La Spagna ha ritrovato un equilibrio politico che le mancava da tanti mesi ed è pronta a ripartire, anche sui temi energetici e ambientali, con il nuovo governo Sánchez-bis e Teresa Ribera sempre a capo del ministero della Transizione ecologica.

Il via libera alla prima coalizione interamente progressista della storia spagnola era arrivato il 7 gennaio, grazie al voto di fiducia ottenuto in parlamento con la decisiva astensione del partito catalano indipendentista Esquerra Republicana de Cataluyna (ERC).

Così il partito socialista di Pedro Sánchez governerà insieme a Unidas Podemos e al suo leader Pablo Iglesias, nominato vicepresidente e ministro per i Diritti sociali; ricordiamo che a novembre 2019 si erano svolte le elezioni appena sei mesi dopo quelle precedenti (di aprile), perché i socialisti, pur avendo conquistato la maggioranza dei voti, non erano riusciti a formare un nuovo esecutivo.

Nella tornata elettorale di novembre, il partito di Sánchez si era confermato al primo posto e aveva stretto un accordo preliminare con Iglesias volto a finalizzare un governo.

La transizione ecologica è una priorità

La transizione ecologica “giusta” dell’economia spagnola è una delle priorità citate dal premier Sánchez nel suo discorso per presentare i ministri.

Riuscirà Teresa Ribera a imprimere una svolta ancora più “verde” in Spagna?

La sua agenda ecologica è sempre stata molto fitta: ricordiamo che con i socialisti al governo, Madrid ha già definito un Piano nazionale integrato su energia e clima al 2030 (PNIEC) tra i più ambiziosi dell’intera Ue, perché mira decisamente alla de-carbonizzazione del mix energetico con l’obiettivo del 74% di rinnovabili nella produzione elettrica grazie a 120 GW di potenza totale installata, di cui 50 GW eolici e 36 GW fotovoltaici.

La spinta al progressivo azzeramento delle emissioni inquinanti ha portato anche all’approvazione di una legge rivoluzionaria sull’autoconsumo collettivo.

Questa legge, anticipando le stesse norme della nuova direttiva Ue sulle rinnovabili, prevede parecchie misure per favorire la generazione diffusa di elettricità con piccoli-medi impianti fotovoltaici a livello di comunità e quartieri, rendendo possibile la configurazione di sistemi “one-to-many”, da uno a molti, con più utenti collegati a un solo impianto FV in modo da condividere l’energia autoprodotta.

Tra l’altro, il governo socialista, tra le sue prime iniziative in tema di energie rinnovabili, aveva eliminato la “tassa sul solare” che negli anni passati aveva contribuito in massima parte ad affossare i nuovi investimenti nel fotovoltaico.

E i numerosi contratti PPA (Power Purchase Agreement) siglati tra operatori delle rinnovabili con diverse aziende, da un paio d’anni a questa parte, hanno confermato il crescente interesse degli investitori per il mercato spagnolo dell’eolico e del fotovoltaico.

In particolare, negli ultimi mesi sono stati definiti vari PPA per nuovi progetti fotovoltaici da centinaia di MW senza incentivi in market parity, mentre stime recenti di SolarPower Europe assegnavano alla Spagna quasi 20 GW di nuova potenza FV nel periodo 2019-2023, con una crescita media annuale del 34%, molto più elevata rispetto a quella prevista per l’Italia nello stesso arco di tempo.

Torna insomma la domanda che circolava a maggio 2019 dopo le elezioni: in Spagna hanno vinto le rinnovabili? Tutto dipenderà dalla tenuta della nuova coalizione e dalla conseguente possibilità di sviluppare le tante azioni e misure che sono state introdotte o annunciate nei mesi passati.

Dipenderà anche da quello che farà l’Europa nei prossimi mesi: Bruxelles ha già presentato il suo Green Deal per un’economia neutrale in termini di CO2 al 2050 e sta lavorando alla prima legge climatica europea, ed è assai probabile che Teresa Ribera cercherà in ogni modo di seguire e favorire le ambizioni pro-fonti rinnovabili e pro-ambiente della Commissione Ue di Ursula von der Leyen.

Infine, in tema di “strane” coalizioni che non si erano ancora viste, ricordiamo che in Austria è appena partito il governo tra verdi e conservatori che punta al 100% di elettricità rinnovabile nel 2030 e a una serie di provvedimenti fiscali per “ecologizzare” il sistema economico e dei trasporti: vedremo, insomma, quali saranno gli esiti per l’energia e l’ambiente di queste alleanze inedite in giro per l’Europa.