La strategia energetica Usa mette nel mirino l’Italia

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Il messaggio del vice assistente del presidente Trump a un convegno Aiee: “Vogliamo esportare più gas e petrolio verso Roma e l’Ue”. Pichetto non conferma esplicitamente il dialogo, ma parla di ipotesi d’acquisto centralizzato per i gasivori con garanzia statale.

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Non capita spesso di poter comprendere meglio la politica energetica statunitense attingendo da una fonte diretta della Casa Bianca che, tra l’altro, si rivolge all’Italia.

È ciò che è avvenuto oggi, 12 maggio nella sede del Gse, in occasione di un convegno sulla crisi in Medio Oriente organizzato dall’Aiee.

Per l’occasione Jarrod Agen, vice assistente del presidente americano e direttore esecutivo del Consiglio nazionale per la “dominanza energetica”, è intervenuto con un videomessaggio ai partecipanti.

“La cosa più importante che voglio trasmettere è quanto l’energia sia fondamentale per tutto ciò che sta accadendo nel mondo. Questa è la chiave di ciò che ha fatto Donald Trump: ha davvero messo l’energia al centro di tutto, al centro dell’economia, della sicurezza e delle relazioni internazionali”, ha spiegato il rappresentante della Casa Bianca, un tecnico di lungo corso dei Repubblicani, con alle spalle incarichi istituzionali e di comunicazione, ma, a quanto ci risulta nessuna esperienza specifica in campo energetico.

Agen ha sottolineato come gli Stati Uniti siano diventati “il maggiore produttore mondiale di petrolio e gas naturale”.

Washington non intende fermarsi qui: “Vogliamo anche esportare verso i nostri amici alleati ed è qui che il rapporto con l’Italia è fondamentale. Quando la premier Meloni è venuta qui l’anno scorso è stato un fattore chiave delle relazioni. Uno dei risultati principali è stato aumentare l’esportazione di gas naturale americano verso l’Italia ed è ciò che stiamo facendo. Ciò che vogliamo fare ora è espandere ulteriormente questa collaborazione e rafforzare il rapporto con aziende e Governo italiano”.

Una strategia globale, quella americana, se si considera che il direttore per la “dominanza energetica” è da poco rientrato dal suo secondo viaggio in Venezuela: “Abbiamo iniziato concretamente a firmare accordi. Abbiamo visto aziende americane, europee e italiane. Eni è presente lì da tempo e sta cercando di espandere le partnership e i rapporti”.

E poi c’è ovviamente il Medio Oriente, dove “stiamo lavorando con i nostri alleati nella regione, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Qatar e Bahrain. I rapporti con loro sono ulteriormente rafforzati. Dal punto di vista energetico la cosa fondamentale è che sappiamo di dover esportare di più dagli Stati Uniti per aiutare alleati come l’Italia e molti Paesi europei che potrebbero essere dipendenti dal petrolio e dal gas provenienti dal Medio Oriente”.

A tal riguardo, “negli ultimi mesi ho lavorato molto con ambasciatori e interlocutori europei per capire cosa possiamo fare nel breve termine per aumentare rapidamente l’offerta di gas e petrolio verso l’Europa e l’Italia, contribuendo così a ridurre i costi. Quando lo stretto sarà aperto i prezzi inizieranno a diminuire ed è questo che tutti vogliono vedere. Dunque, stiamo lavorando duramente per arrivarci il prima possibile”.

Infine l’opinione del vice assistente di Trump su rinnovabili e mobilità elettrica. “Noi siamo molto favorevoli a quello che chiamano ‘base power’, cioè la potenza di base stabile e continua. Quindi petrolio e gas, ma ci piace anche il nucleare. Il focus della Casa Bianca non è sulla transizione energetica, ma ciò che vogliamo è semplicemente più energia, più potenza disponibile”.

