Le comunità dell’energia sono al centro della prima asta per l’eolico sulla terraferma che si è svolta in Germania.

Come riferisce la Bundesnetzagentur, l’agenzia federale che gestisce diverse reti e infrastrutture (elettricità, gas, ferrovie, ecc.), le offerte accettate sono state 70 per 807 MW complessivi, di cui oltre il 90% ha riguardato progetti proposti da compagnie energetiche con investimenti diretti dei cittadini.

Il prezzo medio spuntato è pari a 0,057 €/kWh. In totale sono arrivate 256 richieste per oltre 2.000 MW di potenza, con una fortissima presenza (70% circa) di società “locali” (citizens’ energy companies).

L’asta, come precisa la nota diffusa dalla Bundesnetzagentur, prevedeva una serie di regole per sostenere la partecipazione delle comunità dell’energia: ad esempio, i cittadini-investitori, a differenza di tutte le altre società, potevano presentare i progetti per le future installazioni prima di ricevere l’approvazione da parte delle autorità tecniche competenti, nell’ambito del Federal Immission Protection Act.

Un altro vantaggio è che ogni citizen energy company avrà due anni di tempo in più, quindi 54 mesi in totale anziché 30, per realizzare-completare gli impianti dopo la pubblicazione dei risultati.

La Germania, come evidenzia GTM Research commentando l’esito di questa competizione eolica, ha sempre promosso uno sviluppo cittadino-centrico delle fonti rinnovabili, puntando inizialmente sulle tariffe feed-in per incoraggiare le persone a investire nelle varie tecnologie pulite.

Il governo federale sta cambiando passo, eliminando i vecchi incentivi con le aste competitive allo scopo di ridurre i costi e indirizzare la costruzione delle nuove centrali in determinate aree.

La recente asta tedesca dell’eolico offshore ha dimostrato che le rinnovabili sono in grado di competere, in alcune circostanze favorevoli, con le altre fonti di generazione in parità di mercato, quindi senza incentivi (zero-subsidy bid), perfino in un settore che richiede investimenti iniziali elevatissimi (vedi QualEnergia.it).

Queste gare stanno aprendo un notevole potenziale di crescita sul medio-lungo termine, come notava la stessa Bundesnetzagentur dopo l’asta-record dei parchi marini.

L’industria eolica è convinta che i costi per realizzare grandi impianti continueranno a scendere, grazie alle economie di scala, al miglioramento delle prestazioni delle turbine, alla possibilità di ridurre le spese di assistenza e manutenzione con interventi coordinati su più installazioni.

La Germania ha poi annunciato di voler sperimentare aste neutre dal punto di vista tecnologico, cioè mettendo in competizione diretta diverse fonti rinnovabili in contingenti annuali da 400 MW nel biennio 2018-2020 (vedi QualEnergia.it).

In Spagna s’è visto come l’eolico sia capace di “oscurare” il fotovoltaico in questo genere di aste al ribasso, perché l’energia del vento ha conquistato quasi per intero i 3.000 MW disponibili nella gara chiusa nei giorni scorsi, lasciando al solare FV qualche briciola (1 MW).

Ovviamente, molto dipende dalle regole decise di volta in volta: in Spagna l’eolico ha prevalso con offerte di soli 43 €/MWh anche perché il bando, in caso di parità tra due offerte concorrenti, premiava la tecnologia con il maggior numero di ore di funzionamento.

In Germania, i progetti delle comunità dell’energia hanno avuto ampio spazio perché potevano contare su alcuni vantaggi, rispetto ai progetti degli operatori tradizionali.

Sempre in Germania, le offerte dell’offshore a zero sussidi sono state possibili anche perché il bando escludeva gli elevati costi di connessione degli impianti alla rete.