Il fotovoltaico nel nostro paese ha superato i 10,7 GW di potenza installata e la crescita continuerà nei prossimi anni. Un boom che ha diversi impatti sul sistema elettrico: dal prezzo dell’energia alla necessità di adeguare le reti. Ne abbiamo parlato con il professor Arturo Lorenzoni del Dipartimento di Ingegneria elettronica dell’Università di Padova, uno dei ricercatori italiani più attivi sull’argomento.

Professor Lorenzoni, il fotovoltaico in Italia è arrivato oltre i 10,8 GW di potenza cumulata e probabilmente supererà i 12 GW entro fine anno. Pesa già per il 3% del mix elettrico italiano e in un anno questa quota potrebbe arrivare oltre il 5%. Che sfide pone al sistema elettrico uno sviluppo così impetuoso?

Il fotovoltaico ha avuto una crescita superiore alle aspettative. Ci sono dei problemi che si sono manifestati già lo scorso agosto. Quando la domanda è bassa, con 10 GW di fotovoltaico sommati a oltre 5 GW di eolico e all’idroelettrico fluente, si superano i valori minimi di carico. Questo porta a problemi di gestione della rete, come l’incapacità di coprire le rampe (scostamenti temporanei tra produzione e domanda, ndr) con gli impianti termoelettrici, che non possono essere accesi o spenti come un interruttore della luce.

Che bisognerà fare?

Si dovrà cominciare a pompare negli impianti idroelettrici (per accumulare l’energia in eccesso, ndr) anche di giorno. Fondamentale  sarà investire nelle reti e nei sistemi di accumulo. Il vero vincolo allo sviluppo del FV non è nei costi di investimento o nella capacità di trovare finanziamenti, ma che il sistema si adegui per ricevere capacità maggiori delle attuali. Adeguare la rete è dunque il problema più urgente, il rischio è quello di avere potenze che non riusciremo a far produrre.

Una sfida non facile …

L’accumulo elettrochimico ha dei costi alti, quello tramite pompaggio idroelettrico richiede pure grossi investimenti e tempi di realizzazione lunghi. Quello che il sistema si deve accollare è uno sforzo ingente, ma non ci sono alternative per poter sviluppare una fonte intermittente come il fotovoltaico.
Un argomento caldo nel dibattito attorno al fotovoltaico è quello del suo impatto sui prezzi dell’elettricità. Il peso in bolletta dei costi per l’incentivazione è crescente … Per quel che riguarda il discorso del prelievo sulla componente A3 della bolletta, per ora siamo ancora a livelli abbastanza bassi, circa 2 miliardi di euro all’anno. Con la crescita prevista il peso salirà, fino a stabilizzarsi verso il 2016 attorno ai 6,5 miliardi l’anno: per gli incentivi al fotovoltaico andranno cioè 2 centesimi di euro per ogni chilovattora. Un prelievo importante, ma va ricordato che in Germania ora sono già a 3,5 cent/kWh.

Paragoni a parte, il peso resta notevole: è giustificato dai benefici che la nuova potenza può dare al sistema elettrico?

A mio avviso sì, sono soldi ben spesi. Il conto, sotto forma di spese di incentivazione, si pagherà nei prossimi 20 anni, ma i risultati si raccolgono già da adesso. Abbiamo già ora la potenza – già oltre 10,8 GW – abbiamo una nuova industria, ma dobbiamo ancora pagare il conto. I 10,7 GW installati sono almeno 35 miliardi di euro, di cui 3,5 di IVA, contro i circa 2 miliardi di premi pagati finora. Hanno lavorato gli impiantisti, hanno lavorato le banche, ha lavorato la ricerca, hanno lavorato i giovani. Frenare gli appetiti è un obbligo del decisore pubblico, ma nel fotovoltaico i risultati ci sono.

I consumatori e le industrie, in particolare, però si lamentano dei costi dell’energia, dandone la colpa anche agli incentivi per il fotovoltaico …

Va ricordato che per chi fa un impianto c’è la possibilità di avere la fornitura elettrica ai prezzi più bassi d’Europa, a livello di impresa e di cittadini. L’idea che in Italia l’energia elettrica sia cara non è corretta: può essere economicissima. Il conto energia non è un onere: è un trasferimento da tutti ad alcuni consumatori.

Secondo alcuni studi, il contributo crescente del fotovoltaico, fornendo elettricità a basso prezzo nelle fasce orarie di maggior richiesta, contribuirebbe addirittura ad abbassare il prezzo dell’elettricità all’ingrosso (Qualenergia.it, Se le rinnovabili tagliano il prezzo dell’elettricità, ndr). Cosa ne pensa?

Non è detto. L’effetto sul prezzo Ipex è difficile da valutare: scendendo la capacità di punta (il prezzo nelle ore di massima richiesta, ndr) i produttori agiscono aumentando i prezzi nelle altre fasce: per mantenere fissi i guadagni, modificano le loro modalità di offerta. Va poi detto che la riduzione delle ore di funzionamento degli impianti termoelettrici rappresenta un onere per gli operatori, che hanno una maggiore incidenza dei costi fissi sulla produzione. Cioè, anche se si risparmia in termini di combustibili ed emissioni, i costi fissi dei cicli combinati fatti nell’ultimo decennio vanno pagati, sono un costo per il sistema paese. Quindi, valutare l’effetto netto della produzione da fotovoltaico sulla riduzione dei prezzi è molto complicato, gli studi diffusi finora non mi convincono; Erse sta lavorando ad un modello.