonnellate previste dal documento di consultazione a 200mila tonnellate e si estende la durata della misura fino al 31 dicembre 2029, rispetto all’orizzonte 2024-2027 originariamente previsto.

Sempre nell’attesa di vedere il testo inviato a Bruxelles (che abbiamo chiesto al Mase, ma al momento non abbiamo), sembrano invece restare invariati l’impianto basato su contratti bidirezionali per differenza assegnati tramite gara e il perimetro tecnologico e settoriale, che include idrogeno da elettrolisi e da fonti biogeniche destinato a industria e trasporti.

Il meccanismo delineato nella consultazione del Mase del 2024 – ricordiamo – prevedeva aste competitive gestite dal Gse, con contratti bidirezionali per differenza della durata di 10 anni, finalizzati a stabilizzare i ricavi dei produttori.

I progetti, per partecipare – secondo la consultazione – dovevano essere già autorizzati, con connessione alla rete e accordi per la vendita di almeno il 60% dell’idrogeno a industria e trasporti, oltre a garantire una significativa riduzione delle emissioni.

Il prezzo di aggiudicazione – sempre secondo il meccanismo tracciato nel dco – è determinato tramite ribasso rispetto a un prezzo di esercizio, e confrontato con un prezzo di riferimento legato ai combustibili fossili sostituiti. Il sistema prevede inoltre tetti massimi di incentivo, meccanismi di correzione per evitare sovracompensazioni (inclusa la valorizzazione di GO ed ETS), adeguamenti all’inflazione e una mitigazione del rischio legato al prezzo dell’elettricità per l’idrogeno da elettrolisi.

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