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Cooperative rinnovabili per il teleriscaldamento

Quasi 400 consumatori uniti in una cooperativa gestiscono una rete di teleriscaldamento alimentata a fonti rinnovabili: l’esempio austriaco di Bockfließ, replicabile in piccole e medie realtà italiane.

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Si potrebbero definire come una delle più antiche forme di organizzazione economica: il principio centrale delle cooperative è l’auto-aiuto di comunità.

Questo tipo di forma societaria, caratterizzata anche da una responsabilità limitata, sta prendendo sempre più piede nel campo energetico.

La cooperativa come forma giuridica si concentra su progetti che solitamente non mirano a massimizzare i profitti, anche se il loro ottenimento non è escluso. Un approccio tipico di questa soluzione societaria è quello di reinvestire gli eventuali profitti generati in nuovi servizi per la cooperativa stessa e per i suoi membri.

Cooperative di calore

Nel campo del teleriscaldamento, le cooperative che gestiscono reti di calore sono molto comuni in Danimarca e in Trentino-Alto Adige, ma diversi esempi sono attivi anche nei Paesi di lingua tedesca.

Proprio in uno di questi territori, l’Austria, è stato realizzato l’esempio che vogliamo descrivere.

Prima di addentrarsi nei dettagli del caso reale vediamo ancora qualche caratteristica della forma societaria cooperativa, facendo riferimento soprattutto alla normativa austriaca, a cui il caso di questo articolo si riferisce.

I suoi organi principali sono normalmente l’assemblea generale, il consiglio di amministrazione e il consiglio di vigilanza. L’assemblea è aperta a tutti i soci, mentre il consiglio di amministrazione e il consiglio di sorveglianza sono eletti dagli stessi soci.

Quando c’è un gran numero di soci, la cooperativa offre regole semplici per entrare e uscire dalla cooperativa. Un altro elemento centrale è che tutti i soci della cooperativa hanno pieno ed eguale diritto di parola.

La gestione vera e propria è affidata al consiglio di amministrazione che, comunque, risponde all’assemblea generale e, quindi, a tutti i partecipanti alla società. Per le cooperative più grandi, il consiglio di amministrazione è controllato anche da un consiglio di vigilanza (o di sorveglianza).

Quasi 400 consumatori

Le cooperative sono adatte come forma di partecipazione, indipendentemente dal fatto che il promotore dell’iniziativa sia un fornitore di calore o un singolo cittadino.

Questa forma giuridica appare particolarmente vantaggiosa per le reti di riscaldamento di piccole e medie dimensioni. In questo caso, infatti, la motivazione che spinge i cittadini consumatori a partecipare a queste società è spesso il fatto che, pur avendo la voglia di sostenere la transizione energetica nel proprio territorio, non hanno la possibilità di installare un loro impianto a fonti rinnovabili, ad esempio un impianto solare termico sul tetto della loro abitazione.

Ed ecco l’esempio austriaco particolarmente interessante della cooperativa di teleriscaldamento (Fernwärmegenossenschaft in tedesco) di Bockfließ. Si tratta di un Comune con poco più di 1.000 abitanti situato nel distretto di Mistelbach, nella regione della Bassa Austria, a circa una trentina di chilometri da Vienna in direzione nord-est.

La cooperativa, costituita già nel 2013, è formata da 385 soci, tutti consumatori di calore allacciati alla rete locale di teleriscaldamento e rappresentanti quasi il 40% della popolazione totale del Comune.

Più di 6 milioni di euro in ballo

Ognuno dei membri per aderire alla cooperativa ha dovuto versare una quota minima davvero contenuta, pari a 364 euro.

Si sottolinea, inoltre, che il periodo minimo previsto per la permanenza delle quote nel bilancio cooperativo è pari a 10 anni. L’investimento totale raccolto grazie alla partecipazione dei consumatori e che ha permesso la realizzazione della rete di teleriscaldamento e della sua relativa centrale di produzione, è stato pari a 6,5 milioni di euro.

Andando più nel dettaglio proprio della produzione termica, la centrale di teleriscaldamento, situata al numero 2213 di una strada che si chiama proprio “Via del teleriscaldamento”, è composta da due caldaie alimentate a biomassa.

La prima, con una potenza di targa pari a 2,5 MW termici, è una caldaia a paglia, mentre la seconda, con una taglia di 1,7 MW termici, utilizza cippato di legna. La centrale termica, infine, è completata da un boiler a olio combustibile con una potenza di 1,75 MW, impiegato esclusivamente come caldaia di emergenza oppure per coprire particolari picchi nella domanda di calore da parte degli utenti.

Tutto a biomassa

L’80% del calore destinato alla rete teleriscaldamento di Bockfließ è coperto dalla caldaia a paglia, mentre il restante 20% è prodotto dal boiler a cippato.

Il consumo massimo di paglia è pari a circa 1 tonnellata all’ora, un combustibile che proviene dalle comunità vicine e, naturalmente, da Bockfließ.

Per quanto riguarda la caldaia a cippato di legna, caratterizzata da una camera di combustione con temperatura massima di 1.100 °C, l’alimentazione è realizzata tramite un pavimento mobile ad azionamento idraulico che trasporta il cippato dal silo e poi attraverso un tunnel alla griglia mobile della camera di combustione.

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