“In Italia la crescita dell’energia pulita continua a essere troppo lenta con una media delle installazioni all’anno dal 2015 ad oggi di appena 459 MW di solare e 390 di eolico e a ritmi inadeguati rispetto a quanto la Penisola potrebbe e dovrebbe fare per rispettare gli impegni nella lotta ai cambiamenti climatici. Continuando così gli obiettivi fissati dal Pniec al 2030 verrebbero raggiungi con 20 anni di ritardo”.

Lo ha detto Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente che ha presentato il rapporto Comunità Rinnovabili 2020, che quest’anno illustra lo scenario della generazione distribuita in Italia e le scelte per il recepimento della Direttiva su comunità energetiche e prosumer.

I terreni agricoli e la crescita (lenta?) del FV in Italia

Tra le dieci proposte elaborate da Legambiente per far crescere le rinnovabili, il miglioramento della qualità dell’aria e la vita dei cittadini, spicca la “promozione di progetti di agrovoltaico”, attraverso nuove regole per l’integrazione del fotovoltaico in agricoltura e nuovi incentivi per gli agricoltori nell’ambito della PAC (Politica Agricola Comune).

Si tratta di una proposta la cui bontà è supportata anche da diverse ricerche scientifiche (vedi anche il recente articolo su QualEnergia.it).

La necessità di identificare aree idonee all’installazione di impianti FV è anche la prima preoccupazione e il primo degli otto suggerimenti che arrivano da Italia Solare (vedi sotto).

Emilio Sani, in rappresentanza dell’associazione, ritiene che l’installazione di impianti fotovoltaici su aree agricole dovrebbe essere agevolata, “purché ciò avvenga con la protezione del paesaggio rurale e della produzione agricola, senza limitazioni restrittive che vincolino l’utilizzo alle sole aree inidonee ad altri usi”.

“Se così non fosse – ha concluso – sarebbe impossibile l’attuazione degli obiettivi comunitari perché con i soli impianti a tetto non ci riusciremo”.

Luca Benedetti, coordinatore del Piano Nazionale Energia e Clima (PNIEC) per il GSE, anticipando alcuni dati in via di pubblicazione nel Rapporto statistico sul FV, ricorda che sono 880mila gli impianti FV installati oggi in Italia, sebbene gran parte di piccola taglia, con una potenza installata di quasi 21 GWp e con una crescita nell’ultimo anno di circa 750 MWp, un dato superiore alla crescita dell’anno precedente.

Nonostante questo parco impianti, Benedetti concorda sull’opportunità di individuare aree dove realizzare nuovi impianti FV a terra e su capannoni industriali. “C’è in ballo la discussione sui terreni agricoli – aggiunge – ma credo che bisognerà soprattutto facilitare l’installazione di impianti FV sull’edificato, anche per sfruttare le superfici esistenti, anche se, va detto, che non basteranno da sole per raggiungere gli ambiziosi obiettivi del PNIEC”.

Il dibattito sul consumo di suolo e sulla concorrenza dell’uso del terreno per fini agricoli e energetici è destinato a restare al centro dello sviluppo futuro della tecnologia FV in Italia (vedi anche Fotovoltaico a terra e consumo del suolo, cosa ci dicono i dati).

Un rischio è che, sebbene FV e agricoltura possano coesistere, gli agricoltori potrebbero rinunciare alla coltivazione dei terreni, paghi del ricavato dalla produzione energetica. Si tratta di effetti collaterali da considerare con attenzione, come quelli che si erano verificati a seguito dell’introduzione degli incentivi sul biogas tra il 2005 e il 2015, quando tante aziende agricole avevano sostituito le colture destinate al foraggio per gli allevamenti con colture energetiche

Il rappresentante del GSE ha poi evidenziato che il fotovoltaico la fa da padrone anche nell’autoconsumo: il 75% dell’autoconsumo da rinnovabili in Italia proviene, infatti, dal solare FV. Tuttavia, nel complesso solo il 20% dell’energia elettrica autoconsumata proviene da fonti rinnovabili, con un 80% prodotta da fonti fossili.

L’autoconsumo elettrico italiano oggi ammonta a circa 30 TWh, pari quasi al 10% dei consumi nazionali, con un trend di crescita di circa 1 TWh all’anno.

Chiarezza normativa e semplificazione per comunità energetiche e autoconsumo collettivo

Per raggiungere gli ambiziosi obiettivi del Pniec e, al contempo, dare benefici ai cittadini, Italia Solare ha avviato un’interlocuzione costante con le istituzioni nazionali ed europee per migliorare l’impianto normativo in materia di produzione e consumo collettivo di energia.

