Prato allo Stelvio: se la smart-grid 100% rinnovabili è comunitaria

Il Comune altoatesino non si limita a soddisfare il fabbisogno energetico dei suoi abitanti con le rinnovabili, facendoli anche risparmiare: la cooperativa energetica locale fornisce anche la banda larga con fibra ottica e sta mettendo in piedi una smart-grid per gestire al meglio il mix elettrico, fatto di fotovoltaico, eolico, idro e biomasse.

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Quando QualEnergia.it è andata in visita a Prato allo Stelvio, nel 2010, il Comune altoatesino era già un’eccellenza pluri-premiata in materia di energia pulita, economica e democratica. Già allora Prad am Stilfserjoch – questo il nome tedesco – soddisfaceva interamente il proprio fabbisogno di elettricità e calore con le rinnovabili e lo faceva gestendo impianti e reti tramite una cooperativa che coinvolge quasi tutti gli abitanti, che in questo modo si godono bollette elettriche di circa il 35% inferiori rispetto alla media nazionale e pagano il riscaldamento circa la metà di chi usa il GPL, oltre a beneficiare delle ricadute positive per l’economia locale date dal produrre l’energia sul posto.

In questi 5 anni però nel paesino in Val Venosta non si sono adagiati sugli allori e hanno iniziato una nuova fase: da qualche anno la cooperativa locale fornisce anche servizi di telecomunicazione a banda larga attraverso fibre ottiche. Ma questo non è tutto: sta infatti sviluppando un progetto di smart grid, ora al vaglio dell’Autorità per l’Energia, e di cui la banda larga ha rappresentato solo il primo passo.

Il progetto, al fine di migliorare l’efficienza di gestione degli impianti legata alla variabilità della domanda e della produzione da fonti rinnovabili, prevede di realizzare un accumulo dell’energia presso una delle centrali idroelettriche (caratterizzata da una salto di 840 metri) attraverso una centrale di pompaggio.

Quel che si è fatto e si sta facendo a Prato allo Stelvio è raccontato bene nell’ultimo rapporto Comuni Rinnovabili di Legambiente. Nel paesino, di circa 3.400 abitanti, ora sono sei le tecnologie che concorrono al mix energetico: 4 centrali di teleriscaldamento a biomassa per una potenza totale di 7,1 MW, 210 impianti solari termici per complessivi 2.650 mq, 5 impianti mini idroelettrici per complessivi 4.082 kW, 142 impianti fotovoltaici per una potenza complessiva di circa 7 MW.

Come detto, questi impianti insieme alla rete di teleriscaldamento rendono Prato allo Stelvio al 100% autosufficiente, tanto che durante il famoso black out nazionale del 28 settembre 2003 il paesino fu l’unico in Italia (Sardegna esclusa) a non avere problemi.

Motore del modello Prato allo Stelvio è la cooperativa locale, E-Werk Prad, nata nel lontano nel 1926 e che gestisce tutti i servizi di distribuzione dell’energia elettrica, di calore e da un po’ anche parte di quelli di telecomunicazione a banda larga attraverso fibre ottiche. Proprietaria della rete elettrica e di quella termica, la cooperativa gestisce i 17 impianti a rinnovabili che le alimentano e che sono in grado di coprire tutto il fabbisogno energetico comunale.

Grazie al mix di tecnologie, la cooperativa produce oltre 16 milioni di kWh termici distribuiti attraverso due reti di teleriscaldamento da 24 km e oltre 18 milioni di kWh elettrici, distribuiti agli utenti attraverso una rete di 64,5 km in bassa e media tensione. Solo in rari casi di emergenza o di malfunzionamento di qualche impianto viene fatto ricorso all’utilizzo di impianti da fonti fossili (gas), che ad esempio nel 2012 hanno contribuito per solo l’1% dell’energia elettrica consumata.

La cooperativa, contando 1.148 soci che consumano l’85% dell’energia prodotta, coinvolge quasi tutte le famiglie di Prato. Le utenze elettriche servite sono 1.600, 580 quelle allacciate al teleriscaldamento, mentre in 250 usufruiscono dei servizi di banda larga. I soci oltre ad avere energia pulita, risparmiano non poco: pagano il kWh elettrico 12 centesimi (contro i circa 19 della tariffa del regime di maggior tutela Aeeg) e quello per il riscaldamento circa 7 centesimi (contro i circa 13-14 di un utente che usi il GPL).

A questo si aggiungono i vantaggi indiretti: quasi tutta la biomassa usata negli impianti ad esempio è di origine locale, mentre i soldi che i pratensi risparmiano sulle bollette tornano in parte nell’economia locale. La cooperativa poi riesce a ricavare circa 1 milione di euro all’anno, che investe nell’ulteriore sviluppo delle reti locali. Insomma un’esperienza che potrebbe fare scuola.

Il reportage di QualEnergia.it da Prato allo Stelvio del 2010

Il rapporto Comuni Rinnovabili 2015 di Legambiente (pdf)

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