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Allarme siccità in Italia. Bacino del Po in deficit del 61% sulla media degli ultimi 10 anni

Sulle Alpi il 53% in meno di neve. Si preannuncia una situazione critica per i prossimi mesi. Le proposte di Legambiente al governo per affontare la situazione.

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Laghi e fiumi in forte sofferenza, quasi in secca come la scorsa estate, poca neve accumulata in montagna. Questa è la fotografia del paesaggio invernale italiano.

Complici l’aumento delle temperature, superiori ai valori di riferimento, le scarse precipitazioni e a una crisi climatica difficile da ignorare (vedi QualEnergia.it Il forte ritardo dell’Italia sul Piano di adattamento al clima), l‘ondata di siccità nel nostro Paese, da questa estate, non è mai finita.

Inoltre lo scorso anno ci sono stati effetti rilevanti sulla produzione idroelettrica, con una generazione mai così bassa, appena 28 TWh (-37,7% sul 2021) (vedi QualEnergia.it “Siccità e crisi gas, quali rischi per il mix elettrico italiano“).

I corsi d’acqua hanno raggiunto uno stato di severità idrica “media” in tre delle sette autorità di distretto: il distretto idrografico del Fiume Po (vedi foto), quello dell’Appennino settentrionale e quello dell’Appennino centrale.

Preoccupante anche la carenza di neve, con il 53% in meno sull’arco alpino, e in particolare il bacino del Po, con un deficit del 61% rispetto alla media degli ultimi 10 anni. (Fonte: CIMA Research Foundation).

Secondo l’OMS, con oltre 33 miliardi di metri cubi di acqua prelevata per tutti gli usi ogni anno, l’Italia è nel complesso un Paese a stress idrico medio-alto. La nostra nazione utilizza infatti il 30-35% delle sue risorse idriche rinnovabili, con un incremento del 6% ogni 10 anni.

Una tendenza che, unita a urbanizzazione, inquinamento ed effetti dei cambiamenti climatici, mette a dura prova l’approvvigionamento idrico della Penisola.

Secondo i dati diffusi dallo GIEC (Gruppo Intergovernativo degli Esperti sul Cambiamento Climatico), segnala Legambiente in una nota, all’aumento di un grado della temperatura terrestre corrisponde una riduzione del 20% della disponibilità delle risorse idriche.

Le proposte di Legambiente

Per questo l’associazione ambientalista ha lanciato ieri, 20 febbraio, un appello al Governo Meloni, indicando le priorità da mettere in campo a partire dalla definizione di una strategia nazionale idrica che abbia un approccio circolare con interventi di breve, medio e lungo periodo che favoriscano da una parte l’adattamento ai cambiamenti climatici, e dall’altro permettano di ridurre da subito i prelievi di acqua evitandone anche gli sprechi.

Otto i pilastri, per Legambiente, che devono stare al centro di questa strategia idrica nazionale per avviare una road map idrica che abbia come obiettivo la riduzione dei prelievi e degli usi dell’acqua in tutti i suoi settori.

1) favorire la ricarica controllata della falda facendo in modo che le sempre minori e più concentrate precipitazioni permangano più a lungo sul territorio invece di scorrere velocemente a valle fino al mare;

2) prevedere l’obbligo di recupero delle acque piovane con l’installazione di sistemi di risparmio idrico e il recupero della permeabilità e attraverso misure di de-sealing in ambiente urbano; in agricoltura prevedendo laghetti e piccoli bacini;

3) interventi strutturali per rendere efficiente il funzionamento del ciclo idrico integrato e permettere le riduzioni delle perdite di rete e completare gli interventi sulla depurazione;

4) implementare il riuso delle acque reflue depurate in agricoltura, attraverso le modifiche normative necessarie;

5) occorre riconvertire il comparto agricolo verso colture meno idroesigenti e metodi irrigui più efficienti;

6) utilizzare i Criteri Minimi Ambientali nel campo dell’edilizia per ridurre gli sprechi;

7) favorire il riutilizzo dell’acqua nei cicli industriali anche per ridurre gli scarichi inquinanti;

8) introdurre misure di incentivazione e defiscalizzazione in tema idrico, come avviene per gli interventi di efficientamento energetico, per tutti gli usi e per tutti i settori coinvolti.

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