(Articolo pubblicato sul numero 2-2012 della rivista bimestrale Qualenergia, potete scaricarlo in pdf a questo link; si tratta dell’introduzione per il volume “Reinventare il fuoco” di prossima uscita per i tipi di Edizioni Ambiente nella collana Kyoto Books)

Riuscite a immaginare uno scenario senza i cambiamenti climatici, senza le fuoriuscite di petrolio o gli incidenti nelle miniere di carbone, senza l’aria inquinata e senza che la natura selvaggia venga spazzata via? Uno scenario senza povertà energetica, senza guerre per il petrolio, tirannie o attacchi terroristici. Niente che possa esaurirsi, niente per cui preoccuparsi. Riuscite a immaginare un’energia abbondante e affidabile, per tutti, per sempre? Un mondo simile, più ricco, più giusto, più fresco e più sicuro è possibile, e abitarci fa anche guadagnare denaro – perché risparmiare e sostituire i combustibili fossili funziona meglio e costa meno che comprarli e bruciarli. Abbiamo solo bisogno di accendere un nuovo fuoco.

Quello vecchio ha accompagnato i nostri progenitori negli ultimi milioni di anni. Mentre i ghiacciai si ritiravano lasciando spazio ai mammut, i primi umani, ricoperti di ispide pellicce, si riscaldavano e cucinavano bruciando legni secchi. In seguito, qualcuno iniziò a raccattare pezzi di carbone o a raccogliere il petrolio che filtrava in superficie. 2.400 anni fa, in quella che oggi è la Cina, qualcuno estrasse dalle profondità del sottosuolo gas naturale e altri idrocarburi liquidi e si servì del bamboo per trasportarli. Praticamente tutta l’energia usata dagli esseri umani proveniva dal sole, dal legno, dal vento, dall’acqua, dallo sfruttamento degli animali e degli schiavi. La vita era dura, breve, il freddo durante l’inverno terribile e le notti buie.  A vari livelli, metà della popolazione del Pianeta vive ancora in questo mondo medioevale. Un miliardo e mezzo di persone non ha accesso all’elettricità; abitano le zone buie che compaiono nelle fotografie scattate dai satelliti. Tre miliardi cuociono il cibo con legna, sterco o carbone.

Negli ultimi due secoli, però, i combustibili fossili hanno rivoluzionato completamente le vite di quattro miliardi di persone. Se il fuoco ci ha resi umani, e se l’agricoltura ci ha permesso di costruire le città e gli Stati, è grazie ai combustibili fossili che siamo diventati moderni. Se in passato spesso occorreva rovistare tra i rifiuti per trovare qualcosa da bruciare, oggi l’energia è una materia prima distribuita in modo capillare e ininterrotto da specialisti che si servono di calcoli esoterici e di macchinari colossali nell’ambito di quella che è l’industria più vasta del Pianeta. Questa industria, senza che la maggior parte di noi ne sia consapevole, è diventata enormemente abile e potente. Ha esplorato le profondità del sottosuolo, sulla terra ferma e negli oceani. Ha spianato le montagne. Produce senza problemi sofisticati vettori energetici come la benzina, il gasolio, i carburanti per i jet, il gas naturale, e distribuisce l’elettricità alle nostre case, alle nostre automobili e alle nostre fabbriche. È la base del nostro benessere, il fondamento della nostra forza, l’invisibile motore della vita moderna. Quando guidiamo un’automobile, premiamo un interruttore o riscaldiamo una casa ci serviamo della sua potenza, della sua economicità, della sua versatilità e della sua affidabilità. Senza i combustibili fossili, ci troveremmo catapultati in quello stato di continua lotta per l’esistenza in cui si dibattono ogni giorno i più poveri del Pianeta.

Tuttavia, il magico elisir che ha permesso alla nostra civiltà di ampliare e migliorare la vita di miliardi di persone, ha anche cominciato, seppure in maniera subdola, a rendere le nostre vite più insicure, più costose, più pericolose per noi e per l’ambiente in cui viviamo. Impone costi e rischi crescenti che erodono, e in molti casi eccedono, i benefici. Causa l’asma ai nostri bambini e riempie di mercurio il tonno che finisce sulle nostre tavole. Basta un incidente e intere economie possono vacillare. Il suo potere e la sua ricchezza corrompono i politici e impongono decisioni ai Governi. Causa gran parte delle tensioni che affliggono il Pianeta, sostiene dittatori e fomenta guerre. Sta alterando la composizione chimica della nostra atmosfera a una velocità mai registrata negli ultimi 60 milioni di anni.

