Stili di vita e consumi, quanto contribuiscono agli obiettivi climatici

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Uno studio misura come le riduzioni di emissioni legate agli stili di vita si relazionino con i piani climatici nazionali e con gli impegni europei. Soprattutto i cambiamenti nelle abitudini alimentari e la riduzione dei voli aerei potrebbero fare una differenza strutturale.

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La riduzione delle emissioni viene spesso raccontata come una storia di tecnologia: piu rinnovabili, batterie più efficienti, reti energetiche più intelligenti, edifici meno energivori. Eppure, un numero crescente di ricerche indica un altro impulso che la politica climatica ha finora tardato a quantificare: i cambiamenti nel modo in cui le persone si alimentano, si spostano e consumano.

Un nuovo studio, sviluppato nell’ambito del progetto di ricerca H2020 FULFILL e pubblicato su Sustainable Futures (link in basso), analizza nel dettaglio il contributo potenziale di questi cambiamenti legati agli stili di vita, mettendo i risultati direttamente in relazione con gli impegni climatici ufficiali dell’Italia e dell’Europa.

Lo studio, sviluppato da Eurac Research insieme al Politecnico di Milano, esamina sei misure di moderazione dei consumi:

  1. riduzione della superficie abitativa pro capite
  2. riduzione delle dimensioni dei veicoli
  3. maggiore condivisione di prodotti e spazi
  4. maggior uso di mezzi come la bicicletta
  5. modifica delle abitudini alimentari
  6. riduzione dei viaggi aerei

Si stima l’entità delle riduzioni di emissioni di gas serra che potrebbero essere ottenute in cinque paesi dell’Ue: Danimarca, Francia, Germania, Italia e Lettonia.

I risultati vengono poi confrontati sia con i piani climatici nazionali di ciascun paese sia con l’impegno complessivo dell’Unione europea nell’ambito dell’Accordo di Parigi.

Ciò che distingue questo studio dai lavori precedenti è precisamente quel confronto. Invece di quantificare il potenziale della sufficienza in astratto, i ricercatori si pongono una domanda più rilevante dal punto di vista politico: in che misura queste misure potrebbero realisticamente colmare il divario tra la traiettoria attuale e quella necessaria?

Per tenere conto dell’incertezza, il gruppo di ricerca ha utilizzato due diverse linee di base e due modalità di misurazione dell’impatto, producendo una serie di stime anziché un unico valore. Questo approccio rende i risultati più robusti e più utili per i decisori politici che si trovano ad affrontare scelte concrete.

Due misure emergono con continuità: la modifica delle diete, in particolare la riduzione del consumo di carne, e la diminuzione dei voli aerei. Entrambe comportano riduzioni significative delle emissioni e restano efficaci anche man mano che altri settori si decarbonizzano attraverso la tecnologia. Questo è un dato rilevante, perché l’aviazione e i sistemi alimentari sono tra gli ambiti più difficili da decarbonizzare attraverso la sola via tecnologica.

“Il nostro obiettivo era inserire tutto questo in un contesto di policy: non limitarci ad affermare che la sufficienza è importante, ma mostrare dove e in che misura può fare la differenza nei piani su cui i governi stanno già lavorando. I numeri dimostrano che ciò che mangiamo e quanto voliamo non sono fattori marginali: sono tra le soluzioni più efficaci di cui disponiamo sul lato della domanda”, ha dichiarato Erwin Schau, ricercatore senior presso l’Istituto per le Energie Rinnovabili di Eurac Research e primo autore dello studio.

“L’aspetto alimentare è particolarmente rilevante. Attraverso l’ampia diffusione delle rinnovabili e l’efficienza energetica possiamo decarbonizzare profondamente il nostro sistema energetico attuale e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. Ma ciò che mangiamo ha un forte impatto su quanta terra utilizziamo, quanta acqua consumiamo, quanto metano viene prodotto nell’apparato digerente dei bovini che consumiamo. E già cambiamenti contenuti, quindi non l’eliminazione ma la riduzione, possono avere un impatto significativo”, aggiunge Wolfram Sparber, direttore dell’Istituto per le Energie Rinnovabili di Eurac Research e coautore dello studio.

La ricerca ha utilizzato il framework di modellazione economica MARIO, sviluppato e applicato dal Politecnico di Milano, mentre Eurac Research ha guidato il lavoro di ancoraggio dei risultati agli strumenti di pianificazione climatica europei e nazionali.

Il progetto FULFILL ha ricevuto finanziamenti dal programma di ricerca e innovazione Horizon 2020 dell’Ue nell’ambito del contratto di sovvenzione n. 101003656. La responsabilità esclusiva per i contenuti di questo articolo è degli autori. Questi non riflettono necessariamente l’opinione dell’Unione Europea. Né l’Agenzia esecutiva europea per il clima, le infrastrutture e l’ambiente (CINEA) né la Commissione europea sono responsabili dell’eventuale utilizzo delle informazioni ivi contenute.

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