Il nostro Paese è il secondo in Europa, dietro la Germania, per consumo di plastica.

Con 5,9 milioni di tonnellate nel 2020 (quasi 100 kg a persona); il 42% della plastica consumata in Italia viene utilizzato nel settore degli imballaggi e per prodotti usa e getta e poco più del 30% dei rifiuti plastici viene destinato al riciclaggio.

Sono i numeri principali presentati da Ecco – think tank italiano specializzato in analisi su energia e clima – in un rapporto (link in basso) che spiega come decarbonizzare la filiera industriale della plastica, portandola in linea con gli obiettivi ambientali al 2050 (azzeramento delle emissioni nette di CO2).

Il rapporto, redatto in collaborazione con Greenpeace, SPRING – il cluster italiano della Bioeconomia Circolare – e le Università di Padova e Palermo, analizza criticità, soluzioni e scenari futuri.

La visione politica per questo comparto industriale, sottolinea Ecco in una nota, al momento “è insufficiente e questo vuoto va colmato al più presto per dare un indirizzo chiaro agli attori del settore”, perché “il grande ricorso agli imballaggi e la mancanza di proposte legislative nella filiera dell’usa e getta sono due esempi di come si rischi di non orientare l’industria italiana verso attività economiche compatibili con gli obiettivi climatici di lungo periodo”.

Le soluzioni indicate nel rapporto si fondano su tre pilastri:

  • riduzione dei consumi di plastica
  • incremento del tasso di riciclo e di riutilizzo
  • impiego di bioplastiche.

Il rapporto elabora inoltre due scenari al 2050 (politiche correnti e best case) relativi al consumo di plastica in Italia e alle emissioni di CO2 associate a tali consumi.

Nel primo scenario si ipotizza che il consumo di plastica aumenti del 5% ogni sei anni. Nello scenario 2050 best case si assume invece che, grazie all’eliminazione degli imballaggi eccessivi (overpackaging) e alla riduzione delle confezioni monouso in plastica e dei consumi di plastica anche negli altri settori, si riesca a invertire la tendenza di crescita dei consumi, arrivando a 3,8 Mt nel 2050.

Per quanto riguarda le emissioni, nello scenario a politiche correnti si ipotizza che ancora più della metà della plastica immessa sul mercato italiano sia fossile e che la restante plastica sia da materiale riciclato o biobased. Considerando il fine vita, si ipotizza che il 70% dei rifiuti plastici post-consumo vengano riciclati; il resto dei rifiuti viene destinato alla termovalorizzazione o al compostaggio industriale. In tale scenario si ottiene una riduzione delle emissioni del 9% rispetto al 2020.

Nello scenario 2050 best case si ipotizza invece che sul mercato italiano non venga più immessa plastica di origine fossile, ma solamente prodotta da materiale riciclato e biobased.

Accogliendo le sollecitazioni europee verso l’annullamento del deposito in discarica e la riduzione delle emissioni di CO2 tramite incenerimento, si ipotizza che più del 90% dei rifiuti plastici vengano riciclati, grazie a importanti miglioramenti nella raccolta, nella selezione e nel riciclo della plastica. In questo scenario si raggiunge una riduzione delle emissioni del 98% rispetto al 2020.