Crisi climatica, inutili gli obiettivi al 2050 senza misure concrete a breve termine

Le emissioni di CO2 e metano sono aumentate anche nel 2020. Ora si tratta di cambiare la traiettoria di un treno in corsa, sostituendo il suo motore pezzo per pezzo. Impresa difficile senza azioni concrete e immediate.

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Le quantità dei due più nocivi gas serra antropogenici, anidride carbonica e metano, hanno continuato ad aumentare anche nel 2020, nonostante i blocchi dell’economia mondiale causati dalla pandemia di coronavirus.

È quanto ha annunciato qualche giorno fa la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) americana, evidenziando ancora una volta la sfida difficilissima cui è chiamata l’umanità: deviare la traiettoria di un treno in corsa, cioè di un modello economico ancora basato sulle fonti fossili, con una forza d’inerzia enorme, senza che si ribalti e prima che raggiunga il precipizio di una crisi climatica davvero devastante.

La media superficiale globale dell’anidride carbonica (CO2) misurata dalla NOAA è risultata di 412,5 parti per milione (ppm) nel 2020, con un aumento di 2,6 ppm durante l’anno. Il tasso di aumento globale è stato il quinto più alto nei 63 anni di monitoraggio della NOAA.

Si stima che la recessione economica abbia ridotto le emissioni di carbonio di circa il 7% durante il 2020. Senza questo rallentamento economico, l’aumento del 2020 sarebbe stato il più alto mai registrato, secondo Pieter Tans, scienziato del Global Monitoring Laboratory del NOAA. Dal 2000, la media globale di CO2 è cresciuta di 43,5 ppm, un aumento del 12%.

La concentrazione atmosferico di CO2 è ora paragonabile a quella del periodo caldo del Medio-Pliocene, circa 3,6 milioni di anni fa, quando il carico di anidride carbonica variava da circa 380 a 450 parti per milione. Durante quel periodo, il livello del mare era circa 24 metri più elevato di oggi, la temperatura media era di circa 2 gradi Celsius più alta rispetto ai tempi preindustriali e grandi foreste occupavano aree dell’Artico che ora sono tundra.

Se il riscaldamento globale continuerà al ritmo attuale, l’innalzamento dei mari e le forti piogge inonderanno molte città un po’ in tutto il mondo, gli incendi e gli uragani diventeranno ancora più distruttivi, e molte altre specie animali e vegetali si estingueranno.

La sfida è complicata perché, anche se teoricamente riuscissimo a ridurre come per incanto le emissioni, non risolveremmo immediatamente tutti i nostri problemi. Così come ci sono voluti decenni affinché i gas serra si accumulassero nell’atmosfera e cominciassero a intrappolare il calore sempre di più, allo stesso modo ci vorranno molti decenni, secoli in realtà, prima che quegli stessi gas si dissipino, una volta che riuscissimo veramente a smettere di pomparli nell’aria.

“È un po’ come se si stesse guidando un treno gigantesco e molto pesante. Tu tiri il freno, ma il treno continua ad andare per un po’”, ha detto a NPR Solomon Hsiang, co-direttore del Climate Impact Lab dell’Università della California, Berkeley.

“C’è una certa quantità di riscaldamento che continuerà a fare sentire i suoi effetti”, anche con tagli drastici alle emissioni di gas serra. Ci vorranno molti decenni prima che le foreste, gli oceani e altri sistemi naturali assorbano tutti i gas serra in eccesso che si sono accumulati nell’atmosfera.

Visto il persistere dei gas serra nell’atmosfera, a meno di salti tecnologici – ad oggi non all’orizzonte – che ci consentano di catturare efficacemente ed economicamente la CO2 direttamente dall’aria, secondo gli scienziati la riduzione delle emissioni non sarà sufficiente a proteggere tutti.

Molte persone avranno bisogno di aiuto per adattarsi a una Terra più calda e mitigare gli effetti più disastrosi del surriscaldamento.

“L’attività umana è all’origine del cambiamento climatico”, ha detto Colm Sweeney, vice direttore aggiunto del Global Monitoring Lab. “Se vogliamo mitigarne gli impatti peggiori, ci dovremo concentrare deliberatamente sulla riduzione delle emissioni di combustibili fossili fino a quasi zero. E anche allora dovremo cercare modi per rimuovere ulteriormente i gas serra dall’atmosfera”.

Stiamo facendo abbastanza?

Più di 100 paesi si sono impegnati ad arrivare a zero emissioni nette nei prossimi 30 anni, secondo la Ong britannica Energy & Climate Intelligence Unit.

Ufficialmente, tutti questi paesi stanno cercando di mantenere i loro impegni. Solo due di loro – il Bhutan, il paese più ricco di foreste della Terra, e il Suriname – sono già neutri dal punto di vista delle emissioni di carbonio. Per le economie più grandi, la transizione sarà più complicata, comporterà profonde riforme, costellate di possibili tensioni politiche e sociali.

C’è bisogno di uno spirito tipo quello evocato dal Presidente americano Robert Kennedy durante la “corsa allo spazio” e un’applicazione al problema stile missione Apollo 11: cioè il gusto e la voglia di fare qualcosa proprio perché è difficile farla, non perché è facile, e remando tutti all’unisono e dalla stessa parte.

Il primo requisito, riportato ad oggi, dovrebbe essere l’affidarsi al consenso scientifico sui mutamenti climatici e l’accettazione di pochi e semplici punti di riferimento fattuali per valutare i progressi nei prossimi pochi anni – cinque o dieci al massimo.

Se si aspetta di vedere cosa succede dopo il 2030 o a metà secolo, sarà sicuramente troppo tardi, visto che siamo già in ritardo adesso e ci troviamo a dover rincorrere obiettivi sempre più stringenti.

“Alcuni annunci dei governi suonano bene per il 2050, ma devono passare 30 anni da ora”, ha detto il direttore esecutivo di Greenpeace International, Jennifer Morgan a NPR.

Le misure a più breve termine sono importanti per capire se i leader mondiali stanno mantenendo i propri impegni. “Promettere quello che faremo entro il 2050 va bene, ma non è abbastanza”, ha detto a Bloomberg News Inger Andersen, direttore esecutivo del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite. “Abbiamo bisogno di vedere le convenzioni dell’Onu tradotte in piani d’azione reali su ciò che faremo nel 2021, 2022, 2023, fino al 2050″.

È cosi. Si tratta di cambiare la traiettoria del treno e sostituire il suo motore pezzo per pezzo, mentre è in movimento, un po’ come la mitica nave di Teseo, ricostruendola pezzo per pezzo, anno dopo anno, finché non sarà più la stessa nave, o lo stesso treno, sperando così di riuscire a evitare il precipizio.

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