Il piano del Governo per l’Energia ha per capisaldi l’espansione della produzione petrolifera nazionale e la riduzione dei provvedimenti di stimolo alle energie rinnovabili. Le scelte effettuate nel piano sono tecnicamente e strategicamente sbagliate. A dirlo gli studiosi di Aspo, l’associazione per la ricerca sul picco del petrolio, che hanno fatto avere a Qualenergia.it questa nota:

Il piano sostiene che lo sviluppo dello sfruttamento petrolifero porterà dal 7% al 20% il contributo delle risorse nazionali ai nostri consumi, trascurando tuttavia di specificare per quanti anni questo sarà possibile. Secondo le stime Aspo, date le riserve riportate da diverse fonti, un tale livello di produzione ci porterebbe ad esaurirle interamente in 13 anni nelle condizioni più favorevoli; ma più realisticamente in 4-5 anni.

Il rapporto costi-benefici di questa strategia si rivelerà disastroso. Vanno infatti considerati gli immensi costi ambientali in un territorio già degradato e aggredito dagli usi distruttivi che ne facciamo (e che ci collocano fra i Paesi a maggior consumo di suolo al mondo in termini di degradazione del territorio) e quelli relativi alle emissioni inquinanti e ai gas serra.

Il Governo intende inoltre ridurre gli incentivi per la nascente industria delle rinnovabili i cui effetti positivi sono evidenti e molto più duraturi. Abbiamo raggiunto risultati di tutto rilievo con 20 TWh di produzione elettrica da eolico e fotovoltaico nel 2011, anche se siamo stati costretti a usare materiali e tecnologie non nazionali in un Paese che aveva iniziato prima di altri a occuparsi di questo tema, e che al tempo non ha saputo perseguire l’obiettivo per mancanza di strategia e di capacità di visione.

Ci rendiamo conto dell’estrema drammaticità della situazione economica e della necessità di trovare strategie in grado di produrre anche risultati immediati, ma ora il rischio è di tornare indietro regalando alle prossime generazioni un autentico incubo energetico. Come scienziati e tecnici non legati ad alcuna organizzazione politica, siamo obbligati a constatare che l’azione del Governo non è sufficientemente lungimirante.

Ci troviamo di fronte a una drammatica situazione che vede l’aggravarsi dei problemi climatici e un plateau della produzione petrolifera non superabile tramite il petrolio da scisti o il fracking. Occorre spostarsi verso una quota crescente di rinnovabili per mitigare l’azione distruttiva che i nostri consumi di fossili hanno sul Pianeta, e mirare a uno sviluppo che, se condotto correttamente, è l’unico compatibile con la sopravvivenza di un sistema economico evoluto e, in ultima istanza, della nostra società.