Le città italiane stanno cambiando lentamente, ma la direzione è ormai tracciata: decarbonizzazione, efficienza energetica e rigenerazione urbana.
Per rendere questo processo più rapido ed efficace, sarebbe però necessario un maggiore coordinamento delle strategie a livello nazionale.
A raccontarlo è il Rapporto “Ecosistema Urbano 2025” (allegato in fondo) di Legambiente, giunto alla sua 32ª edizione. Lo studio analizza 106 capoluoghi italiani valutandoli in base a sei componenti ambientali – aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente urbano ed energia – e offre così un quadro dettagliato dello stato della sostenibilità nelle nostre città.
Attraverso specifici indicatori, il rapporto elabora diverse classifiche tematiche e, assegnando punteggi complessivi, consente di confrontare i comuni tra loro in base al livello di sostenibilità, fino a delineare una graduatoria generale delle performance ambientali urbane.
La classifica generale
Nella graduatoria complessiva della sostenibilità urbana, nessuna città italiana raggiunge un punteggio superiore all’80%. Al vertice si collocano Trento, con il 79,78%, e Mantova, con il 78,74%.
All’estremo opposto si trovano tre capoluoghi calabresi – Crotone, Vibo Valentia e Reggio Calabria – che chiudono la classifica con appena il 21,33%. Tra le ultime dieci posizioni compare una sola città non meridionale, a conferma delle difficoltà strutturali che ancora caratterizzano gran parte dei centri urbani del Sud nel rispondere alle sfide ambientali e infrastrutturali.
Il traguardo di una sostenibilità piena, pari al 100%, resta dunque lontano. Secondo gli autori del rapporto, la causa principale è l’assenza di una strategia nazionale coordinata, capace di orientare in modo coerente le politiche locali e promuovere una trasformazione urbana più profonda, sostenibile e resiliente.
Dall’analisi emergono comunque tendenze contrastanti: si registrano progressi nella raccolta differenziata e nella produzione di energia rinnovabile, ma persistono criticità legate allo smog, alle perdite idriche e al consumo di suolo.
Anche il trasporto pubblico mostra segnali di crescita, tuttavia le auto private continuano a dominare le strade italiane – con il record negativo di Reggio Emilia, dove circolano 88 vetture ogni 100 abitanti, mentre la mobilità ciclabile risulta in regressione.
Rinnovabili in crescita, ma con forti differenze territoriali
Uno dei sei indicatori considerati dallo studio per valutare le città è la componente “energia da fonti rinnovabili”.
Il grafico riportato in basso, tratto dal Rapporto, mostra la potenza installata (in kilowatt) degli impianti di energia rinnovabile presenti sugli edifici pubblici dei comuni capoluogo, calcolata ogni 1.000 abitanti.
I dati, aggiornati al 2024, offrono una fotografia chiara del livello di investimento dei territori nella produzione di energia pulita all’interno del patrimonio pubblico (scuole, ospedali, uffici comunali e altre strutture).
Rispetto alle precedenti edizioni, l’indicatore è stato ampliato e considera anche gli impianti geotermici e idroelettrici, offrendo così una visione più completa della diffusione delle rinnovabili.
Le città più virtuose risultano Pordenone (32,56 kW ogni 1.000 abitanti), Padova (30,91 kW) e Pesaro (26,63 kW). In totale sono 22 i capoluoghi che superano la soglia dei 10 kW per 1.000 abitanti, mentre 11 città restano molto indietro, con valori inferiori a 1 kW: si va da Palermo (0,03 kW) a Lucca (0,99 kW), passando per Roma, ferma a 0,70 kW.
Nel complesso, la componente energetica mostra comunque un trend positivo. La potenza installata media nei capoluoghi italiani raggiunge 6,88 kW ogni 1.000 abitanti, in crescita rispetto ai 5,83 kW registrati l’anno precedente. Questo incremento è dovuto in parte all’inclusione di nuove tipologie di impianti, ma anche a un maggiore impegno di molte amministrazioni locali verso la transizione energetica.
Permangono tuttavia aree in ritardo, dove la presenza di impianti rinnovabili sugli edifici pubblici è ancora limitata, spesso a causa di burocrazia, carenza di investimenti o vincoli architettonici. Inoltre, sei città – Caltanissetta, Caserta, Isernia, Macerata, Matera e Trapani – non hanno fornito dati aggiornati almeno fino al 2022.