In poche parole, i combustibili fossili stanno minando quella sicurezza che hanno contribuito a costruire. I leader militari, che tra i risk manager sono quelli con la visione a più lungo termine, sono assai preoccupati. Nel febbraio del 2010, l’articolo principale dello Joint Force Quarterly, il quadrimestrale dello Joint Chiefs of Staff, cominciava con queste parole: «L’energia è la linfa vitale delle società moderne e il pilastro della prosperità degli Stati Uniti. Nello stesso tempo, è una delle cause di instabilità globale, conflitti, inquinamento e rischi. Molte delle peggiori minacce alla sicurezza nazionale sono intrecciate con la questione energetica, e includono le interruzioni alle forniture di petrolio, il terrorismo finanziato dal petrolio, i conflitti e le instabilità generate dal petrolio, la proliferazione nucleare, le vulnerabilità alle infrastrutture nazionali più importanti e il cambiamento climatico (che cambia a sua volta ogni cosa)». Un anno dopo, il capo dello Stato maggiore ha invocato uno sforzo energico per la prosperità e la sicurezza – sforzo che il Pentagono sta guidando con vigore crescente.

Sul sistema energetico globale pesa poi un’altra minaccia. È infatti certo che i combustibili fossili si esauriranno, dal punto di vista fisico e da quello economico. Solo la tempistica è incerta. Nonostante progressi tecnologici semplicemente prodigiosi nei settori della ricerca e dell’estrazione – i geologi hanno a disposizione l’equivalente digitale della vista a raggi X – la Terra è sempre rotonda e non sta diventando più grande. Il “petrolio facile” sta finendo rapidamente, ed è concentrato in sempre meno Paesi; il “carbone facile” rimarrà tale solo per pochi decenni; gli enormi depositi di gas naturale statunitensi, intrappolati in dense rocce di scisto, sono in realtà contenuti in bolle più piccole di un capello umano. Via via che gli economisti (e anche alcuni geologi) iniziano a rendersi conto che i dati sulle riserve di petrolio sono stati ampiamente fraintesi (e in alcuni casi sono stati anche manipolati), cambiano le idee sulla presunta abbondanza dei combustibili fossili. Alla fine del 2010, l’International Energy Agency ha dichiarato che la produzione di petrolio ha raggiunto il picco nel 2006; lo Joint Force Command del Pentagono ha affermato che il margine di capacità inutilizzata potrebbe esaurirsi nel 2012 e ha auspicato che l’esercito riesca ad affrancarsi dal petrolio entro il 2040. Lo stesso vale per il carbone, di cui per lungo tempo non ci si è curati perché si riteneva che le riserve fossero ancora molto abbondanti. Sia dalla prospettiva della geologia, dell’affidabilità o della sicurezza sia da quella degli effetti collaterali, l’Età dei combustibili fossili è stata un battito di ciglia nella storia dell’umanità.

La festa sta per finire. È giunto il momento per qualcosa di assolutamente diverso. A cosa potrebbe assomigliare il nuovo fuoco? Quello vecchio veniva estratto dal sottosuolo, il nuovo fluisce dal cielo. Il vecchio era locale, quello nuovo è dappertutto. Il vecchio era effimero, il nuovo è eterno. Fatta eccezione per quel poco di biocarburanti, biogas e biomasse – tutti prodotti in modi sostenibili e durevoli – il nuovo fuoco non brucia, e fornisce tutti i servizi e i vantaggi del vecchio senza alcuna fiamma. Tutto questo può intimidire. Eppure, nelle parole pronunciate nel 1965 da John Gardner, repubblicano e Segretario per la salute, l’educazione e il welfare nel Governo di Lyndon Johnson, «abbiamo di fronte alcune opportunità straordinarie, camuffate da problemi insolubili». I problemi legati ai combustibili fossili non sono inevitabili, né dal punto di vista economico né da quello tecnologico. Possiamo risolverli in modi che tendono a far diminuire i costi dell’energia, dato che il progresso tecnologico ha reso obsoleti gli idrocarburi.

Si stima che il 78% di tutte le attività umane sia alimentato bruciando i resti decomposti sul fondo di antiche paludi. Per fortuna, oggi disponiamo di alternative più moderne che succhiare e bruciare fanghi vecchi centinaia di milioni di anni. La stessa ingegnosità e lo stesso spirito imprenditoriale che adesso stanno grattando il fondo del barile in tutto il Pianeta possono ora dare energia e migliorare le vite di miliardi di individui, senza costi aggiuntivi e addirittura con profitti. In effetti, il nuovo fuoco arricchirà le nostre società con un flusso di svariati miliardi di dollari. Reinventare il fuoco (l’ultimo libro di Lovins, ndr) spiega come fare – e spiega come potete fare per partecipare alla corsa. In realtà, questa non è una storia di energia e di paura ma di energia e speranza; non di vincoli e imposizioni ma di scelte e di imprese; non di pericoli e di povertà ma di sicurezza e di creazione di ricchezza.

