Sono Bologna, Milano e Torino le città più smart d’Italia, mentre Roma perde posizioni e scende al nono posto. Seguono Firenze (10a) e Genova (12a).

Questa la classifica della nuova edizione del rapporto “Smart City Index” di Ernst &Young, che analizza il grado di innovazione attraverso un censimento delle 116 città capoluogo di provincia italiane, utilizzando oltre 450 indicatori: infrastrutture a banda larga, servizi digitali, indicatori sullo sviluppo sostenibile, ecc. (link in basso al report e grafico sotto)

In base all’indice, presentato ieri a Roma nel corso dell’evento “Italia Smart”, anche quest’anno i Comuni capoluogo delle città metropolitane del Centro-Nord risultano tutte nella prima fascia, mentre Napoli diventa la prima città del Sud, non solo tra le metropoli.

Le città medie e piccole

Le città medie – si rileva –  continuano nel loro trend di crescita: si trovano nei posti di rincalzo del ranking, con oltre 23 città tra il 4° ed il 39° posto. Parma sorpassa Trento e nel 2016 diventa la città media più alta nel ranking (5° posto), grazie ad un buon posizionamento negli strati Delivery Platform e Applicazioni e servizi. Parma è seguita da Trento, Brescia e Reggio Emilia, le altre città medie nella top 10.

Il Centro-Nord si posiziona in cima al ranking anche nel segmento delle città medie: la prima città media del Sud è Lecce al 52°posto.

Aumenta il ritardo delle piccole città. Nonostante l’exploit di Mantova, che si posiziona al 4° posto del ranking, nel complesso il posizionamento delle città piccole peggiora rispetto gli scorsi anni. Sono solo 7 le città piccole (Mantova, Lodi, Cremona, Pavia, Sondrio, Siena e Aosta) che ottengono la prima fascia del ranking, e di queste ben cinque sono lombarde.

“Questi risultati – si osserva nel report  – dimostrano che per realizzare una Smart City per strati è necessario disporre di una massa critica (di risorse, soggetti e mercato) che attualmente è presente nelle città con più di 80.000 abitanti.”

Nel complesso, rileva EY, nonostante sia ancora presente un ritardo delle città italiane rispetto alle principali città europee e mondiali, il grado di innovazione dei comuni capoluogo italiani continua a crescere. Nel report anche alcune esperienze internazionali, come quelle di New York e Amsterdam.

Come aumentare le replicabilità delle best practice

I grandi centri urbani – si ricorda – sono unici nel loro modo di operare, e le loro soluzioni non sono sempre replicabili tout-court. In Italia quasi 7 milioni di persone vivono in circa 100 città medie (50.000-100.000 abitanti), in grado di produrre soluzioni esportabili.

Per aumentare le replicabilità delle best practice delle città medie italiane – suggerisce EY – le Regioni dovranno indicare azioni di sistema a livello regionale, sfruttando anche i nuovi modelli appartenenti al paradigma delle piattaforme cloud e della collaborative economy per promuovere servizi di bacino e piattaforme abilitanti evitando la diffusione di innovazioni a sé stanti e non messe a sistema.

La domanda pubblica – si spiega – continuerà ad avere un ruolo importante e le amministrazioni cittadine dovranno organizzarsi e competere per accedere ai finanziamenti istituzionali, migliorare la qualità dei progetti e realizzare soluzioni scalabili e dinamicamente adattabili per massimizzare l’impatto delle risorse.

Conterà la capacità di aprirsi, di collaborare fra pubblico e privato, di creare l’ecosistema, di valorizzare l’innovazione sociale e dal basso, favorendo l’instaurarsi di un tessuto di relazioni e di condivisione del know-how in cui le innovazioni e le pratiche già in uso possano innestarsi e funzionare.

Lo Smart City Index 2016 di EY