Per l’attribuzione del punteggio finale delle rinnovabili, il apporto considera anche un “Bonus energia” del 2%, assegnato ai comuni che hanno attivato Comunità Energetiche, che acquistano energia 100% rinnovabile certificata e che dispongono di una rete di teleriscaldamento. Quest’anno il riconoscimento è andato a: Aosta, Bergamo, Bolzano, Cesena, Cuneo, Forlì, Genova, Milano, Modena, Monza, Padova, Ravenna, Reggio Emilia, Torino, Trento, Udine, Verona e Vicenza.
Nel Nord Italia la diffusione degli impianti pubblici da fonti rinnovabili è generalmente più elevata (con esempi di eccellenza come Padova, Pordenone, Pesaro, Trento e Como). Nel Centro la situazione è più eterogenea, con risultati positivi ad Arezzo e Cesena ma livelli molto bassi a Roma. Nel Sud e nelle Isole si osservano invece forti contrasti: accanto a realtà molto avanzate, come Cosenza, Ragusa, Siracusa e Oristano, persistono territori quasi fermi, come Napoli, Palermo e Agrigento.
In definitiva, la tabella evidenzia una marcata disomogeneità territoriale nella diffusione delle rinnovabili pubbliche. Le migliori performance non dipendono solo dalla posizione geografica, ma soprattutto dalle scelte politiche.
Casi di transizione energetica in 9 città italiane
Il rapporto raccoglie anche le esperienze di transizione energetica delle 9 città italiane che hanno firmato un Climate City Contract, con il quale si sono impegnate a raggiungere la neutralità climatica entro i 2030.
Le strategie variano da città a città, ma convergono su alcuni obiettivi comuni: efficienza, elettrificazione, rinnovabili diffuse e innovazione digitale.
A Bergamo la strategia integra riqualificazione energetica, teleriscaldamento e fotovoltaico, con una governance partecipata che coinvolge cittadini e imprese. Bologna combina impianti fotovoltaici, biogas e idroelettrici con la rigenerazione del patrimonio pubblico, gestita attraverso il Gemello Digitale, una piattaforma che ottimizza in tempo reale i flussi energetici.
Firenze punta sull’efficienza e sulla digitalizzazione con la Smart City Control Room, che monitora consumi ed emissioni in tempo reale. A Milano, la transizione è legata alla rigenerazione urbana e alle Comunità Energetiche Solidali, con il recupero di calore dai data center e investimenti in fotovoltaico e raffrescamento geotermico.
Padova mette l’energia al centro del proprio piano: efficienza edilizia e industriale, mobilità elettrica e nuove comunità energetiche coordinate dallo Sportello Energia.
Parma concentra gli sforzi sul settore edilizio, con progetti di risparmio energetico, mappatura del potenziale solare e mobilità sostenibile. A Prato, la riconversione del distretto tessile si intreccia con la transizione energetica, attraverso efficienza, fotovoltaico e sperimentazioni su cattura della CO₂.
Roma punta sulla riqualificazione del patrimonio edilizio e sulla lotta alla povertà energetica, sostenendo comunità energetiche e mobilità a basse emissioni, mentre Torino integra efficienza, elettrificazione e sviluppo delle comunità energetiche con l’estensione delle piste ciclabili e il rinnovo del trasporto pubblico.
Accelerare la transizione ecologica: cosa serve
Per Legambiente, le città italiane devono trasformare i progetti già avviati in una strategia strutturale di rigenerazione urbana ed energetica, capace di rendere la transizione ecologica stabile e diffusa.
Ciò significa completare e potenziare le infrastrutture sostenibili: nuove linee tramviarie, reti di trasporto pubblico elettrico, edifici riqualificati e alimentati da fonti rinnovabili.
È necessario introdurre nuovi strumenti normativi che favoriscano il recupero dell’esistente e fermino il consumo di suolo, riconoscendo anche il valore energetico del fotovoltaico a terra, che utilizza ma non consuma il territorio, a differenza di altri interventi urbanistici.
Legambiente sollecita inoltre la stabilizzazione dei bonus edilizi (ristrutturazioni, ecobonus, superbonus) oltre la soglia del 50%, per sostenere l’efficienza energetica e prevenire il ritorno all’economia sommersa.
Le città, conclude l’associazione ambientalista, possono diventare motore del nuovo Clean Industrial Deal europeo, diffondendo tecnologie pulite e riducendo la bolletta energetica nazionale. Per riuscirci servono coraggio politico, visione amministrativa e una cittadinanza consapevole della sfida climatica in atto.
- Il rapporto Legambiente (pdf)






























