Il boom di profitti delle major del fossile dall’inizio della guerra in Ucraina

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Da febbraio 2022, BP, Shell, Chevron, ExxonMobil e TotalEnergies hanno accumulato utili per 281 miliardi di dollari. Ecco "i principali vincitori del conflitto".

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Da quando l’invasione russa dell’Ucraina ha fatto schizzare i prezzi dell’energia le cinque maggiori compagnie petrolifere mondiali hanno accumulato profitti per 281 miliardi di dollari.

Secondo un’analisi di Global Witness, ong internazionale che si occupa di sfruttamento delle risorse naturali e diritti umani, le “super major” BP, Shell, Chevron, ExxonMobil e TotalEnergies hanno pagato agli azionisti la cifra record di 111 miliardi di dollari nel corso dell’anno appena trascorso: una somma che è circa 158 volte più alta di quella promessa alle nazioni climaticamente vulnerabili al vertice COP28 di Dubai tenutosi lo scorso novembre.

Nel 2022 i dividendi ammontavano a 104 miliardi di dollari, mentre l’Istituto per l’economia energetica e l’analisi finanziaria (Ieefa) stima che nel 2024 – nonostante i prezzi più bassi sul mercato delle materie prime abbiano portato a profitti più contenuti – la quota per gli azionisti sarà ancora più alta. In totale, ad oggi, Shell, BP, Chevron, ExxonMobil e TotalEnergies hanno pagato 200 miliardi di dollari agli azionisti dall’invasione dell’Ucraina.

Secondo gli analisti di S&P Global Market Intelligence (SPMI), i pagamenti record agli investitori dell’industria petrolifera sono stati in gran parte sostenuti da un forte aumento dei riacquisti di azioni proprie, che consentono alle aziende di condividere l’aumento dei profitti con gli investitori senza prendere impegni a lungo termine e contribuiscono a ridurre il numero di azioni sul mercato, per rendere le future politiche dei dividendi più economiche da realizzare.

“Negli Stati Uniti, Chevron guida un programma di riacquisto da 75 miliardi di dollari, seguito da quello di ExxonMobil da 50 miliardi di dollari”, si legge in un report pubblicato lo scorso 8 novembre.

In Europa, invece, Eni ed Equinor hanno aumentato di molto i riacquisti, fino al 20% dei propri flussi di cassa. “Prevediamo che Shell e BP destineranno il 15-18% del flusso di cassa ai dividendi e circa il 25% ai riacquisti nel 2024”, affermano gli analisti SPMI.

Tornando all’analisi di Global Witness, BP e Shell, entrambe con sede nel Regno Unito, hanno realizzato profitti complessivi per 94,2 miliardi di dollari, che la Ong stima siano sufficienti a coprire tutte le bollette elettriche delle famiglie britanniche per un anno e mezzo. I profitti delle 5 “super major” per trimestre sono riportati nella tabella in basso.

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In particolare Shell, che ha realizzato profitti per 58,9 miliardi di dollari dal secondo trimestre del 2022, sta anche per tagliare 200 dipendenti tra il personale che lavora a soluzioni a basse emissioni di carbonio. Il nuovo amministratore delegato entrato in carica all’inizio del 2023, Wael Sawan, vuole spostare l’attenzione dell’azienda verso progetti petroliferi ad alta remunerazione ed espandere la sua attività nel gas come parte di un piano per aumentare i profitti della società. Appena l’anno scorso anche BP aveva tagliato il suo impegno sulle emissioni prevedendo al rialzo la produzione di petrolio e gas nei prossimi sette anni.

Negli Stati Uniti invece, se l’acquisto da 53 miliardi di dollari di Hess da parte di Chevron e l’acquisizione da 60 miliardi di dollari di Pioneer da parte di ExxonMobil ottenessero l’approvazione del governo americano, le loro emissioni combinate aumenterebbero di oltre il 20%, arrivando a un totale più alto su base annua rispetto a quello di Brasile, Australia e Spagna messi insieme.

“Questa analisi mostra che, indipendentemente da ciò che accade in prima linea, sono le major delle fonti fossili i principali vincitori della guerra in Ucraina”, ha affermato Patrick Galey, senior investigator sui combustibili fossili di Global Witness.

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