I cambiamenti del clima e le migrazioni spiegati in un libro

  • 1 Settembre 2016

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La storia delle migrazioni, come le oscillazioni climatiche del passato e i fattori ecologici hanno giocato un ruolo chiave nella storia umana e come sia oggi chiaro il collegamento fra gli attuali cambiamenti climatici e le migrazioni. Un libro di Valerio Calzolaio e Telmo Pievani dal titolo "Libertà di migrare".

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Articolo di Stefano Caserini su Climalteranti.it riprodotto su QualEnergia.it con l’accordo dell’autore.

Le migrazioni degli esseri umani sono oggi al centro delle cronache quotidiane, in particolare per gli sbarchi di migliaia di persone sulle coste italiane e greche, i muri e i fili spinati eretti in molte parti d’Europa, la difficoltà delle politiche di gestione dei flussi e dell’accoglienza.

Le stragi continue, le azioni improvvisate in molte nazioni, le polemiche, ci raccontano dell’incapacità di una larga parte della politica e dell’opinione pubblica ad affrontare il fenomeno, a riconoscerne la portata storica, le sue cause profonde o contingenti.

Inoltre, sempre più spesso si parla di migranti ambientali, e di profughi climatici: gli studi raccontano dell’influenza diretta o indiretta delle siccità sulle migrazioni, arrivano le notizie dei piani degli abitanti delle isolette del Pacifico per trovarsi nuovi territori quando l’aumento del livello del mare renderà inabitabili le loro terre.

Eppure le migrazioni esistono da sempre, hanno accompagnato la storia degli esseri umani; le variazioni climatiche sono solo uno dei fattori che spingono le persone a spostarsi; il clima è già cambiato ma i cambiamenti registrati fino ad oggi sono poca cosa rispetto a quanto potrebbe succedere in questo secolo. Insomma, la questione è parecchio complessa, sfuggente.

Per questo motivo è particolarmente utile e benemerito il libro “Libertà di migrare. Perché ci spostiamo da sempre ed è meglio così”, di Valerio Calzolaio e Telmo Pievani (Einaudi, 130 pp., 12 €). Un libro che affronta il tema delle migrazioni in profondità, da una prospettiva evoluzionistica, spiegando come Homo sapiens da sempre si è adattato al “contesto” in cui si è trovato, “migrando pur non diventando una specie migrante”, con “un processo che a noi sembra istantaneo, dando l’impressione di un’unica uniforme migrazione, mentre è composto di tanti piccoli, incerti spostamenti, spesso falliti”.

Il racconto dei diversi “Out of Africa” delle diverse specie e gruppi del genere Homo è sintetico e aggiornato, consigliabile anche a chi ha già letto gli altri bei libri di Pievani (suggerisco in particolare “La vita inaspettata. Il fascino di un’evoluzione che non ci aveva previsto”, e “Homo sapiens”); e permette di capire perché quanto oggi sta succedendo ha in parte una lunga storia ma è per altri aspetti inedito.

Libertà di migrare è un libro che fornisce le basi per capire i termini del problema, l’origine del termine “migrare” e i nessi con il significato di “libertà”, l’importanza della distinzione del fenomeno migratorio complessivo dal nomadismo. Indica la necessità di usare con circospezione i termini “natura” e “naturale”, “ambiente” e “ambientale” (ad esempio: è “naturale” la profonda alterazione che Homo sapiens sta attuando alla sua nicchia ecologica?), di distinguere l’emigrazione forzata da quella volontaria.

Le domande a cui il libro vuole dare una risposta (ad esempio: “Da dove nasce questa spinta a voler sempre vedere se si sta meglio dall’altra parte della collina?”, “Come siamo riusciti a farci stare stretta la Terra?”, “culture e lingue hanno un confine?”), e una spiegazione scientificamente accurata di come le oscillazioni climatiche del passato e i fattori ecologici hanno giocato un ruolo chiave per “biodiversità e selezione naturale, per sopravvivenza o estinzione, per adattarsi o migrare”, forniscono il contesto ideale per capire quanto sta succedendo oggi, come i cambianti climatici di lungo periodo “accelerati e indotti da comportamenti collettivi di una parte di noi umani” siano “di quantità e qualità non trascurabili se vogliamo sopravvivere e riprodurci in pace, ovunque”.

Già nelle migrazioni del Paleolitico erano prevalenti le migrazioni forzate dal contesto, legate a eventi geofisici estremi (terremoti, tsunami, eventi meteorologici estremi), in quanto “fuggire è uno dei più antichi e persistenti modi di migrare, un vitale comportamento emotivo-cognitivo, legato ad una minaccia di sopravvivenza”. Con il Neolitico e la transizione agricola le migrazioni diventano un fenomeno sempre meno pacifico, “uccidersi e fare la guerra divenne spesso un’opzione alternativa, sia al restare sia al migrare”.

Gli autori mostrano come sia ormai un nesso acclarato quello fra gli attuali cambiamenti climatici e le migrazioni. Riportano i dati delle varie agenzie sui profughi e i rifugiati ambientali già registrati e attesi in futuro, spiegando anche la difficoltà delle stime delle migrazioni forzate indotte dalle catastrofi che si verificano in aree a rischio, nei territori più vulnerabili. O la difficoltà nel definire il cambiamento climatico come singola causa prevalente, in quanto una migrazione non è mai qualcosa che si affronta a cuor leggero e ha dietro quasi sempre diverse cause.

Leggere i numeri delle migrazioni attuali (aggiornati rispetto al precedente libro di Valerio Calzolaio “Ecoprofughi, migrazioni forzate di ieri, di oggi, di domani”) fa capire quanto questa sia oggi una questione centrale per il nostro mondo globalizzato.

Il libro fornisce una spiegazione chiara del perché è inevitabile che in futuro il fenomeno migratorio continuerà, e del perché i rifugiati climatici dovranno essere meglio riconosciuti e considerati, anche dal negoziato internazionale sul clima.

Gli autori ipotizzano la possibilità di basarsi sui rapporti IPCC per “redigere un elenco di aree abitate, di eventi molto probabili che possono renderle inabitabili, individuare (anche sulla base di quanto già avvenuto) i luoghi in cui è quasi certa la necessità di future delocalizzazioni e i gruppi sociali potenzialmente interessati”, forse sottovalutando la difficoltà nelle previsioni degli impatti su piccola scala; ma è indubbio che questo sarà un tema centrale delle politiche di adattamento per i prossimi decenni.

Il libro si chiude con alcune proposte concrete (riconoscere i rifugiati climatici, contrastare le migrazioni forzate, gestire le migrazioni sostenibili) che dovranno essere in futuro meglio approfondite e dettagliate nella loro complessa concretezza.

E con un invito alla lungimiranza, affinché le migrazioni del futuro possano essere ordinate, sicure, regolari e responsabili: “servono un pensiero politico che studi e contrasti stereotipi e pregiudizi e un’azione politica in gradi di prendere decisioni oggi i cui effetti (probabili, non sicuri) potranno essere apprezzati dalle generazioni a venire. Proprio come per il riscaldamento climatico”.

fonte: Climalteranti.it

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