Gli investimenti in rinnovabili e tecnologie per l’energia pulita nella prima metà del 2018 restano stabili, ma solo per una forte crescita nell’eolico e nel settore delle tecnologie intelligenti, ossia smart grid, storage, veicoli elettrici e digitalizzazione.

I volumi investiti in fotovoltaico infatti sono calati di netto rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, principalmente per due fattori: la brusca frenata impressa da Pechino al mercato cinese, che pesa per oltre la metà di quello mondiale, e il calo dei prezzi che si traduce in meno investimenti a parità di potenza installata rispetto a un anno fa.

A mostrarlo è il consueto rapporto semestrale di Bloomberg New Energy Finance (sintesi allegato in basso): da gennaio a giugno 2018 gli investimenti in energia pulita sono arrivati a 138,2 miliardi di dollari, l’1% in meno rispetto allo stesso periodo del 2017.

Il fotovoltaico, come detto, vede un calo del 19% rispetto al primo semestre 2017, a 71,6 mld $.

La Cina, a seguito della decisione governativa di rivedere al ribasso incentivi e obiettivi, ha visto un calo degli investimenti in FV del 29%, a 35,1 miliardi di dollari. E questo nonostante l’effetto della frenata governativa, secondo Bloomberg, si sentirà a pieno solo nel secondo semestre.

La nuova politica cinese “si sta traducendo in una sovracapacità produttiva a livello globale, che porterà a sua volta a una contrazione dei prezzi dei moduli FV più marcata del previsto: se prima dell’approvazione delle nuove politiche cinesi indicavamo nel 2018 una riduzione del 27%, adesso stimiamo un -34% fino a 24,4 $cent/W a fine anno”, spiega l’analista di BNEF Pietro Radoia (che avevamo intervistato di recente proprio su questo).

A compensare il rallentamento del FV (vedi grafico sotto) c’è un’accelerazione dell’eolico: nei primi sei mesi del 2018 c’è stato un aumento degli investimenti del 33% a 57,2 mld $, spinto da diversi grandi progetti negli Stati Uniti a Taiwan e dall’India verso i Paesi Bassi e la Norvegia.

Tra le operazioni principali gli 1,5mld $ per il parco eolico Borssele 3 e 4, per 731,5 MW nelle acque olandesi,  il miliardo per il progetto a terra da  478MW di Hale County in Texas e i 627 milioni per il progetto Formosa 1 Miaoli da 120 MW, primo impianto eolico offshore nel mare di Taiwan.

Particolarmente vivace per l’eolico il mercato Usa con gli sviluppatori che si affrettano a finire i progetti in tempo per qualificarsi per il tax credit federale: 17,5 mld $ investiti, in crescita del 121% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il mercato del vento cinese è stato invece stabile, con un aumento del 4% a  17,6 mld $ nel primo semestre.

Notevole anche l’aumento di investimenti nelle “tecnologie intelligenti per l’energia” (smart grid, storage, veicoli elettrici e digitalizzazione: + 64% su base annua, a 5,2  mld $).

Tra le operazioni segnalate, l’offerta pubblica da 852,5 milioni di dollari per il produttore cinese di batterie agli ioni di litio Contemporary Amperex Technology, o CATL, e i 795 milioni di investititi nella casa cinese specializzata in veicoli elettrici Youxia Motors, mentre un’altra cinese degli EV,  Future Mobility Corporation, ha raccolto 500 milioni.

A livello geografico (grafico sotto), la Cina, nonostante una contrazione del 15%, restata nel semestre di gran lunga il primo investitore mondiale con 58,1 mld $, seguita da Usa (+31% a 28,8 mld $), Europa (+8% a 16 mld $) e India (+22% a 7,4 mld $).

Nel Vecchio Continente spicca il boom della Spagna (+652% a 1,5 mld $), mentre scendono gli investimenti in Germania (-77% a 1,3 mld $), Francia (-13% a 1,3 mld $) e UK (-51% a 664 mld $). Questo il grafico sull’Italia: