Il conto termico e gli incentivi all’efficienza energetica

Con il decreto sulle rinnovabili termiche l'efficienza energetica ha un altro strumento di incentivazione. Nel conto energia diverse novità positive e, in attesa della riforma dei certificati bianchi, il quadro sembra incoraggiante. L'opinione di Dario Di Santo, direttore di FIRE, Federazione Italiana per l'uso Razionale dell'Energia.

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La strategia energetica nazionale (SEN) attualmente in consultazione presso il portale del Ministero dello Sviluppo Economico (MiSE) pone l’efficienza energetica come priorità numero uno e prevede quattro strumenti di supporto:

  • gli standard minimi obbligatori
  • i certificati bianchi (rivolti principalmente al settore industriale, ma anche al terziario e al residenziale)
  • le detrazioni fiscali (fondamentalmente dedicate al residenziale)
  • una nuova forma di incentivazione mirata alla pubblica amministrazione e al residenziale prevista dal D.Lgs. 28/2011.

Proprio quest’ultima, generalmente nota come “conto termico”, è stata da poco inoltrata alla Conferenza Unificata e nelle prossime settimane completerà il suo iter e andrà in Gazzetta Ufficiale.

Il provvedimento (Qualenergia.it, Conto energia termico, il testo del decreto e come funzionerà) supporta le fonti rinnovabili termiche per il settore residenziale e per la pubblica amministrazione, per la quale prevede un contributo anche per alcune misure di efficientamento energetico. Nel primo gruppo di interventi ricadono le pompe di calore elettriche e a gas, le caldaie a biomasse e il solare termico, mentre nel secondo si trovano la coibentazione dell’involucro edilizio, gli infissi, le caldaie a condensazione e le schermature solari.

L’incentivo varia in funzione dell’intervento considerato e ha una durata compresa fra due e cinque anni. Per gli interventi di efficientamento energetico e per gli scaldacqua a pompa di calore il contributo è pari al 40% del costo di investimento – sottoposto a tetti massimi di spesa –, erogato in rate annuali costanti e comprensivo di spese per diagnosi energetica e certificazione (riconosciute al 100% per la P.A. e al 50% per il privato).

Per gli interventi legati alle fonti rinnovabili termiche l’incentivo è invece collegato ai kWh termici prodotti. Alcuni esempi riportati sul portale del Ministero mostrano come, anche nel caso degli interventi che prevedono la misura dei kWh, l’incentivo assuma un valore compreso fra il 30 e il 40% (anche se la percentuale varierà in funzione dell’effettivo utilizzo degli impianti). Il fatto che la durata sia compresa fra due e cinque anni fa anche sì che l’incentivo attualizzato a un tasso di sconto dell’8% è molto vicino a quello delle detrazioni fiscali (36% e 32% del costo di investimento per due e cinque anni contro il 37% e il 34% delle detrazioni rispettivamente al 55% e al 50%).

È più complicato da richiedere delle detrazioni per le ristrutturazioni nell’edilizia, ma ha il vantaggio di non richiedere un imponibile fiscale cui applicare la detrazione. Le richieste documentali e le caratteristiche delle tecnologie impiegate sono illustrate in dettaglio nello schema di decreto e, come in altri meccanismi di supporto recenti, si nota un progressivo innalzamento delle richieste, aspetto che potrà creare qualche problema, ma che si spera possa contribuire a qualificare gli installatori e i progettisti, ancora un punto dolente nel nostro Paese e che frena una diffusione più veloce delle tecnologie efficienti soprattutto nel residenziale.

Un altro elemento tipico dei recenti schemi di supporto, che mira a mantenere la spesa complessiva sotto controllo, è la presenza di contingenti di spesa, che in questo caso assommano a 200 milioni di euro per la P.A. e a 700 milioni di euro per i privati. Con provvedimenti successivi a partire dal secondo anno il MiSE potrà aggiornare gli interventi ammessi, l’entità del supporto e i contingenti di spesa.

Un aspetto interessante relativamente alla pubblica amministrazione è la possibilità di presentare la domanda per l’accesso all’incentivo, opzionando i fondi, al momento della definizione del contratto con il fornitore del servizio energetico in presenza di riqualificazione energetica dei sistemi oggetto della domanda. Il contributo viene poi erogato a valle della finalizzazione dell’intervento. Si tratta di una misura pensata per favorire il ricorso alle ESCO e al finanziamento terzi, giudicata a ragione utile per superare i vincoli del patto di stabilità, che si aggiunge alla scadenza standard di 60 giorni dalla realizzazione dell’intervento prevista negli altri casi. La possibilità di richiedere l’incentivo attraverso il fornitore di un contratto di rendimento energetico, di servizio energia o con finanziamento tramite terzi per qualunque misura realizzata è un altro segnale di attenzione alle ESCO e risulta in linea con quanto previsto dalla SEN.

Lo schema di decreto si caratterizza per altri aspetti interessanti, a partire dalla ricerca di schemi innovativi per promuovere modelli di business come l’energy performance contracting, in linea con le indicazione dell’Unione Europea e della direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica, fresca di pubblicazione sulla G.U. europea.

Finalmente, come caldeggiato da FIRE, trovano spazio in un provvedimento nazionale le misure di accompagnamento (informazione, monitoraggio, controlli, ecc.) e la promozione delle diagnosi energetiche e della certificazione, giustamente finalizzate a un risultato utile. Tutte attività che dovrebbero essere coperte da un prelievo pari all’1% dell’incentivo fino a un massimo di 150 euro. Non resta che sperare che tale approccio sia replicato in altri provvedimenti in futuro.

Il decreto prevede un ruolo centrale per il GSE (soggetto attuatore) e l’ENEA (per le attività di analisi tecnica delle domande e di verifica sul campo). L’Autorità per l’energia elettrica e il gas è coinvolta nella messa a punto del contratto tipo da stipulare fra il soggetto proponente e il GSE e in altri adempimenti propri del regolatore. Sono previste anche mansioni per la Consip e il CTI su aspetti specifici. Anche in questo caso, come per i certificati bianchi, si cerca di attivare diverse istituzioni per sfruttarne i punti di forza, confidando in una sinergia che produca effetti positivi per il sistema Paese.

Non resta dunque che prepararsi a sfruttare questa nuova opportunità, in attesa che esca il decreto sui certificati bianchi in fase di concertazione fra MiSE e Ministero dell’Ambiente e prossimo all’invio alla Conferenza Unificata. Il quadro è vantaggioso e offre uno stimolo in più a investire nell’efficienza energetica.

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