Come cambia la mappa mondiale degli investimenti nelle rinnovabili

La geografia dell’appetibilità dei mercati delle rinnovabili continua a evolversi, come evidenziano le classifiche Ernst&Young. Solo due nazioni europee resistono nella top-ten, mentre avanzano i paesi asiatici, africani e sudamericani. Invariate le prime due posizioni, Stati Uniti e Cina. Sprofonda l’Italia.

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La mappa mondiale degli investimenti nelle fonti rinnovabili è in continua evoluzione. Il rapporto aggiornato ogni tre mesi da Ernst & Young (Renewable Energy Country Attractiveness Index) fotografa bene l’avvicendarsi dei diversi mercati con i rispettivi punti di forza e debolezza.

Torniamo per un attimo a tre anni fa, cioè a maggio 2013. Il podio della classifica elaborata dalla società di consulenza era così composto: Stati Uniti, Cina e Germania. Nelle prime dieci caselle della graduatoria, inoltre, c’erano paesi come Giappone, Canada, Gran Bretagna e Francia, quindi le tessere del mondo occidentale più avanzato, mentre i paesi cosiddetti “emergenti” erano rappresentati, Cina a parte, soltanto dall’India. L’Italia figurava in 11a posizione, subito dietro il Belgio.

L’indice globale di Ernst & Young, lo ricordiamo, comprende diversi sotto indici, ognuno dei quali vale un determinato punteggio che concorrerà a formare il voto finale. Dai parametri macroeconomici (stabilità finanziaria e capacità generale di attrarre investimenti) a quelli che influenzano le varie tecnologie pulite, passando per i parametri che incidono sul funzionamento dei mercati delle rinnovabili (come le strategie energetiche nazionali, le politiche degli incentivi eccetera), l’analisi che emerge dalla pubblicazione trimestrale è un termometro dell’economia verde su scala planetaria.

L’Europa retrocede

La fotografia di maggio 2016 è molto diversa da quella scattata tre anni fa. Solo i primi due gradini del podio sono rimasti invariati, con Stati Uniti e Cina. Poi troviamo l’India e il Cile, che è salito dal diciottesimo posto di maggio 2013 al quarto. Germania e Francia, rispettivamente quinta e ottava, sono gli unici due paesi rimasti a rappresentare l’Europa nella top-ten.

Tra loro si sono inseriti Brasile e Messico, mentre l’Australia fa capolino in decima posizione, davanti al Sudafrica. E l’Italia? È venticinquesima, sorpassata anche da Filippine, Perù, Argentina, Egitto e Marocco. Sempre meno Europa, quindi, a vantaggio dell’Asia, del Sudamerica e dell’Africa.

Va detto che anche un colosso come la Cina sta attraversando qualche difficoltà. Gli ultimi dati sugli investimenti mondiali nelle fonti rinnovabili (fonte Bloomberg, aprile) hanno visto una riduzione del 12% nel primo trimestre 2016, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con un totale di circa 53 miliardi di dollari contro sessanta investiti da gennaio a marzo 2015.

La Cina ha speso per le rinnovabili il 37% in meno in confronto al primo trimestre dello scorso anno (11,8 miliardi di $), mentre, ad esempio il Brasile ha destinato alle tecnologie verdi circa un miliardo di dollari, segnando così un -27% nel paragone con l’inizio del 2015.

Germania e Stati Uniti

La situazione in Germania è un po’ la cartina di tornasole del vecchio continente. La “locomotiva” europea delle rinnovabili rischia di rallentare parecchio, perché il governo federale ha proposto un nuovo sistema di sostegno alle fonti pulite, basato su aste al ribasso e contingenti di potenza al posto delle tariffe feed-in utilizzate finora, combinate con una sovrattassa a carico dei clienti finali per finanziare le misure pro energie verdi. In Italia un simile passaggio è già avvenuto: aste pubbliche, registri e contingenti di capacità sono all’ordine del giorno, aggravati dalle complicazioni burocratiche e dai ritardi normativi (basti pensare alle lungaggini legate decreto sulle rinnovabili non fotovoltaiche).

Proprio l’incertezza normativa è il principale freno agli investimenti, come più volte evidenziato dagli stessi analisti di Ernst & Young. Gli Stati Uniti, infatti, resistono in cima alla classifica grazie soprattutto alla recente proroga quinquennale del credito fiscale che, in questi anni, è stato il principale motore per lo sviluppo degli impianti e per la crescita dell’industria green americana (Ptc, Production and investment tax credit). Tanto che la società di consulenza ha previsto quasi 100 GW di potenza addizionale tra eolico e solare entro il 2021, di cui una quarantina da attribuire direttamente all’estensione del bonus fiscale.

Nuovi mercati: Cile e Messico

Il Cile, nonostante sia un mercato relativamente piccolo in termini assoluti, sta vivendo un boom di progetti e installazioni di grande taglia. Stiamo parlando di impianti eolici e solari da diverse centinaia di MW. Secondo le previsioni, il Cile aggiungerà quasi 5 GW di potenza rinnovabile nei prossimi tre anni; l’obiettivo finale è molto ambizioso, perché il paese sudamericano vorrebbe arrivare al 70% di energia pulita entro il 2050 ed è già uno dei primi al mondo a consentire una competizione diretta tra fonti rinnovabili e convenzionali nei bandi per l’assegnazione di nuova capacità.

Anche il Messico sta offrendo opportunità crescenti per gli investitori delle tecnologie pulite. A marzo c’è stato il primo bando che ha ripartito oltre 2 GW di potenza tra 16 progetti eolici e solari, caratterizzati da contratti per le forniture di energia con prezzi tra i più bassi al mondo: la media per il fotovoltaico è pari a 45 $/MWh. Enel Green Power è la società che ha vinto la maggior parte della potenza messa all’asta (41,6% del totale) in un mercato che finalmente si è aperto alla concorrenza privata e ha fissato il traguardo del 35% di elettricità verde entro il 2024.

La Cina continua a essere un mercato vastissimo. Punta a oltre 200 GW di capacità cumulativa sia nell’eolico che nel solare al 2020. L’obiettivo prioritario del Paese del Dragone ora è l’efficienza, con riduzioni degli incentivi e maggiore attenzione alle caratteristiche degli impianti (dove e come sono costruiti, anche considerando la necessità di potenziare le infrastrutture di rete in molte zone rurali). Infine il Brasile: sta proseguendo il suo cammino, a dispetto di una fase economica non proprio brillante nel suo complesso. Le aste di aprile hanno assegnato 21 GW di nuova capacità eolica, mentre sono confermate le gare di luglio e ottobre per progetti solari, eolici e idroelettrici.

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