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Nucleare e rinnovabili, convivenza impossibile

L'Europa può arrivare al 68% di rinnovabili sul mix elettrico al 2030 ma perché ciò accada bisogna eliminare carbone e nucleare, troppo poco flessibili. Diversamente si sprecherebbe elettricità per 32 miliardi l'anno. È la "battaglia delle reti" descritta in un nuovo studio di Greenpeace International.

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Nucleare e rinnovabili non sono compatibili. Occorre fare una scelta se si vuole decarbonizzare rapidamente il sistema energetico. Il conflitto si gioca non solo sulle risorse economiche da investire, ma sulla stessa concezione del sistema elettrico e sull’accesso alla rete. L’atomo, e anche il carbone, hanno infatti una produzione troppo poco flessibile: se conservassero il ruolo attuale nel mix elettrico in parallelo a uno sviluppo delle rinnovabili, al 2030 a livello europeo, si sprecherebbe energia per 32 miliardi di euro l’anno. Si intitola appunto “Battle of the grids“, la battaglia delle reti, l’ultimo studio di Greenpeace sul futuro dell’elettricità in Europa (vedi allegato, in basso). Nel vecchio continente, si spiega, si può coprire con le rinnovabili il 68% fabbisogno elettrico al 2030 e il 99,5% al 2050. Perché ciò accada però occorre innanzitutto che il nucleare e carbone perdano l’accesso prioritario alle reti e che questo venga dato alle fonti pulite.


L’atomo e le centrali termoelettriche a carbone attualmente coprono il carico base del sistema, cioè lavorano quasi sempre alla massima capacità, qualsiasi sia la domanda di elettricità del momento. Quando questa è bassa l’energia va sprecata, quando è alta serve un aiuto da altre fonti, come il gas. Gli impianti nucleari e a carbone, si spiega, non possono essere spenti nei giorni ventosi, mentre le turbine eoliche vengono fatte fermare quando la domanda di elettricità è troppo bassa rispetto alla produzione per evitare sovraccarichi della rete.


Un conflitto, quello tra rinnovabili, spesso intermittenti e aleatorie, e fonti poco modulabili come il nucleare che in aree come il nord della Spagna e la Germania è già emerso chiaramente con il calo della domanda associato alla crisi economica (Qualenergia.it, Il fotovoltaico inizia a cambiare il sistema energetico). “Se l’Europa continua a sostenere atomo e carbone assieme alle rinnovabili questi conflitti saranno sempre più frequenti – chirisce il report – creando una rete sovraccarica e inefficiente”.


La visione presentata in “Battle of the grids” riprende e rafforza un altro studio dell’associazione ambientalista in cui si dimostrava la fattibilità e la convenienza di soddisfare con le rinnovabili la quasi totalità del fabbisogno elettrico europeo (97%) al 2050, Energy [R]evolution (Qualenergia.it, L’evoluzione del sistema energetico). Per realizzare scenari del genere, si approfondisce nel nuovo report, centrali a carbone e nucleare andrebbero mandate in pensione per il 90% entro il 2030, per cessare completamente di funzionare entro il 2050. Il ruolo di backup di eolico e solare sarà svolto dal gas, sostituito progressivamente entro il 2050 da fonti rinnovabili non aleatoree come biomasse, geotermia, idroelettrico e solare a concentrazione (nell’immagine sotto il mix elettrico proposto al 2050)



Centrale in questo scenario ovviamente è la rete intelligente, capace di coordinare l’energia discontinua e da generazione distribuita delle varie fonti pulite, di gestire in maniera efficiente la domanda e di trasportare con perdite minime l’elettricità di impianti lontani dai centri di consumo, come le turbine eoliche in mare. Da qui al 2030 per soddisfare il 68% del fabbisogno energetico con le rinnovabili, servirebbero 70 miliardi di euro di investimenti nelle reti, l’1% della bolletta complessiva.


Dal 2030 al 2050 il sistema elettrico europeo potrebbe scegliere invece due strade diverse: se si sceglie di puntare di più su tecnologie geograficamente lontane come il solare termodinamico dal Nord Africa, i costi di produzione dell’elettricità sarebbero minori, ma servirebbero più investimenti nella rete (581 miliardi di euro dal 2030 al 2050); se invece si privilegiasse la produzione vicino ai centri di consumo, il prezzo per adeguare la rete sarebbe minore (74 miliardi dal 2030 al 2050), ma aumenterebbe quello per la produzione.


Dunque, con una rete intelligente e fonti rinnovabili non c’è posto per carbone e nucleare. Anche se evoluzioni tecnologiche riuscissero a rendere modulabile la produzione da queste fonti, con lo sviluppo delle rinnovabili previsto questi impianti dovrebbero restare spenti per il 46% del tempo, rendendo l’investimento in una centrale nucleare economicamente insostenibile. Se invece il ruolo di atomo e carbone nel mix elettrico restasse invariato al 2030 gli impianti a rinnovabili dovrebbero essere fermati molto spesso, causando una perdita stimata in 32 miliardi di euro l’anno. Una convivenza decisamente troppo difficile e dannosa per entrambi . Forse già in questo decennio si decideranno le sorti future di questi due modi di produrre energia.

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