Prestigiacomo e l’impegno italiano sul clima: “Sì, ma…”

  • 7 Ottobre 2011

L'Italia è disponibile a prolungare il Protocollo di Kyoto sul riscaldamento globale oltre la data del 2012 ma solo a determinate condizioni: un accordo dalla vita breve e sottoscritto da tutti. L'incontro di ieri pomeriggio tra la ministra dell'Ambiente e la commissaria europea per il Clima, Connie Hedegaard.

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L’Italia è disponibile a prolungare il Protocollo di Kyoto sul riscaldamento globale oltre la data del 2012 ma solo a determinate condizioni: un accordo dalla vita breve e sottoscritto da tutti. Questo è quanto ha detto ieri pomeriggio la ministra dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo alla commissaria europea per il Clima, Connie Hedegaard.


Insomma, l’Italia sembra continuare a tirarsi indietro di fronte a un aumento unilaterale e incondizionato dell’obiettivo sulla CO2  – quel meno 30% rispetto ai livelli del 1990 di cui, secondo la scienza, l’Europa dovrebbe ridurre le emissioni affichè ci siano buone possibilità di evitare gli effetti peggiori del global warming – e storcere il naso di fronte ad un accordo che non impegni anche le potenze emergenti.


“ L’Italia – si legge infatti nel comunicato ufficiale – invita a considerare che l’impegno sul clima è efficace solo se è globale, quindi con l’adesione di tutti i paesi, a partire da Cina, Usa, Giappone, Russia, India etc. L’Italia, è disponibile a considerare un eventuale prolungamento del protocollo solo a determinate condizioni: che abbia una scadenza al 2017; che ci sia un impegno delle altre economie alla riduzione delle emissioni”


Nel corso dell’incontro si è discusso anche delle conseguenze della prossima applicazione all’aviazione civile della direttiva “emission trading”: anche qui il nostro governo non approva completamente la misura, che lederebbe alcuni interessi.


Il Ministro Prestigiacomo ha ribadito che “anche tale settore deve contribuire all’impegno per la riduzione delle emissioni, ma ha anche rilevato come tale normativa sia penalizzante per i vettori che hanno prevalentemente rotte a medio e breve raggio, come l’Alitalia. Rispetto a chi assicura prevalentemente tratte a lungo raggio, le compagnie con rotte più brevi sarebbero penalizzante economicamente e questo si tradurrebbe in un danno ed in un gap di competitività per la nostra compagnia nazionale che peraltro sta uscendo da una complessa fase di ristrutturazione. Inoltre tale aumento dei costi si tradurrebbe in un inevitabile incremento dei prezzi per i passeggeri.”

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