Il nuovo fuoco combina due elementi: usa l’energia in modo molto efficiente, e ricava questa energia da una moltitudine di fonti rinnovabili e disperse. La transizione all’efficienza e alle rinnovabili, già in atto e in costante accelerazione, non riguarda solo il vecchio “cosa” (le tecnologie) e il vecchio “come” (le politiche pubbliche). Le tecnologie e le politiche esistenti vanno adattate, quelle che stanno emergendo vanno affinate, quelle che arriveranno dovranno essere sviluppate. Ma si tratta ancora di metà della storia. L’attuale transizione energetica riguarda sempre di più il nuovo “cosa” (la progettazione integrata, che combina le tecnologie in modalità nuove e inaspettate) e il nuovo “come” (nuovi modelli di business e di strategie competitive).

In ognuno di questi settori si stanno accumulando innovazioni importanti, che produrranno la più grande ondata di opportunità mai verificatasi, con effetti pervasivi come quelli generati dall’Età dell’informazione ma ancora più profondi. Considerati assieme, i quattro componenti della trasformazione energetica producono effetti più ampi di quelli che avrebbero se presi singolarmente. Assieme, come vedremo, possono creare la più grande opportunità di sempre per il mondo del business. L’umanità è nel mezzo della più grande trasformazione infrastrutturale mai verificatasi, risultante dalla fusione delle tecnologie per l’informazione con il settore dell’energia, oltre che dalla combinazione di trasformazioni tecnologiche e sociali. Tutto ciò provoca raffiche di sconvolgimenti, e i prossimi dieci anni saranno quelli in cui verranno formulate le scommesse più azzardate, in cui si porranno le basi per la loro riuscita e in cui si darà avvio alla trasformazione di metà del XXI secolo.

Il Business-As-Usual non è più un’opzione: stanno cambiando troppe cose, e stanno cambiando troppo in fretta. Siamo già nella nuova era dell’energia: il nostro sguardo deve diventare più acuto, la nostra capacità di comprensione più profonda. Dobbiamo pianificare con più umiltà e agire con più coraggio. Reinventare il fuoco spiega come possiamo beneficiare del passaggio al nuovo fuoco, mostra come possiamo accelerare la transizione e integrarla con il sistema esistente, e illustra come guidarla su percorsi redditizi e sicuri. La trasformazione non sarà facile, ma sarà molto meglio che non fare niente. Assieme a grandi opportunità, ci saranno grandi incertezze, grandi rischi e grandi pericoli. I leader del mondo degli affari farebbero bene a considerare queste domande:
• il loro settore di affari può funzionare senza petrolio, e con un preavviso di qualche giorno o settimana?
• che cosa succederebbe alla loro azienda se le luci non si accendessero, e non in un lontano futuro, ma domani mattina o l’anno prossimo?
• comprendono le implicazioni per la loro società, per i loro clienti e per i loro fornitori di energia a prezzi molto alti (e molto volatili)?
• cosa possono fare per eliminare i costi operativi per l’energia, prima che lo facciano i loro concorrenti?
• quale fetta della torta della nuova economia intendono mangiare, considerato che si tratta di una torta da svariate migliaia di miliardi di dollari?

Non si tratta di questioni fantasiose: riflettono sia le opportunità descritte da Reinventare il fuoco sia i rischi che crescono ogni giorno che lasciamo passare senza agire. L’audacia nel giudizio è un’opportunità e una responsabilità per ogni leader che disponga delle risorse e dell’immaginazione necessaria a usarle. E adesso non abbiamo bisogno solo di capacità manageriali ma soprattutto di leadership. Un sistema energetico sta morendo e un altro sta lottando per emergere. Nel mezzo di una simile tempesta, stare immobili sembra la cosa più semplice. Ci sono sempre molte ragioni ingannevoli per non cambiare.

Come ha scritto T.S. Eliot «fra l’idea / e la realtà / fra il movimento / e l’atto / cade l’Ombra». Tuttavia, il terreno di gioco sta cambiando, e non è più possibile stare fermi. Senza dubbio, tra il sistema energetico attuale e quello futuro si aprono spazi in cui sarà possibile perdere o accumulare immense fortune. Tra dieci anni, quando i vostri azionisti vi chiederanno cosa avete fatto per vincere la sfida energetica, cosa risponderete? E cosa risponderete ai vostri nipoti, quando vi rivolgeranno la stessa domanda tra quarant’anni? E mentre lavorate, quale tasso di sconto applicate al futuro dei vostri nipoti? I miei colleghi e io speriamo che Reinventare il fuoco possa aiutarvi a guidare, supportare, ispirare e accelerare la soluzione energetica di cui tutti noi abbiamo bisogno e da cui tutti noi trarremo beneficio.