La posizione dell’Italia e le richieste dell’industria

Presente nel corso dell’evento Aiee anche il ministro della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che a margine del convegno è stato direttamente interpellato sul dialogo Usa-Italia per una maggiore fornitura di commodity fossili.

Il titolare del Mase non ha esplicitamente confermato le parole di Jarrod Agen, sottolineando più genericamente l’esigenza nazionale di risorse a buon prezzo.

Risorse di cui approfitterebbe volentieri la manifattura italiana, rappresentata sul palco del Gse da Aurelio Regina, vicepresidente per l’Energia di Confindustria. “Noi consumiamo circa 65 miliardi di metri cubi di gas, di cui i gasivori coprono poco più del 10%. Su questo ammontare, se vogliamo tutelare industrie fondamentali, credo si debba trovare una strada di approvvigionamento”.

Proprio su questa indicazione di Regina è stato interpellato il ministro Pichetto Fratin, sempre a margine dell’evento, che ha parlato di valutazioni in corso su alcune ipotesi.

“Se si riescono a fare contratti di lungo periodo con alcuni Paesi e compagnie, dando una garanzia d’acquisto anche pubblica, si riescono a spuntare prezzi con fornitura diretta che superano il Ttf. Potrebbero essere forme di acquisto centralizzato o comunque di gruppi di imprese, se necessario con garanzia statale per salvaguardare l’operazione se venisse meno uno degli acquirenti”.

Tornando agli interventi della giornata, il vicepresidente di Confindustria ha indicato cinque punti fondamentali su cui dovrebbe basarsi la futura politica energetica italiana:

  • ridurre strutturalmente il costo dell’energia per le imprese con il disaccoppiamento tra prezzo gas ed elettrico; questo perché “il beneficio delle rinnovabili, sempre crescente, deve arrivare al consumo delle industrie”;
  • intervenire sul gas con strumenti come gas release e interrompibilità;
  • l’Ets “che ha dato un grande contributo alla decarbonizzazione, ma ha bisogno di una sua revisione per non essere solo una tassa”;
  • migliorare le infrastrutture energetiche, giudicate “un asset strategico per l’interesse pubblico” (si veda L’Ue prepara il declino delle reti gas, mentre in Italia cresce l’infrastruttura).
  • decisa accelerazione sulle rinnovabili e Confindustria, a tal proposito, “lavorerà con Regioni e operatori sul tema delle aree idonee” (sul punto Pichetto ha riferito che sul Dl 175/2026 per le aree idonee ci sono “problemi operativi che dovremmo correggere con norma primaria”).

Nelle sue conclusioni Aurelio Regina ha aggiunto un punto che è più un auspicio: “Va ripreso il tema della riforma costituzionale per togliere l’energia dalle materie concorrenti”.

Dopo la strategia dei governi nazionali e quella invocata dall’industria nazionale, il convegno Aiee ha approfondito anche le scelte di programmazione delle utility in questa fase di crisi internazionale.

“In un contesto di forte volatilità, la strategia di A2A punta su una visione di lungo periodo con un piano industriale a dieci anni che guarda al contempo lo scenario al 2050”, ha spiegato Lorenzo Giussani, direttore strategia e crescita della società.

“I driver di questo percorso sono la riduzione dei consumi e l’elettrificazione, che permettono di risolvere il trilemma energetico e accogliere trend emergenti come lo sviluppo dei data center. In questo scenario le rinnovabili agiscono da abilitatori se realizzate in modo sostenibile e competitivo. In un mercato della generazione sempre più frammentato, il ruolo delle utility sarà quello di system integrator: grazie alla capacità di gestire la flessibilità, realtà come A2A saranno il punto di connessione tra i diversi soggetti del mercato, guidando il sistema verso un modello energetico più evoluto e integrato”.

Infine, “oltre al fotovoltaico, la transizione richiede il supporto a tecnologie già pronte: eolico e in particolare repowering, waste-to-energy e sblocco dell’idroelettrico. Solo così otterremo un mix energetico più competitivo ed efficace”.

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