L’industria delle fossili percepisce aiuti pubblici, diretti e indiretti per 5.300 miliardi di dollari all’anno, vale a dire il 6,5% del Pil mondiale e 10 milioni di dollari ogni minuto. La stima, impressionante ma probabilmente sottodimensionata, arriva da un nuovo report del Fondo Monetario Internazionale (FMI, vedi allegato in basso)). Nel calcolo, oltre agli incentivi alla produzione di gas, petrolio e carbone e quelli al consumo, FMI include anche le esternalità negative, cioè i danni a salute, ambiente e clima che le fossili al momento non pagano, ma scaricano sulla collettività.

Se eliminassimo questi sussidi impliciti ed espliciti, si stima, le emissioni di gas serra calerebbero del 20%, un passo avanti determinante nella lotta al global warming sulla quale si stanno facendo pochi progressi. Eliminare il vantaggio che carbone, petrolio e gas si prendono a spese di tutti dimezzerebbe anche il numero delle morti premature causate ogni anno dall’inquinamento atmosferico.

Inoltre, eliminando questi aiuti e facendo pagare alle fossili i danni che creano, in molti Paesi si darebbe una spinta determinante alle finanze pubbliche, spingendo gli investimenti in infrastrutture, sanità, lotta alla povertà e Stato sociale.

Infine, togliendo i sussidi a gas, carbone e petrolio le diverse fonti energetiche fossero messe nelle condizioni di competere veramente alla pari, spiegano dal blog del FMI, ci sarebbe molto meno  bisogno di incentivi alle rinnovabili, che comunque al momento – pesando per 120miliardi di dollari l’anno a livello mondiale secondo la stima IEA per il 2012 – sono praticamente un’inezia in confronto ai 5.300 miliardi di $ delle fossili.

La stima degli aiuti alle ‘fonti sporche’ fatta dal FMI è più alta di quelle diffuse in passato soprattutto per la nuova quantificazione dei costi sanitari – che pesano per circa la metà dei 5.300 miliardi $ – che deriva dai nuovi calcoli sugli effetti dell’inquinamento atmosferico diffusi dall’OMS, secondo i quali all’Italia costerebbe 97 miliardi di $ all’anno.

I costi non pagati per i danni provocati dal cambiamento climatico – particolarmente difficili da quantificare – pesano per oltre un quarto del totale degli aiuti alle fossili. Per questa stima il FMI ha usato il metodo di quantificazione ufficiale del governo statunitense – 42 $ (2015) per ogni tonnellata di CO2 – che però secondo voci autorevoli come l’IPCC “molto probabilmente sottostima” i costi reali.

Il report del FMI (pdf)