Nella stessa giornata in cui il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, annunciava il nuovo obiettivo di riduzione delle emissioni inquinanti al 2030 (-55% rispetto ai livelli del 1990), il Parlamento Ue votava per includere il gas fossile nei progetti che potrebbero ottenere i finanziamenti del Just Transition Fund (JTF).

Riaprendo così una ferita che sembrava essersi almeno in parte rimarginata quando, lo scorso giugno, il Consiglio dell’Ue, l’organismo che riunisce i rappresentanti dei singoli governi nazionali e detiene il potere legislativo insieme all’Europarlamento, aveva espresso una posizione contraria, decidendo di escludere esplicitamente il gas (e il nucleare) dalle tecnologie finanziabili con il JTF.

Il fondo per la transizione “equa”, ricordiamo, dovrebbe aiutare i paesi Ue ad abbandonare gradualmente l’uso di combustibili fossili per puntare, invece, sulle fonti rinnovabili.

Ma una recente analisi del think-tank Ember ha evidenziato che una vasta fetta del JTF rischierà di essere spesa in progetti che riguardano le fonti fossili, perché molti paesi che oggi dipendono dal carbone (Germania e Polonia ad esempio) e che riceveranno parecchi soldi dal fondo, in realtà continueranno a usare carbone anche dopo il 2030 e hanno pianificato di costruire nuovi impianti a gas.

Nella posizione negoziale approvata ieri (mercoledì 16 settembre) sul JTF, gli eurodeputati hanno previsto una deroga per gli investimenti in attività collegate al gas naturale, con alcune limitazioni.

Gli investimenti nel gas, infatti, dovranno interessare le regioni che dipendono fortemente dall’estrazione e dalla combustione di carbone/lignite e dovranno essere in linea con la nuova tassonomia che permette di distinguere gli investimenti sostenibili sotto il profilo ambientale, da quelli che invece non lo sono.

In particolare, dovrà essere rispettato il principio di “non arrecare danni significativi” contro il clima.

Ma la “battaglia” sul gas resta aperta.

Difatti, il Parlamento avvierà i negoziati istituzionali con la Commissione e il Consiglio sulla posizione votata in plenaria a Strasburgo, quindi le cose potrebbero ancora essere modificate.

Le associazioni ambientaliste – in particolare il WWF, citato dall’agenzia EurActiv – hanno criticato il voto dell’Europarlamento, affermando che gli investimenti nel gas rischiano di aumentare i costi della transizione energetica e di “bloccare” l’Europa in asset produttivi (gli impianti fossili) inquinanti e destinati a perdere valore a causa della concorrenza delle risorse rinnovabili.

Il verde Pascal Canfin, presidente della commissione ambiente dell’Europarlamento, ha cercato di vedere il bicchiere mezzo pieno, spiegando che saranno ammessi solo pochi progetti nel gas e che questi progetti contribuiranno a ridurre le emissioni di CO2, rispetto al carbone, almeno nel breve periodo.