Clima e rinnovabili in Italia: diamoci nuovi obiettivi e nuovi piani

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Sugli obiettivi 2030 per le rinnovabili siamo in forte ritardo. Carente anche il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Quali obiettivi e strumenti per il nostro paese? Se ne parlerà anche nel corso del "Forum QualEnergia?" il 2 e 3 dicembre.

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L’Italia è ferma sulle rinnovabili. Se non accelereremo raggiungeremo i nuovi target 2030 solo nel 2100.

Occorre rivedere i processi autorizzativi e vanno create le condizioni per favorire il consenso a livello locale.

Certamente dovremo rivedere il Piano nazionale energia e clima per renderlo coerente con i nuovi obiettivi europei di riduzione del 55% delle emissioni al 2030 rispetto ai livelli del 1990.

Per fare un esempio, la potenza fotovoltaica dovrà passare dagli attuali 21 GW ad un valore compreso tra 65 e 70 GW: un’incredibile accelerazione.

Quello che serve realmente nella redazione del nuovo Piano è dunque la descrizione degli strumenti necessari a raggiungere gli obiettivi e a rimuovere gli ostacoli.

Sarebbe perciò utile che nella redazione, oltre ai Ministeri dello Sviluppo economico, dell’Ambiente e delle Infrastrutture, si aggiungesse anche quello dei Beni culturali. Ed occorrerebbe un impulso forte del Primo ministro.

Il Piano dovrebbe inoltre delineare le opportunità che si aprono per una reindustrializzazione green, puntando sui comparti che saranno strategici. Le risorse europee del Piano nazionale di ripresa e resilienza potranno essere utili per questo processo.

Infine, in passato si parlava della sicurezza degli approvvigionamenti, pensando ai combustibili fossili.

In futuro dovremo ragionare sui metalli e i minerali essenziali per la transizione Green, puntando anche ad organizzarsi per il loro riciclaggio. Insomma, occorre diventare una superpotenza dell’economia circolare, come ci ricorda Ermete Realacci.

E veniamo al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Purtroppo, l’attenzione alla sfida climatica non compare in nessuno dei 13 obiettivi quantitativi di lungo termine descritti nelle Linee guida.

Peraltro, secondo un’analisi indipendente svolta da Vivid Economycs il nostro Piano è considerato il peggiore in Europa sul versante ambientale.

E anche a livello regionale la situazione non è migliore. Nelle proposte della Sicilia c’è il Ponte sullo Stretto, un centro fieristico e spazio per i concerti, una metropolitana a Palermo sullo stesso tracciato su cui si sta realizzando un tram…

Naturalmente bisognerà aspettare le proposte definitive. Pensiamo che conterranno la prosecuzione dell’Ecobonus, la difesa del suolo, gli autobus elettrici, le piste ciclabili.

Sicuramente troveremo una grande attenzione sull’idrogeno. Nelle proposte preliminari del governo, ispirate da Snam, si parla di realizzare 5 GW di capacità di elettrolisi al 2030 con investimenti per 6 miliardi di euro.

Bisogna però chiedersi quali usi saranno realmente sensati in questo decennio prima di capire quanto idrogeno produrre e come (vedi Si fa presto a dire idrogeno. Ritardi e limiti della strategia nazionale).

Inoltre, considerando la presenza ancora marginale dell’industria italiana di elettrolizzatori, non vorremmo che si ripetesse l’errore fatto con il fotovoltaico, con l’importazione massiccia di impianti. Oppure che il risultato finale fosse l’improbabile produzione di idrogeno blu.

Di questi e altri temi si parlerà nel corso del Forum QualEnergia? che avrà come tema “Per una ripresa green”, e che si svolgerà in versione digitale il 2 e 3 dicembre 2020.

L’articolo di Gianni Silvestrini è tratto dal’editoriale del n.5/2020 della rivista bimestrale QualEnergia.

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