Emilio Sani ha spiegato che la direttiva sulle Comunità Energetiche prevede che il periodo che va da febbraio 2020 fino a sessanta giorni dopo il suo recepimento debba essere dedicato alla sperimentazione. Ed è ciò che sta facendo l’Italia, operando su due direttrici principali: l’autoconsumo collettivo (condominio) e le comunità di energia rinnovabile (gruppi di utenti collegati alla stessa rete di BT).

Questo in estrema sintesi il quadro di riferimento: per entrambi le direttrici è prevista la possibilità di installare impianti condivisi fino a 200 kWp, in BT/MT sui condomini e in BT per le comunità di energia rinnovabile (CE), di proprietà libera, con incentivi maggiori per il consumo istantaneo dell’energia prodotta. Sono cumulabili l’incentivo per la realizzazione dell’impianto e quello per l’autoconsumo.

Le comunità energetiche sottostanti a diverse cabine di BT/MT dovranno realizzare impianti diversificati. Il GSE eroga l’incentivo al produttore, mentre la restituzione dei benefici della condivisione viene pagata a un referente della comunità.

Secondo Sani la nuova normativa è decisamente migliorativa rispetto al sistema dello “scambio sul posto” attualmente in vigore, perché “il consumo locale è più efficiente e socialmente sostenibile, essendo gli utenti incentivati a consumare energia rinnovabile contestualmente alla sua produzione. Inoltre, la restituzione dei benefici della condivisione può essere destinata ai soggetti più deboli del condominio o della comunità che è spinta ad aggregarsi favorendo eventualmente un ulteriore sviluppo locale”.

Anche dal punto di vista economico la situazione migliora: il contratto sarà di lunga durata, gli incentivi sono senza procedura di gara, i ricavi sono certi e prevedibili, le detrazioni fiscali sono cumulabili con gli incentivi.

Naturalmente, si è spiegato, ci sono aspetti che dovranno essere migliorati e per i quali, come detto, Italia Solare avanza diversi suggerimenti qui elencati:

E la politica che fa?

Gianni Girotto, presidente della Commissione Industria del Senato, autore e promotore dell’emendamento al Milleproroghe che ha permesso lo sblocco di questi interventi, ha messo in evidenza la necessità di un importante cambiamento culturale da parte dei cittadini, che dovranno assumere la responsabilità della produzione e del consumo di energia rispetto al vecchio ruolo passivo di mero consumatore.

A questo riguardo, il senatore ritiene che bisognerà fare molti interventi di sensibilizzazione e formazione.

“Il fermo determinato dall’emergenza Covid ha rallentato le attività del MiSE e di Arera sul tema. Vanno deteminati, da una parte, gli oneri tecnicamente non applicabili e, dall’altra, l’incentivo. Ma ormai siamo in dirittura d’arrivo”.

“Grazie a nuovi emendamenti presentati al Decreto Rilancio – assicura Girotto — se un condominio beneficerà del superbonus del 110% potrà comunque costituirsi come Comunità Energetica e usufruire degli oneri tecnicamente non applicabili. Allo stesso modo si conferma che la Comunità Energetica non è un soggetto commerciale e pertanto dovrà essere agevolata”.

Girotto inoltre annuncia che la Commissione Industria del Senato, insieme alla Commissione Ambiente, sta inserendo nel Decreto Semplificazioni alcuni emendamenti che ricalcano i suggerimenti avanzati da Italia Solare. Questi saranno inseriti anche come emendamenti nella legge di Delegazione europea.

E le comunità energetiche in Europa?

“Dall’Austria al Belgio alla Francia, fino al Portogallo e alla Spagna, che si è distinta per uno sviluppo normativo molto interessante ma che si è poi incastrata su normative condominiali arcaiche, assistiamo a uno sviluppo ancora frenato, perché non sono state definite bene le regole”, ha detto Riccardo Battisti di Ambiente Italia, che in qualità di partner di un progetto Ue ha potuto approfondire le esperienze europee rispetto al recepimento della direttiva sulle Comunità Rinnovabili.

“Si tratta – ha spiegato – ancora di modelli prettamente commerciali, spesso limitati al solo condominio, o di comunità energetiche con ben poche ricadute economiche e sociali su scala locale”.

Alla luce di tali esperienze, Battisti ritiene che l’Italia, anche a partire dagli esempi pionieristici di cui dispone, lavorando bene sulla cornice normativa che promette di essere molto dettagliata, potrebbe fare da apripista conseguendo obiettivi importanti in questo ambito”.