No al pagamento del gas russo in rubli, sì a un tetto Ue ai prezzi del gas, fare del nostro Paese un hub energetico euro-mediterraneo grazie alla diversificazione delle forniture di combustibile, finalizzata a ridurre la dipendenza da Mosca.

Sono le valutazioni più importanti che si leggono nella relazione del Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica), approvata nella seduta di ieri, mercoledì 27 aprile, per quanto riguarda le conseguenze del conflitto russo-ucraino sulla sicurezza energetica nazionale.

La richiesta della Russia di pagare il gas in valuta locale, si legge nella relazione (neretti nostri nelle citazioni), “risulta non praticabile” sia per le forniture già contrattualizzate sia per la stipula di nuovi contratti, perché “i Servizi per gli affari legali della Commissione europea e del Consiglio europeo hanno infatti stabilito che tale modalità di pagamento si configura in conflitto con le misure sanzionatorie già in essere”.

Inoltre, “la modalità di pagamento prevista dalla Federazione Russa sarebbe tale da consentire al Paese esportatore di modificare il reale costo della materia prima, potendo la Banca centrale russa in ogni momento stabilire il tasso di cambio tra Euro e Rublo”.

Più in generale, secondo il Copasir, è necessario elaborare un piano coordinato a livello Ue per fronteggiare una eventuale interruzione delle esportazioni russe di combustibili fossili.

Intanto, nel breve e medio termine, “non è da escludere una produzione termoelettrica da olio o da carbone, come previsto dal Piano di emergenza del sistema italiano del gas naturale”; una misura di questo tipo è attesa nel nuovo decreto Energia che dovrebbe entrare in Consiglio dei ministri lunedì prossimo, 2 maggio.

Tra le alternative di emergenza al gas russo si citano le seguenti:

  • 9-10 miliardi di metri cubi aggiuntivi di gas algerino come da recente accordo Eni-Sonatrach;
  • leggero incremento dei flussi tramite il gasdotto Tap (1-2 miliardi di mc in più);
  • massimizzare utilizzo dei 3 rigassificatori nazionali aumentando le importazioni di Gnl (circa 6 miliardi di mc).

Tra gli interventi più strutturali realizzabili entro 4-5 anni invece si parla di:

  • incrementare la capacità di rigassificazione con unità galleggianti (Floating Storage and Regasification Units, FSRU) e con potenziamenti degli impianti a terra;
  • raddoppiare la capacità del gasdotto Tap da 10 a 20 mld mc/anno;
  • costruire il gasdotto Eastmed-Poseidon (10-20 mld mc/anno al pari del Tap);
  • puntare su biometano e produzione di gas dai giacimenti nazionali; il biometano in particolare potrebbe valere 2-3 mld di mc al 2026.

Per il Copasir poi “andrebbe sostenuto il progetto di realizzazione di un gasdotto Spagna-Italia tra Barcellona e Livorno”, che consentirebbe di trasportare il gas dal vasto e attualmente sottoutilizzato sistema dei rigassificatori spagnoli.

Le misure per le rinnovabili

In tema di energie pulite, secondo il Copasir “si può prevedere uno sviluppo di progetti relativi a fonti rinnovabili per una nuova capacità elettrica installata fino a 8 GW/anno“.

Tuttavia, “si rende fondamentale fare ricorso ad ogni misura di semplificazione e di accelerazione, anche cogliendo le indubbie opportunità rese disponibili dai fondi del Pnrr e traendo spunto dalle migliori esperienze conseguite dallo strumento del commissariamento unico nella costruzione di infrastrutture rilevanti”.

Inoltre, “lo stesso strumento della Conferenza dei Servizi […] può costituire la sede idonea per valutare, confrontare e ricercare una sintesi costruttiva tra i vari interessi in gioco, evitando paralisi decisionali o inerzie burocratiche“.

La priorità quindi è semplificare le autorizzazioni per nuovi impianti a fonti rinnovabili e per le opere di rete (capacità di trasporto e connessione); queste ultime potrebbero essere accelerate “svincolando il Piano di sviluppo di Terna dalla valutazione ambientale strategica (Vas) e con altri interventi di semplificazione procedurale che dovrebbero riguardare anche i sistemi di accumulo per aumentare così la capacità complessiva di stoccaggio”.

Tra le possibili soluzioni condivise a livello europeo, si cita in particolare la fissazione di un tetto massimo Ue per il prezzo di acquisto del gas, perché eventuali “misure nazionali potrebbero determinare dinamiche concorrenziali tra i diversi mercati ed effetti controproducenti per la sicurezza energetica del Paese che le adotta”. Si raccomanda anche un intervento comune per il riempimento coordinato degli stoccaggi gas.

Altro intervento da stimolare a livello comunitario “è quello volto a superare l’attuale sistema di barriere tariffarie legate ai transiti del gas attraverso i diversi Paesi membri prima di giungere in quello di destinazione”. È il cosiddetto pancaking, cioè la stratificazione dei costi di trasporto, “che vede peraltro il nostro Paese come uno di quelli maggiormente svantaggiati”.

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