La corsa della Spagna per presentare a Bruxelles il suo Piano nazionale integrato per l’energia e il clima al 2030 (PNIEC), l’ultimo che mancava all’appello della Commissione Ue, è terminata con un documento che punta a de-carbonizzare sensibilmente il mix energetico, portando le fonti rinnovabili al 74% della generazione di elettricità.

Vediamo più in dettaglio le misure principali proposte dal governo socialista di Pedro Sánchez, ricordando però che il 28 aprile in Spagna si andrà alle elezioni anticipate, per via della crisi politica che ha investito l’esecutivo in questi mesi con la perdita della maggioranza in Parlamento.

In tema di energie pulite, il maggiore dubbio è se Madrid riuscirà a mantenere quella spinta “verde” impressa dal ministro attuale della Transizione ecologica, Teresa Ribera.

Ricordiamo anche, a questo proposito, che proprio la Spagna nei mesi scorsi ha varato una legge rivoluzionaria per favorire l’autoconsumo energetico collettivo.

Vedremo. Intanto, per quanto riguarda il PNIEC trasmesso a Bruxelles, la Spagna ha previsto un notevole incremento della capacità installata nelle tecnologie rinnovabili al 2030 rispetto a oggi, come riassume il grafico sotto (pag. 41 del piano allegato: dati in MW, la fonte è il ministero della Transizione ecologica di Madrid).

Al raddoppio complessivo della potenza green in Spagna nel settore elettrico, da poco meno di 60 GW odierni a 120 GW tra una decina d’anni, contribuirà in grandissima parte il fotovoltaico come precisa la tabella seguente (tratta sempre da pag. 41 del documento), una fonte che vedrà aumentare di più di quattro volte la sua capacità, sfiorando 37 GW nel 2030 (vedi anche QualEnergia.it).

In termini assoluti, spetterà all’eolico il primato di potenza installata con 50 GW alla fine del periodo considerato dal piano.

Previsto poi un azzeramento del carbone e un forte ridimensionamento del nucleare, con un ruolo stabile per i cicli combinati a gas. Spazio anche per 7 GW di solare termodinamico e 6 GW di accumuli (Bombeo Puro nella tabella: si parla di pompaggio idroelettrico e batterie).

Più in generale, il PNIEC spagnolo punta a coprire con le rinnovabili il 42% dei consumi finali di energia, oltre a migliorare l’efficienza energetica del 39,6% e tagliare circa cento milioni di tonnellate (Mt) di CO2 equivalente, portando le emissioni totali di gas-serra da 327 Mt stimate nel 2020 a 226 Mt nel 2030, grazie alle riduzioni particolarmente rilevanti di anidride carbonica in campo elettrico e nei trasporti.

E guardando ai trasporti, il piano predisposto da Madrid scommette moltissimo sulla progressiva elettrificazione dei veicoli con 5 milioni di mezzi elettrici plug-in nel 2030, pari al 16% dell’intero parco circolante stimato a quella data, senza dimenticare l’utilizzo di biocarburanti avanzati.

Infine qualche altro dato macroeconomico: grazie al PNIEC, la Spagna si aspetta di smobilitare investimenti per 236 miliardi di euro tra 2021 e 2030 e di ridurre la dipendenza energetica di circa 15 punti percentuali (59% nel 2030 vs 74% nel 2017), risparmiando così circa 75 miliardi di euro in totale per le minori importazioni di combustibili fossili.

Previsto anche un aumento dell’occupazione: fino a 364.000 nuovi posti di lavoro al 2030 grazie al PNIEC rispetto allo scenario tendenziale.

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