In Cina il boom di produzione fotovoltaica tiene basse le emissioni

Nella prima metà del 2025 la produzione da FV ha coperto da sola l'aumento della domanda elettrica nel Paese, contribuendo alla riduzione del 3% delle emissioni del settore energetico. Ma un record di nuova potenza a carbone è atteso per il 2025.

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Le emissioni del settore energetico cinese, principale fonte inquinante nel Paese, sono diminuite del 3% nella prima metà del 2025.

Un calo in larga parte spiegato dall’aumento della produzione elettrica da fotovoltaico, che ha compensato il parallelo aumento della domanda di elettricità, secondo una recente analisi di Carbon Brief.

Il boom dell’energia solare

Nella prima metà del 2025 si è registrato un nuovo record di crescita nella produzione di “energia pulita”, categoria nella quale Carbon Brief include solare, eolico, nucleare e biomasse, escludendo l’idroelettrico.

Nello specifico, la generazione eletrica da solare, eolico e nucleare è cresciuta nella prima metà del 2025 di 270 TWh rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, superando l’aumento di 170 TWh (+3,7%) dei consumi di elettricità. La produzione idroelettrica è invece diminuita del 3% (-16 TWh).

L’aumento della produzione da fotovoltaico ha coperto da solo l’intera crescita della domanda di elettricità (170 TWh). L’eolico è cresciuto di 80 TWh e il nucleare di 20 TWh.

Le fonti a basse emissioni hanno raggiunto una quota del 40% della produzione elettrica complessiva del Paese nella prima metà dell’anno, rispetto al 36% registrato nello stesso periodo del 2024.

Il grafico mostra come la variazione annua della produzione trimestrale di energia elettrica da fonti pulite (sempre escludendo l’idroelettrico) sia arrivata ad eguagliare o superare la variazione della produzione totale di energia elettrica (linea rossa).

La crescita record del FV e la continua espansione dell’eolico, sottolineano gli analisti di Carbon Brief, hanno fatto sì che nella produzione entrambe le fonti abbiano superato l’energia idroelettrica per la prima volta nella prima metà del 2025, come emerge dal grafico in basso.

Nonostante la crescita costante, l’energia nucleare si colloca al momento al quarto posto, con meno della metà della produzione semestrale di ciascuna delle altre tre principali tecnologie non fossili.

All’aumento della produzione da fotovoltaico si è accompagnato un “boom” anche nelle nuove installazioni. La Cina ha aggiunto 212 GW di nuova potenza solare nella prima metà dell’anno, il doppio della quantità installata nella prima metà del 2024, che a sua volta aveva segnato un nuovo record.

Secondo l’indagine quest’anno l’energia solare dovrebbe superare l’eolico (e l’idroelettrico il prossimo) per diventare la principale fonte di produzione di energia pulita in Cina.

Emissioni in calo da energia, cemento e acciaio

La riduzione delle emissioni osservata nella prima metà del 2025 è stata trainata principalmente dal settore energetico, ma con il supporto anche delle industrie dei materiali da costruzione, dell’acciaio e del riscaldamento.

L’uso del carbone nel settore energetico è diminuito del 3,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre il gas è aumentato del 6%, comunque con un conseguente calo del 3,2% delle emissioni per il settore nel suo complesso.

Il grafico in basso mostra nella parte inferiore la riduzione della CO2 derivanti dall’uso del carbone nel settore energetico, insieme al piccolo aumento dovuto alla maggiore produzione di energia elettrica a gas.

Altre variazioni nelle emissioni nella prima metà del 2025, rispetto allo stesso periodo del 2024, sono suddivise per fonte e settore industriale nel resto della figura.

Le emissioni del settore dei materiali da costruzione sono diminuite del 3% e quelle dell’industria metallurgica dell’1%, con il cemento in calo del 4% e la produzione di acciaio del 3%.

Per quanto riguarda ancora l’acciaio si è osservata una diminuzione della quota di produzione tramite forno ad arco elettrico (Eaf), un processo molto meno dispendioso in termini di emissioni e di energia rispetto alla produzione di acciaio primario a base di carbone.

La quota di produzione ad arco elettrico sul totale è scesa dal 10,2% nel 2024 al 9,8% nella prima metà del 2025.

Ciononostante, è notizia dello scorso luglio l’imposizione, a suo modo “storica” da parte del governo centrale di Pechino, di quote prefissate di energia rinnovabile alle aziende energivore produttrici di acciaio, cemento e polisilicio (In Cina le prime quote obbligatorie di rinnovabili per l’industria pesante).

Ma il carbone è ancora preponderante

Nonostante il calo delle emissioni, l’analisi di Carbon Brief prevede per quest’anno un aumento della potenza delle centrali a carbone: entreranno in esercizio circa 90-100 GW, su quasi nuovi 130 GW termici complessivi (la parte restante è da centrali a gas).

I dati del Global Energy Monitor stimano invece 93-109 GW di progetti di energia a carbone in costruzione che potrebbero essere completati quest’anno, ipotizzando un lasso di tempo compreso tra 2,5 e 3 anni tra il rilascio dei permessi e la connessione alla rete.

Ad oggi il record per la maggiore potenza a carbone che la Cina abbia mai connesso alla rete in un anno è di 63 GW nel 2008. Pare quindi probabile che il 2025 vedrà un nuovo record in negativo per il gigante asiatico.

Il carbone è molto richiesto in particolare dall’industria chimica del Paese, che rappresenta l’unico settore rilevante ad aver registrato un aumento delle emissioni nella prima metà dell’anno. L’uso del carbone in questo ambito, sia come combustibile che come materia prima, è aumentato del 20% su base annua.

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