Nel trambusto delle ultime modifiche alla manovra la questione è stata trascurata, nonostante sia importantissima per molti. Stiamo parlando del futuro (e come vedremo, forse anche del presente …) dell’incentivo che finora ha fatto di più per l’efficienza energetica e le rinnovabili termiche nel nostro paese: le detrazioni fiscali del 55%. Al momento ancora non è dato sapere che ne sarà di questa misura da qui a 3 mesi. Le ipotesi sono diverse, in contraddizione tra loro e alcune decisamente preoccupanti per il settore e i consumatori: come quella che un taglio retroattivo possa colpire i rimborsi per le spese già effettuate.


Come sappiamo, dal 1° gennaio 2012, stando a quanto previsto dal cosiddetto Decreto rinnovabili (28/2011), le detrazioni del 55% dovrebbero essere sostituite da nuovo sistema di incentivi per le rinnovabili termiche e piccoli interventi di efficientamento. Un premio che sia proporzionale all’energia che questi lavori fanno risparmiare, cioè una sorta di conto energia (si veda Qualenergia.it).


Un sistema di cui però ancora non si sa quasi nulla. I decreti attuativi che dovrebbero definirlo sono attesi per la fine di settembre, ma si dubita che arrivino in tempo. “Anche a causa della sfortunata coincidenza temporale con la manovra, non credo che si riuscirà a definire il nuovo sistema in tempo”, spiega a Qualenergia.it Giampaolo Valentini, che all’Enea è responsabile proprio della gestione delle detrazioni del 55%. “Al momento è difficile dire cosa ci sarà al posto del 55% da gennaio: io credo che se non arriveranno i nuovi incentivi, lo si rimpiazzerà con una detrazione di minore entità”.


Segnali che facevano sperare in una proroga dell’incentivo erano stati lanciati dal Ministero per lo Sviluppo economico nei giorni scorsi: “Il Governo sta lavorando per mantenere la detrazione del 55% sugli interventi di riqualificazione energetica degli edifici, una misura che ha generato molto lavoro e ha fatto emergere tanto sommerso e che è costata all’erario solo 300 milioni di euro”, dichiarava il sottosegretario Stefano Saglia il 29 agosto.


A favore di una “stabilizzazione” delle detrazioni fiscali del 55% sulle riqualificazioni energetiche degli edifici e del 36% sulle ristrutturazioni edilizie, la settimana scorsa si è poi espressa anche la Commissione Bilancio del Senato. Un giudizio espresso nel valutare l’anticipazione (rispetto a quanto previsto dalla manovra di luglio) dei tagli lineari alle detrazioni fiscali contenuto nella manovra bis (d.l. 113/2011): tagli per tutte le detrazioni fiscali (dunque 55% e 36% compresi) del 5% dal 2012 e del 20% dal 2013 (riduzioni che non ci sarebbero solo nel caso lo Stato vari, entro il 30 settembre 2012, una riforma fiscale in grado di produrre un risparmio non inferiore a 4 miliardi di euro per il 2012 e di 20 miliardi di euro per il 2013).


Questi tagli, osserva la commissione Bilancio, “oltre a determinare una riduzione degli interventi agevolati e, quindi, delle entrate, rischierebbero di colpire uno dei pochi settori che ha reagito positivamente alle politiche di sostegno, seppure in un quadro di incertezza delle prospettive e discontinuità”, pertanto, l’ordine del giorno approva le riduzioni anticipate “esclusivamente nel quadro di una stabilizzazione normativa delle detrazioni per fini energetici, di restauro, risanamento e ristrutturazione edilizia”.


Il 55% e il 36% (teoricamente in scadenza rispettivamente a gennaio 2011 e gennaio 2012) potrebbero quindi essere prorogati, salvo venire ridotti del 5% al 2012 e del 20% al 2013.


Resta però un eventualità inquietante: non è infatti ancora chiaro se il taglio dei bonus è da intendersi come una riduzione di detrazioni emanate a partire dal 2012 oppure come mancata restituzione sulle tasse per tutti i contribuenti attualmente in regime di godimento delle detrazioni. Dai conti fatti dal Governo su quanto i tagli dovrebbero rendere sembra proprio che la misura sia stata studiata per essere applicata retroattivamente (si vedano i calcoli fatti da Edilportale).


Se così fosse la misura toccherebbe anche chi ha effettuato i lavori negli scorsi anni. Cosa che suscita molti dubbi. “Sarebbe in palese contraddizione con il principio di non-retroattività sancito nello Statuto dei diritti del contribuente”, fa notare Valentini.


“La cosa avrebbe dell’incredibile – commenta a Qualenergia.it, Flavio Scagnetti di Confartigianato Veneto – ma effettivamente non è specificato se i tagli abbiano o meno effetto retroattivo”. Incredulità anche nelle parole di Federico Musazzi, presidente di Assotermica: “Ad oggi c’è ancora molta confusione, ma che i tagli possano avere effetto retroattivo mi sembrerebbe strano. Sarebbe drammatico”.  Solo nei prossimi giorni si potranno sciogliere i dubbi.