Quando si parla di solare termico di media e grande taglia, gli aspetti economici di questa tecnologia devono essere analizzati con un approccio del tutto differente da quello utilizzato per i piccoli sistemi residenziali, principalmente focalizzati sui risparmi annuali, senza una particolare rilevanza dell’esiguo investimento iniziale.

Alcuni modelli innovativi di business su queste applicazioni sono stati presentati in un seminario organizzato via web dalla International Solar Energy Society lo scorso 23 giugno.

Industrial Solar, importante attore nel campo degli impianti solari termici con concentratori Fresnel, ha innanzitutto dimostrato, numeri alla mano, come le applicazioni “speciali” del solare termico stiano guadagnando terreno: l’azienda ha ricevuto, negli ultimi due anni, richieste di preventivi per ben 1,3 GW termici di impianti nel solo settore industriale.

Nonostante tali segnali positivi, tuttavia, molti potenziali clienti si dimostrano riluttanti a investire per la concomitanza di diversi fattori di rischio: quello legato all’adozione di una tecnologia molto consolidata ma, paradossalmente, poco conosciuta, l’incertezza sui costi di O&M, bassa disponibilità di dati sulle reali prestazioni sul campo di sistemi di questa dimensione e, non ultimo, la competizione nel budget con investimenti ritenuti davvero necessari.

Costi di O&M? Niente paura!

Il tema dei possibili costi operativi elevati sembra davvero essere un timore infondato. Esperienze sul campo raccolte in numerosi impianti dalla ditta austriaca SOLID permettono di affermare che i costi di O&M sono spesso talmente bassi che risultano difficili da calcolare e, in ogni caso, non vanno mai oltre il 2÷3% dei guadagni o risparmi annuali portati dal sistema. Il business plan complessivo, quindi, non è modificato in modo sostanziale da questi costi di funzionamento.

Un punto cruciale, comunque, è che un impianto solare termico presenta dei costi fissi legati a diverse voci e quasi completamente indipendenti dalla taglia del sistema: supervisione, autorizzazioni, assicurazione, customer care, misure e monitoraggio, aspetti legali. Sistemi piccoli, perciò, caratterizzati da risparmi o guadagni di qualche migliaio di euro, possono avere difficoltà a coprire questi costi fissi, per non parlare di riparazioni di eventuali danni di funzionamento.

I costi di O&M, quindi, così come quelli di finanziamento e amministrazione, diventano molto meno rilevanti in proporzione quando si ha a che fare con progetti di grande taglia.

Un altro punto fondamentale è che questi costi possono essere limitati solo grazie a un monitoraggio di dettaglio, possibilmente in remoto, delle principali componenti d’impianto. Ciò consente di individuare piccoli malfunzionamenti con notevole anticipo rispetto al momento in cui si potrebbero trasformare in guasti più seri ed economicamente onerosi. Ciò consente, tra l’altro, di mettere a disposizione del cliente un rapporto dettagliato sulle prestazioni reali del sistema.

L’utilizzo di questo sistema di monitoraggio in remoto, inoltre, permette una ottimizzazione del funzionamento dell’impianto che può portare a incrementi di producibilità anche del 20%.

Il modello ESCo funziona

Un possibile modello di business che porta al superamento delle barriere sopra elencate è quello della ESCo dove è il fornitore di servizi a farsi carico dell’investimento e della gestione dell’impianto, vendendo poi il calore al cliente.

Questo modello è diventato il vero business centrale dell’azienda austriaca SOLID che ha realizzato un gran numero di impianti di taglia considerevole. Le loro esperienze dimostrano come progetti di grande dimensione possono essere finanziati con contratti di durata di 10÷15 anni e avere un buon rendimento finanziario. La dipendenza da un singolo cliente, tuttavia, costituisce un notevole fattore di rischio, soprattutto in un periodo di pungente crisi economica, e deve essere opportunamente mitigata con clausole contrattuali e forme assicurative.

Interessante è anche il servizio fornito dalla società statunitense Nextility, che applica un concetto ESCo non a clienti commerciali o industriali, ma a interi condomini.

Cambiare idea sul tempo di ritorno

Sebbene, per investimenti di taglia elevata nel settore del solare termico, il Tasso Interno di Rendimento sia il parametro più adatto per calcolare la redditività, molti potenziali clienti, soprattutto nel settore industriale, ragionano in termini di tempo di ritorno economico e si dimostrano interessati solo nel caso di valori tra 3 e 5 anni, difficilmente raggiungibili con un impianto solare.

Fortunatamente, in diversi paesi europei, questo approccio sembra in leggero cambiamento perché gli investimenti in energia verde vengono inquadrati con orizzonti temporali più ampi e si cominciano a vedere clienti interessati all’investimento anche per tempi di ritorno fino a 10 anni.

È davvero grande? Ed è finanziabile?

Per fare un esempio pratico, un impianto solare di 1.000 m2, considerato senza dubbio un “grande impianto” dagli addetti ai lavori, richiede un investimento di circa 500.000 €, noccioline per potenziali finanziatori abituati, piuttosto, a negoziare in termini di qualche milione di euro.

Se a questa problematica si affianca quella di una tecnologia poco “famosa” e che, quindi, non può godere di eccessiva fiducia da parte delle banche, viene fuori che questi progetti non sono sempre facilmente finanziabili rispetto ad altre tecnologie più conosciute e più diffuse come fotovoltaico o eolico.

Un prerequisito certamente necessario per sbloccare questa situazione è quello di una considerevole percentuale di equity, ad esempio il 50%, da mettere sul piatto. Non va dimenticata, inoltre, la disponibilità di dati reali di producibilità e di costi operativi relativi a impianti simili già in funzione da diversi anni.

photo credit: SOLID