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La bufala della “nuova mini era glaciale” in arrivo

Nei giorni scorsi moltissimi media mainstream, italiani e internazionali, hanno rilanciato la notizia di uno studio che predirebbe una nuova "mini era glaciale" negli anni 2030, dovuta ad un calo dell'attività del Sole e cioè delle macchie solari. Peccato che lo studio in questione non dica nulla del genere. Facciamo un po' di chiarezza.

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“Freddo, crollo delle temperature, e forse l’arrivo di una nuova ‘mini era glaciale’ nel 2030. Sono gli scienziati a mettere in guardia sul rischio che il sole vada (di nuovo) a ‘dormire’”. Apre così un articolo uscito su Rai News che riprende una notizia peraltro riportata con gli stessi toni su vari media mainstream, sia italiani che internazionali. Peccato che di vero in quelle parole non ci sia quasi nulla: siamo al limite della bufala.

Non ci sarà infatti una nuova era glaciale e il sole non andrà “a dormire”: quello che dice lo studio da cui è nata la notizia è che calerà o potrebbe calare, anche in maniera significativa, il numero e l’attività delle macchie solari. Cosa che però avrebbe un impatto minimo sulla quantità di energia che dal sole arriva alla terra e ancor meno rilevante sull’andamento del clima.

I titoloni sulla “nuova era glaciale” nascono dal fraintendimento di uno studio presentato dalla ricercatrice Valentina Zharkova al National Astronomy Meeting a Llandudno (Galles) nel quale si propone un nuovo modello previsionale per l’attività delle macchie solari. Come è noto, infatti, il Sole cambia in intensità nel numero di macchie, seguendo cicli della durata media di 11 anni. Gli ultimi cicli, soprattutto quello che stiamo vivendo, sono peraltro molto più deboli dei precedenti e nonostante questo stiamo vivendo gli anni più caldi da quando si è iniziato a misurare le temperature.

Nel comunicato stampa relativo allo studio si dice che le previsioni fatte con il nuovo modello “suggeriscono che l’attività solare calerà del 60% negli anni 2030, arrivando ai livelli visti nella ‘mini era glaciale’ iniziata nel 1645”. Una frase che in effetti si presta ad un’interpretazione equivoca da parte dei meno esperti e che è stata rilanciata dalla stampa di mezzo mondo, sempre ghiotta di notizie che mettano in dubbio il riscaldamento globale antropogenico (non è un caso che tra gli studi finanziati in maniera occulta dai grandi delle fonti fossili ce ne sia almeno uno proprio sulle macchie solari, vedi ultimo dossier “clima-leaks”).

Quasi tutti gli articoli circolati, infatti, hanno male interpretato quell’affermazione sottointendendo che il calo del 60% dell’attività solare equivalga a una  riduzione del 60% della capacità del Sole di riscaldare la Terra. Se così fosse le previsioni del nuovo studio sarebbero veramente allarmanti perché verosimilmente metterebbero a rischio l’esistenza dell’umanità. Non è però affatto così.

Come spiega bene un post del meteorologo Walter Holthaus: “alla radice del problema (la bufala dell’era glaciale in arrivo, ndr) c’è la frase del comunicato stampa sull’imminente declino del 60% dell’attività solare. Sì, il numero di macchie solari può variare di quelle percentuali o anche di più durante un ciclo di 11 anni, ma l’output del Sole – il totale dell’energia che riceviamo – è estremante stabile e varia di circa lo 0,1% anche nel caso di cicli delle macchie solari estremi come quelli previsti da Zharkova.”

Peraltro quella che l’attività solare ai minimi registrata tra il 1645 e il 1715 – il cosiddetto Maunder minimum – sia il fattore principale che ha portato alla “mini era glaciale” avutasi in Europa in quel periodo, scrive Holthaus, “è una teoria screditata“. Non a caso – sottolinea – nonostante il ciclo di attività solare che stiamo vivendo sia il più debole registrato nell’ultimo secolo, la febbre del pianeta non è mai stata così alta, tanto che il 2014 è stato l’anno più caldo di sempre (da quando si registrano le temperature, si veda ultimo report “State of the Climate”).

Anche volendo concordare con studi che sostengono una correlazione più robusta tra macchie solari e clima poi, si scopre che l’influenza dell’attività solare anche negli scenari più estremi sarebbe trascurabile rispetto al riscaldamento in atto causato dalle alte concentrazioni di CO2.

Un lavoro pubblicato su Science a giugno, ad esempio, stima che un declino dell’attività solare che la riporti a livelli del Maunder minimum potrebbe al massimo rallentare il global warming di mezzo grado nell’Europa del Nord. Anche nelle ipotesi più spinte dunque – osserva il meteorologo – l’impatto su scala globale sarebbe trascurabile: una variazione di poco più di un decimo di grado Celsius a livello globale, che sarebbe annullata al termine del ciclo solare in questione.

Insomma, non c’è da preoccuparsi o da rallegrarsi di “ere glaciali in arrivo”, meglio concentrarsi a provare a rallentare il global warming causato dalle attività umane, che se non si frena la tendenza attuale ci porterà ad un disastroso aumento di oltre 3 °C.

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