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Aumento Iva per il pellet, AIEL e FREE: “un emendamento da abrogare”

  • 16 Dicembre 2014

AIEL e FREE chiedono l'abrogazione dell’emendamento che prevede l’aumento dell’Iva sul pellet dal 10 al 22%, che colpirebbe con aggravio dei costi oltre due milioni di famiglie italiane che lo utilizzano e oltre 42.000 unità lavorative, di cui oltre 20.000 impiegate direttamente nella produzione e distribuzione del combustibile legnoso.

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“Diciamo ‘NO’ all’aumento dell’Iva sul pellet, previsto dall’emendamento 3.4111 presentato dal Governo sabato 13 dicembre e approvato dalla Commissione Bilancio del Senato”. È questa la posizione del Coordinamento FREE, Fonti rinnovabili ed efficienza energetica, e di AIEL, Associazione italiana energie agroforestali, sull’aumento del’Iva del pellet dal 10 % al 22%.

“Se questa scelta venisse confermata dall’aula del Senato – argomentano le associazioni – avrebbe gravi effetti per i cittadini e per le imprese”. Oltre due milioni di famiglie in Italia usano il pellet per riscaldarsi, si tratta principalmente di famiglie che fanno parte del ceto medio e popolare, quello che è stato più penalizzato dalla crisi economica (si veda anche Pellet: Iva dal 10 al 22%, una tassa indiretta che colpirebbe oltre 2 milioni di famiglie). Questo aumento dell’Iva andrebbe a pesare, quindi, principalmente sul consumatore finale.

“Inoltre – proseguono AIEL e FREE – l’effetto del provvedimento avrebbe un effetto pesantissimo sul mercato con una decisa contrazione sui consumi di pellet, al punto che il gettito previsto sarebbe decisamente ridimensionato”.

Secondo i dati AIEL, il settore del pellet è particolarmente significativo per l’industria italiana. Sono oltre 42.000 le unità lavorative impiegate annualmente, di cui oltre 20.000 direttamente nella produzione e distribuzione del combustibile. La sola produzione di pellet ha una ricaduta occupazionale pari a 8,3 unità lavorative per milione di euro fatturato, contro 0,5 per i derivati dalla raffinazione del petrolio. Inoltre, l’incidenza del valore aggiunto della produzione di pellet è 7 volte superiore rispetto a quello derivante della raffinazione del petrolio.

Non è superfluo evidenziare che i produttori italiani di apparecchi domestici alimentati a pellet sono oggi leader a scala internazionale, esportando oltre il 35% in Europa e Nord America, contribuendo al prestigio del ‘made in Italy‘ nel mondo. “Le pesanti e negative ripercussioni che subirebbe questo settore manifatturiero, leader per tecnologia e ricerca e sviluppo, che vede oltre 22.000 unità lavorative impiegate, sarebbe un grave danno che il Governo Italiano non può permettersi di legittimare”, dichiarano fermamente le due associazioni.

L’utilizzo del pellet come combustibile contribuisce a diminuire la quota di importazioni di energia dall’estero; è importante nel raggiungimento degli obiettivi europei previsti al 2020 in termini di energia termica rinnovabile e va a sostituire i combustibili fossili, oggetto di unanime critica e contrasto poiché principali responsabili del cambiamento climatico in corso.

“C’è un vero paradosso nelle finalità dell’emendamento, infatti, il gettito previsto dall’aumento dell’Iva andrebbe ad alimentare un fondo per la riduzione della pressione fiscale, come a dire: abbassiamo le tasse attraverso l’aumento dell’Iva di un prodotto di largo consumo”, commentano AIEL e FREE. “L’iniziativa del Governo risulta quindi incomprensibile e impopolare, se non in chiave di una esclusiva ricerca di gettito facile, i cui effetti saranno di solo aggravio nella spesa delle famiglie”, concludono le associazioni.

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